Se esiste un bicchiere giusto per ogni drink noi stiamo sbagliando tutto

Abbiamo messo sotto torchio due esperte di beverage per sapere, una volta per tutte, come scegliere il bicchiere giusto per il drink giusto.

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Courtesy Photo / Hay

I bicchieri buoni, si chiamavano una volta. Quelli che venivano messi sulla tavola solo durante le occasioni importanti - Natale, Pasqua, ed era già tanto -, spolverati e lavati coscienziosamente, usati con prudenza estrema che per carità si scompagna il servizio, e infine riposti con tutta la delicatezza di cui si era capace. I migliori calici da vino e i migliori bicchieri da acqua che una casa potesse offrire, con corredo di minuterie da amaro che subivano la stessa sorte: sotto chiave per più tempo possibile. C'era qualche raro e lucido mobile bar casalingo, tornato di moda dopo anni di oblio, dove si tenevano pochi bicchieri da whisky con scrupolosa attenzione. Oggi che i negozi di arredo per la casa low cost riempiono gli stipi di casa di bicchieri di ogni tipo, chi ama la caccia ai tesori dei mercatini vintage sa che certe chicche pre-loved sono irresistibili e ingrossa le proprie collezioni di bicchieri. Ma esattamente, quali bicchieri comprare assolutamente e avere in casa per poter far fronte al più ampio beverage range possibile?

Esclusi i basici bicchieri da acqua - misura standard 200 ml, varietà e forme infinite, solitamente in vetro resistente -, in ogni casa non dovrebbero mai mancare bicchieri da vino. E qui si apre la diatriba: calici da vino rosso o da vino bianco? Alti, bassi, stretti, panciuti? Poi, meglio il vetro o il cristallo? "L’argomento apre decisamente un ginepraio. Non è una formula matematica per cui un vino vada per forza in un bicchiere, c’è un mondo di combinazioni che possono essere giuste allo stesso modo: le scelte non sono mai sbagliate, dipende un po’ da cosa si vuole valorizzare e cosa si vuole ottenere", spiega Federica Radice, sommelier del ristorante Due Colombe a Borgonato di Cortefranca, in Franciacorta. "Indicativamente sui vini bianchi per i giovani e freschi va bene il bicchiere tulipano, per il vino bianco più strutturato si utilizzano i borgogna blanc o balloon. Il bicchiere renano, leggermente panciuto sotto poi chiuso in alto, è proprio per un’altra tipologia di vini tipo il Riesling, ma si può usare anche tra i rossi per servire il Syrah. Sul rosso si opta per i borgogna rouge nei vini strutturati, ma come sempre è un’indicazione generica: per un vino di una certa età, tipo un taglio bordolese o un grande sangiovese, il bicchiere da vino rosso sarà ampio ma non rotondo come il balloon, ma quasi ovale, simile al tulipano" spiega Radice. Panico. Cosa fare, arrendersi e comprarli tutti, poi giocare al piccolo mago degli abbinamenti preferiti? Soluzione semplice ma costosa e pure ingombrante. Meglio ragionare per praticità e gusto: investire nei migliori bicchieri da vino diversificando in base alle tipologie potrebbe essere un filino oneroso se stappate sì e no una bottiglia al mese. Una salvezza però c'è: i bicchieri universali. "Sono quelli usati nelle degustazioni, i classici tulipani molto versatili che fanno sviluppare il vino in maniera abbastanza neutra, qualunque esso sia", spiega la sommelier.

Tutto altro discorso per i bicchieri da champagne, dove arriva un colpo di scena: la tanto ammirata e lussuosa coppa è in realtà invisa ai maestri della degustazione, che sostengono abbia delle carenze funzionali in grado di rovinare il sapore della bevanda pétillant par excellence. Non va troppo bene nemmeno con le flûtes, ma almeno questi bicchieri alti e stretti hanno la bontà di mantenere l'effervescenza. Che "crisi delle certezze", abbiamo sempre bevuto lo champagne nel modo sbagliato. Il miglior bicchiere da champagne è in realtà proprio il tulipano, lo stesso bicchiere da vino bianco leggero, perché permette alle bollicine di lavorare sullo sviluppo aromatico del bouquet senza danneggiare il perlage. Una consolazione per fortuna c'è: "La coppa dello champagne caduta in disuso si può utilizzare comunque per gli spumanti dolci aromatici, come il Moscato d’Asti. Per le bollicine, oltre al tulipano sono state inventate anche delle flûtes molto ampie, specifiche per lo champagne, che non fanno perdere il perlage ma permettono di respirare gli aromi e far ossigenare, soprattutto nel caso di champagne millesimati molto invecchiati", racconta Radice. Alla fine, l'investimento nei migliori bicchieri da vino si riduce per furbizia: "Una scelta casalinga facile può comprendere i tulipani universali che vanno bene per la maggior parte di vini, eventualmente dei balloon per i vini che hanno bisogno di più ossigenazione, e infine le flûtes ampie per le bollicine. Con questi tre calici si può coprire la maggior parte dei vini".

