Siamo tutti figli dei fiori di sambuco

Perché un fiorellino selvatico così così ha guadagnato tanto fascino e una grande reputazione nel tempo (spoiler: c'entrano dei benefici?)

Strainer with elderflowers on a cup
Westend61Getty Images

I fiori di sambuco non sono i più belli del mondo, né la sua pianta, che può essere un arbusto o un albero, è particolarmente appariscente. Eppure, già solo a nominarli, questi fiori, suscitano qualcosa di fatato, di gentile e misterioso. Si tratta di una pianta di origini millenaria, come l’equiseto, giunte a noi dalla notte dei tempi quasi senza evoluzione. Fa parte della famiglia delle Caprifoliacee e i suoi fiori sono piccolissime e profumate stelline bianche che sbocciano in infiorescenza, ossi a grappolo, in primavera. Il nome ha un suono dolce ed esotico, e in effetti lo è. Gli è stato assegnato dal poeta greco Ibico, vissuto nella Magna Grecia nel VI secolo a.C. perché ne utilizzò il legno per costruire uno strumento musicale chiamato sambykè. Il sambuco, però, è apprezzato sin dall’antichità anche per le sue doti terapeutiche, soprattutto per abbassare la febbre e guarire le infezioni. Di questa pianta si utilizzano sia i fiori che i frutti. Proprio le bacche di sambuco oltre ad avere un buonissimo sapore hanno anche sorprendenti capacità curative. Ma attenzione: si tratta di una pianta tossica, che contiene alcaloidi e cianuro, per cui bisogna usare molta cautela nel mangiarne solo le parti commestibili, ossia fiori e bacche (ma non i semini).

Quali sono quindi i benefici dei fiori di sambuco? Questa pianta vanta delle proprietà davvero utili per il nostro organismo. Il sambuco contiene moltissime vitamine, in particolare la C e la A, e sali minerali. Qualcuno lo considera un vero e proprio integratore anche grazie alla massiccia presenza di flavonoidi. Fiori e bacche di sambuco vengono utilizzata sia come agente rafforzante delle difese immunitarie (molto utile per combattere i mali di stagione, in particolare come antinfluenzale) ma anche per le sue capacità di aumentare la sudorazione. In questo particolare caso, il sambuco ha un doppio effetto benefico visto che la sudorazione ci permette di abbassare la temperatura in caso di febbre, e allo stesso tempo di eliminare le tossine.

Fiori di sambuco, proprietà curative. I fiori di sambuco, così come le bacche, sono diuretici, digestivi e lassativi per la capacità di richiamare acqua nell’intestino, aiutando quindi a conservarne la regolarità. Il sambuco è inoltre un toccasana per la circolazione sanguigna. Ma la cosa più interessante, scoperta grazie a delle ricerche effettuate negli ultimi anni, è stata la proprietà di leggero antibiotico del sambuco. Alcuni ricercatori infatti hanno creato una sorta di antibiotico naturale con un estratto delle bacche di sambuco che riesce a fermare la crescita dei batteri, in particolare contro i batteri che sono responsabili di infezioni delle vie respiratorie.

Fiori di sambuco, come usarli. Il sambuco può essere assunto in molti modi diversi. I frutti si possono mangiare anche freschi oppure si possono trattare per preparare la famosa marmellata di sambuco, dolci e liquori. Le bacche fresca sono un vero e proprio integratore naturale di sali minerali e della preziosissima vitamina A. In commercio esistono anche dei succhi di sambuco puri al 100% che si diluiscono in acqua. Ma esistono anche: l’estratto secco, quello liquido, la tintura madre, bacche, fiori e foglie essiccate. C'è l'imbarazzo della scelta.

Fiori di sambuco, controindicazioni. Come per tutte le cose che vogliamo assimilare, le quantità sono sempre da tenere sotto controllo. In casi di assunzione eccessiva di bacche o di fiori di sambuco può infatti capitare di avere una reazione sgradevole che causa nausea, vomito e dolori addominali. Meglio evitare. Chi invece intende consumare i frutti freschi, magari raccogliendoli da solo dalla pianta, deve verificarne lo stato di maturazione perché anche quelli acerbi possono essere tossici. Ma attenzione, però: raccogliendoli da soli c’è la possibilità di confondere il sambuco con la sua variante velenosa, il Sambucus ebulus. Non è proprio il caso di fare questo esperimento...

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