Come liberarsi delle tarme del cibo, le uniche farfalle che non vogliamo in giro a primavera

Sono fastidiose e nocive, è vero, ma prima di usare le trappole ci sono alcuni accorgimenti da prendere per sconfiggerle definitivamente...

Quando si cerca un sinonimo di “seccatura”, o si vuole dargli una forma, è probabile che venga in mente la sagoma grigia e alata delle tarme del cibo. Chissà, probabilmente anche loro hanno un ruolo nell’ecosistema e non è carino augurare a nessuna specie l'estinzione. Però sarebbe bello se questo ruolo lo svolgessero fuori dalle nostre case perché sono fastidiose e dannose, senza contare quante volte, non accorgendoci che hanno infestato la dispensa, buttiamo la pasta in pentola e ci accorgiamo troppo tardi dei filamenti che galleggiano sull’acqua (e si getta via tutto). Fra i vari propositi di questi giorni, vogliamo includere anche come eliminare le tarme del cibo? Vediamo quanti e quali modi ci sono.


Le tarme del cibo, dette anche camole, insetti della pasta, camole della farina, tignole, farfalline del riso o della pasta etc. in realtà si chiamano Plodia interpunctella. Una delle femmine di questo insetto può produrre nella sua vita ben 300 uova. A lasciarle indisturbate, le larve divorano tutti i farinacei che trovano a portata di fauci, imbrattandoli di una sostanza simile ai filamenti di seta (che sono i loro escrementi) e di avanzi degli esoscheletri di cui si liberano mentre crescono. No, non se ne parla proprio.

Di prodotti contro le tarme del cibo ne esistono molti e ottimi, e tra i più efficaci ci sono le cosiddette trappole adesive per le tarme del cibo. Funzionano in modo semplice: il collante è impregnato di una sostanza che profuma come i feromoni delle loro femmine, per cui tutte quelle che ci troviamo incollate sono i maschi che hanno abboccato all’inganno. Impegnati nella colla, non possono fecondare le femmine, e queste finiscono il loro ciclo vitale senza fare uova. Fine dell'idillio. Ma non è un sistema definitivo.

Le tarme del cibo sono lepidotteri, quindi farfalle a tutti gli effetti come quelle dei prati. Ma poiché non ci interessa vederle svolazzare in nugolo in cucina appena apriamo lo sportello della dispensa, qualcosa si può fare per potenziare l’effetto delle trappole ed evitare le recidive con la stagione successiva. Intanto, bisogna ispezionare nella dispensa tutti gli alimenti a base di cereali come farina, cereali da colazione, pasta, noci sgusciate, cibo per animali e dolci e gettare via tutti quelli con le larve o piccole ragnatele nella confezione (sigh!).


A volte le larve si nascondono nelle intercapedini della cucina, dietro i mobili, addirittura nei bordi delle lattine, su barattoli di spezie o persino in confezioni non aperte e contenitori sigillati. Lavare tutto questo con aceto non diluito, che uccide istantaneamente le larve. Portare subito fuori casa la spazzatura, altrimenti nel giro di qualche ora le larve potrebbero tornare a diffondersi in cucina. Poi bisogna pulire accuratamente la dispensa dopo averla svuotata. Gettare la carta, se abbiamo foderato il vano, prestando particolare attenzione agli angoli, ai lati inferiori, alle staffe degli scaffali e ai cardini. Magari la carta non mettiamola più.

Finita l’operazione bisogna passare l’aspirapolvere in cucina accuratamente, anche su pareti, battiscopa, rivestimenti, pavimento, soffitto e porta (inclusi bordo interno, cerniere e pomello) e il sacchetto va gettato subito fuori casa. Poi il pavimento va lavato con acqua calda e aceto. Fatto tutto questo, bisogna mettere in frigo i farinacei che ci sono sembrati ancora incontaminati. Questo ucciderà eventuali presenze nascoste e li proteggerà dall’infestazione, fino a quando non saremo sicuri che è finita. Anzi, avendo avuto prova che la nostra zona è sensibile al problema, sarebbe bene per qualche mese di far passare una notte in congelatore a tutti i cibi farinacei che compriamo, per evitare che siano portatori di altre larve. A quel punto non resta che installare le trappole nei punti strategici. E tirare un sospiro di sollievo.

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