Tutto quello che non abbiamo mai chiesto sulla frutta sotto spirito (per paura della risposta)

Troppo buona: tapparsi le orecchie e dire "non lo voglio sapere!", o continuare a leggere e - forse - ricevere qualche buona notizia?

Close-Up Of Canned Peaches In Jar
Zhao Tianyang / EyeEmGetty Images

Ha quel gusto un po’ rétro di visita a casa della zia, allo stesso tempo lo sprint dell’alcol che fa passare le prugne per un concetto all’avanguardia. La frutta sotto spirito è un evergreen che si rinnova e cambia con i tempi perché cambiando l’ordine dei fattori, in questo caso il risultato è sempre diverso, eccome. La frutta sotto spirito, nata in tempi antichissimi come metodo di conservazione per gustare le ciliegie o le pesche anche d’inverno, ha cambiato funzione ma non è mai passata di moda. Non è più neanche il regalo natalizio quando non sai che regalare, non ha bisogno di nascondersi in uno cioccolatino e non più nemmeno una dolcezza principalmente per donne, perché anche i maschi l’hanno scoperta da quando la si trova in giro anche nella vodka e addirittura nella birra. “Uno dei grandi vantaggi della frutta sotto spirito? Che se viene preparata con alcol a 90° non sviluppa la tossina del botulino”, spiega la biologa nutrizionista Veronica Corsetti, che va dritta oltre il concetto di golosità. “Se la prepariamo in casa, ricordiamo però che la frutta non deve essere molto matura e che è preferibile in piccole dimensioni, per permettere all’alcol di penetrare bene”.


Fare la frutta sotto spirito a casa
permette anche di andare molto oltre quello che si trova in commercio, le cui combinazioni sono quasi sempre standard e la scelta è fra ciliegie, albicocche, uva passa e pere, a volte piccole mele, o mista in macedonia. E non sempre è disponibile immersa in qualcosa che vada oltre la grappa o il brandy. Ma facendocela da soli, ci si scatena. Meglio intanto, scegliere frutta non trattata, biologica, usare barattoli sterilizzati, anche se, come detto, il botulino non ha scampo nell’alcol. La frutta va messa nel barattolo vuoto, e solo dopo si aggiunge l’alcol (a 90° o 95°) o il liquore. Ma prima si deve aggiungere dello zucchero fra uno strato e l’altro e, volendo, spezie per dolci tipo la cannella o la vaniglia. In genere, quando l’alcolico è a gradazione alta, conviene tenere chiuso al buio il barattolo per un paio di mesi, prima di aprirlo e consumare il contenuto. Ma ci sono delle varianti atipiche per cui i tempi sono più brevi, a volte basta anche una notte, perché la gradazione alcolica è più bassa. Qualche esempio di meraviglie che si possono provare: ananas + rum. Cocco + rum. Mango + champagne. Arancia + brandy. Fragole + vodka. Lamponi + champagne. Da svenimento.

Ma veniamo alla parte più seria, quella domanda che non abbiamo mai osato chiedere perché abbiamo paura di sapere la risposta: consumare la frutta sotto spirito fa male? In fondo si tratta di frutta: non dovrebbe fare bene? Insomma, cosa fa al nostro corpo? Intanto, non possiamo illuderci che sia dietetica. Alle calorie della frutta bisogna aggiungere quelle dell’alcolico (un bicchierino piccolo equivale a circa 65 calorie) e dello zucchero (48 per cucchiaino). Ma non è l’unico problema. “Buonissima, ma va consumata con moderazione”, conferma la nutrizionista, “perché oltre allo zucchero ha comunque un tasso alcolico molto alto, per cui è anche sconsigliata con alcune patologie e con i farmaci che non si combinano bene con l’alcol; col passare del tempo l’alcol evapora, certo, ma si concentra lo zucchero”. E per quanto riguarda i principi nutritivi della frutta? Di sicuro, almeno le fibre ci sono ancora, e ben ammorbidite, ma il resto? “Con questo metodo di conservazione, purtroppo molte vitamine vanno perse”, prosegue la dottoressa Corsetti. “È buffo pensare invece che per qualcuno con problemi di gonfiore alla pancia, la frutta sotto spirito risulti più digeribile di quella fresca perché a causa dell’alcol, non fermenta; ma questo non vuol dire che debba rappresentarne un sostituto. La frutta sotto spirito resta una delizia da centellinare. Ma non da eliminare”. E non lo faremo.

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