Il discorso è simile per i bicchieri da cocktail, definizione decisamente vaga per un universo che più variegato non si potrebbe. Parte dell'estetica di un drink è data dal suo contenitore: basti pensare all'evocativo Martini servito nella coppetta triangolare o alla robustezza del Negroni coadiuvata dal tumbler basso. Ma negli ultimi anni la mixology ha visto apparire anche materiali diversi dal vetro: la copper cup del Moscow Mule progressivamente ha conquistato il suo posto d'onore dietro i banconi dei bar, tra lo stupore di molti appassionati di cocktail che si sono sempre chiesti il perché del suo diverso materiale. "Fondamentalmente non c’è un vero motivo per cui si usa la tazza di rame: uno dei tanti, presumibilmente, è il fatto che il rame insieme al limone reagisca per dare un sapore più acidulo, leggermente più ferroso. Va premesso comunque che noi oggi beviamo la migliore versione migliore possibile dei drink, con il mix migliore degli ingredienti, ghiaccio incluso: ai tempi delle invenzioni dei cocktail non erano proprio così", spiega Marzia Lorenzi, ex barlady di lunga esperienza e drink trainer (colei che ti guida per imparare a bere: esiste un lavoro più soddisfacente?) che chiarisce un punto definitivo: il miglior bicchiere è quello che esalta le caratteristiche di ciò che stiamo bevendo.


Esempio: come scegliere il miglior bicchiere da gin tonic, uno dei drink più versatili di sempre. "Per un gin molto profumato è meglio un bicchiere largo che permetta di avere sempre sotto il naso l’aromaticità. Questo vale anche se si aromatizza il gin tonic con il cetriolo, il rosmarino, le bacche di passion fruit", spiega Lorenzi. "Con un London dry, un gin molto secco, il long drink ha poco profumo e il chinino della tonica la fa da padrone: il bicchiere può essere un semplice tumbler alto. Per quanto riguarda lo spessore del bicchiere, è un gusto personale: io amo quelli molto sottili, ma ci sono persone che preferiscono sentire il peso bicchiere in mano". E per quanto riguarda il miglior bicchiere da Martini, il più evocativo della mixology, perché si usa il piccolo pur sontuoso triangolo rovesciato? La spiegazione è insolitamente salutare: "Il Martini e i tutti i cocktail che vanno in coppetta, come il Cosmopolitan o il Manhattan, hanno una base alcolica abbastanza importante: in teoria andrebbero bevuti in modica quantità. Quando è stato inventato il bicchiere del Martini, si è fatto in modo che l’oliva capitasse davvero al centro del cocktail, per questo la forma. In parte, si racconta anche che le donne avessero un po’ di reticenza a bere il Martini cocktail: all'epoca il gin sporcato di Martini era probabilmente più forte di adesso, per questo si arrangiarono dei cocktail più morbidi, come il Cosmopolitan appunto, che potessero però andare in quelle stesse coppette", puntualizza Lorenzi.

Negli ultimi anni di tendenze food&beverage, anche la birra è entrata di prepotenza nei gusti di tanti. Di conseguenza, i migliori bicchieri da birra sono diventati una ricerca spasmodica degli appassionati, specialmente dopo la progressiva crescita delle birre artigianali. Orientarsi non è immediato, anche i più tenaci frequentatori di pub da vecchia guardia hanno difficoltà a comprendere perché i bicchieri da birra siano così tanti. "In teoria ogni birra ha il suo bicchiere, per una questione aromatica ma anche per il cosiddetto gusto del popolo", specifica la drink trainer. La storia dei singoli paesi di tra(di)zione luppolata ha determinato le numerose tipologie poi codificate per diventare regola. "Gli inglesi hanno la pinta da 50 cl, che ti permette di bere tanta birra e in maniera veloce. In passato non è che si raffreddassero le birre, si tenevano nelle cantine dei pub ed erano birre leggere, quasi lisce, senza bolle. I belgi invece avevano delle birre caldissime, calorosissime e molto aromatiche grazie alle spezie, rifermentate per l’aggiunta di zucchero: usavano bicchieri molto ampi con schiuma molto persistente a filo del bicchiere. I tedeschi invece, con poco luppolo all’interno della birra assieme a orzo e malto, servono birre poco amare in boccali specifici, anche di coccio: in gergo tecnico nelle degustazioni si dice che le birre tedesche sono “verdi”, ovvero hanno sapori più erbacei", chiarisce Lorenzi. "Un tentativo di uniformità è arrivato con l'invenzione del bicchiere universale da birra da parte di Teo Musso, proprietario e fondatore di Baladin, e Kuaska (Lorenzo Dabove), che è esattamente il bicchiere perfetto per sentire al tempo stesso i pregi e i difetti di una birra. In ogni caso, per il servizio impeccabile di una birra bisogna rigorosamente sciacquare il bicchiere, è proprio obbligatorio: la schiuma aderisce molto meglio e il colore si vedrà perfettamente". Il nodo cruciale si scioglie: per scegliere il bicchiere da birra migliore bisogna prima riconoscere i propri gusti e pensare alla propria birra preferita.

Alla fine l'elenco è completo: calici da vino, bicchieri da birra e cocktail, bicchieri extra per i distillati (andate tranquilli sui bassi e larghi, tendenzialmente vanno benissimo per whisky, rum e gin come piace alla Regina Elisabetta). Wishlist pronta ad essere spuntata. Ma come si curano tutti questi meravigliosi contenitori in vetro, metallo, cristallo nel caso dei più preziosi calici da vino? La lavastoviglie passa l'esame in nome della comodità. Attenzione al detergente: no al brillantante, perché è una sostanza che tende ad ingrassare la superficie del bicchiere. Se siete dei puristi del lavaggio a mano, vale la vecchia regola del misurino di aceto di vino aggiunto all'acqua calda e sapone in cui vanno immersi, che aiuta a sciogliere i residui grassi. E per quanto riguarda eliminare il calcare, esistono trucchi di estrema semplicità e buonsenso: "Bisogna sciacquare con cura e asciugare sempre, possibilmente con un tovagliolo di seta, di lino, comunque di materiale naturale. Va bene anche la carta, ma deve essere ruvida per non lasciare peletti sulla superficie del bicchiere. Questa manutenzione è la più indicata per servire la miglior versione del contenuto che vogliamo metterci dentro".

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