Mangiare con lentezza vale più di un anno di yoga?

Considerare il nutrimento come una giornata in Spa, o una notte di sesso romantico significa ritrovarsi con la forma fisica che abbiamo sempre sognato.

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Photo by Alev Takil on Unsplash

C’era una volta il fast food, da consumare velocemente perché la vita è breve e non si può perdere tempo a tavola. Poi è arrivato lo slow food (con il suo guru Carlo Petrini) perché mangiare è un piacere e un pasto precipitoso è come fare sesso in tre minuti, contro una notte di passione. A parte le metafore, che mangiare di corsa sia sbagliato, mangiare con ingordigia non necessariamente in un fast food, è risaputo ormai da tempo. Spesso è un segno di stress, si trascorre una giornata pesante e la sera ci si affretta a mangiare come se non ci fosse un domani, precipitosamente e senza concedersi il cibo come una pausa, soccombendo alla fame nervosa, mentre alimentarsi, oltre a essere una necessità, dovrebbe essere un atto d’amore verso se stessi, da mettere alla pari di una giornata in spa, una seduta di massaggio o un pomeriggio da un parrucchiere che ci fa il massaggio della cute. Mangiare dovrebbe essere poetico e gratificante. Ma c’è soprattutto un fattore che dovrebbe spingerci a imparare a mangiare con lentezza, e ce lo spiega una specialista.

Mangiare lentamente ti permette di renderti conto di quanto stai mangiando”, spiega la biologa nutrizionista Giulia Vincenzo, “senza l’effetto aspirapolvere riusciamo quasi a percepire le calorie e i nutrienti che stiamo ingerendo, non rischiamo di rimanere con la sensazione di non aver mangiato praticamente nulla; inoltre, ne beneficia la digestione. La prima fase della digestione avviene in bocca, con la masticazione e con la saliva. Mangiando velocemente si mastica male e di meno, si ingoiano pezzi di cibo più grandi e più sono grandi, più lo stomaco impiega tempo e impegno per smaltirli; di conseguenza si crea una sorta di ingorgo stradale nell’apparato digestivo, e questo comporta gonfiore addominale, maggiore rischio di reflusso gastroesofageo, perché l’ingombro del cibo tocca la valvola dello stomaco. Ma soprattutto, non ti godi il cibo".


"È dimostrato che se lo stesso pasto lo consumi in mezz’ora o in 15 minuti", continua la dottoressa, "l’apporto calorico è minore perché, col tempo, il senso di sazietà arriva sempre prima e con meno cibo, questo perché ci vogliono circa venti minuti perché, da quando inizia a mangiare, parta il segnale ormonale dallo stomaco e dall’intestino che avvisa il cervello - l’ipotalamo, nello specifico - ‘okay, stai mangiando, spegni il senso di fame’. Se invece mangi velocemente e non raggiungi questo lasso di tempo, finisci il pasto prima che si raggiunga questo stadio. La conseguenza è che finiamo di mangiare e crediamo di avere ancora fame. Per cui, mangiare lentamente e il modo migliore per saziarsi bene, essere più soddisfatti e non ritrovarsi più a smangiucchiare in giro durante la giornata”.

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