Cosa compriamo e mangiamo in questi mesi di Coronavirus: cambio dei consumi ON

Comfort food e non solo: come sono cambiati i carrelli virtuali intorno al mondo e quali sono le nuove priorità.

Pronti al checkout virtuale a orari improbabili, ricontrolliamo l'elenco virtuale della spesa online a casa per essere sicuri di aver preso davvero tutto. E com'è cambiato questo tutto in tempi di quarantena (qui trovate gli approfondimenti del nostro Barometro Hearst Italia), si fanno scorte di qualunque alimento o bevanda, stipando dispense già abbondanti di loro. Ma nell'era 4.0 dello shopping virtuale, cosa comprare in questo periodo di crisi diventa uno sport olimpico di corsa al carrello virtuale. Siamo diventati scaltri nel compilare scrupolose liste vagheggiando tra le categorie, selezionando le offerte, e via di stoccaggio in attesa che si compia la beata speranza di assicurarsi uno slot di consegna in tempi umani. La spesa Coronavirus ha costretto a ritarare su scala domestica i propri desideri. E il cibo, ça va sans dire, ha scalato posizioni su posizioni fino a piazzarsi con onore nei primissimi posti della classifica delle priorità. Oltre ad abbellire le case sfruttando la vendita di piante online e a dedicarci certosini alle pulizie, quello che è cambiato è il nostro modo di intendere i consumi primari di cibo e bevande.

I dati della ricerca Global Web Index su cosa compriamo durante il Coronavirus hanno fotografato le nuove percentuali prendendo a campione poco più di 15mila persone complessive, in 17 paesi del mondo, in un arco di tempo di appena 3 giorni dal 31 marzo al 2 aprile. Senza quindi calcolare il naturale incremento di spesa delle festività pasquali, che di per sé conta a parte. Ma in tre giorni qualunque, quello che è emerso alla domanda "Cosa state acquistando di più online" rispetto ai tempi precedenti, a corollario positivo della più generica questione sull'aumento dello shopping online, l'acquisto di alimenti è più alto che mai. In un ironico colpo di testa, i ricercatori hanno fatto giocare il cioccolato e l'alcol in due squadre distinte, separandoli altrettanto dal concetto di cibo in generale (forse per evitare il rischio di sballare i dati, data la choco-dipendenza?). Globalmente parlando, l'acquisto di cibi online ha avuto un incremento mondiale del +33%, il cioccolato da solo è cresciuto del 12% e gli alcolici online sono aumentati di un onorevolissimo +10%.

Curioso è anche scrutare i dati che riguardano l'impianto generazionale degli acquirenti, vale a dire le età di chi ha il click-to-buy particolarmente facile. Il campione generale di GWI ha riguardato persone abili a usare Internet in un range tra i 16 e i 64 anni di età, senza che siano particolarmente attivi negli acquisti. Per quanto riguarda fare la spesa online, nel mondo a stravincere restano sempre i millennials. A parte sui vestiti, dove si registra un sostanziale pareggio tra loro e generazione Z, i millennials sono il gruppo generazionale più concentrato e attivo, gloriosamente in grado di setacciare tutte le potenzialità degli acquisti online. Per il cibo, i millennials ammettono di aver aumentato del 38% le loro capacità di spesa (e i plafond delle carte di credito), con appena un punto percentuale di differenza tra uomini e donne (34% i primi, 33% le seconde), e per il cioccolato la responsabilità degli incrementi millennials si attesta sul +16% nel mondo. Per quanto riguarda la spesa alcolica, sempre i millennials affermano di aver aumentato dell'11% le transazioni per l'acquisto di wine&spirits (i dettagli precisi non sono stati rivelati, si parla comunque di bevande alcoliche in generale, e dalla rilevazione sono esclusi coloro che non hanno l'età legale per consumarlo: i minori di 21 anni negli USA, e di 18 anni negli altri paesi).

A guardare le singolarità dei dati, l'Italia si difende egregiamente. In linea generale la spesa a domicilio fa registrare doppia cifra pressoché ovunque, con la Cina che gioca un campionato a parte: vuoi per l'anticipo con cui è iniziato il lockdown per l'epidemia nella provincia dello Hubei e nella città di Wuhan in particolare, il rodaggio delle consegne a domicilio è stato facilmente superato e ormai è un'abitudine assorbita (+54% di acquisti di cibo online, +18% per gli alcolici, +20% per il cioccolato, segno che la popolazione si è adeguata strettamente alle dispense OPS governative). A seguire si trova a sorpresa Singapore, con un +32% di food groceries, poi naturalmente gli USA con +23%: coincide, indicativamente, con l'esaurirsi della prima settimana di scorte di cibo acquistate dopo la chiusura forzata di New York. Nel comparto food l'Italia entra in top ten alla pari con il Giappone, con un incremento di spesa online pari al 14% rispetto a prima: per un paese spesso dipinto come poco tecnologicamente alfabetizzato, è un discreto risultato. Ma non per quanto riguarda il cioccolato, appena il +3%: vagamente inspiegabile in una nazione ad alta tra(di)zione cioccolatiera come l'Italia. Probabilmente l'inclinazione al cacao è stata sostituita, almeno al momento, dalla potenza di fuoco di pane & lievitati vari con cui gli italiani si sono misurati in maniera estrema, esaurendo bancali di farine da comprare e scorte di ogni tipo di lievito. Un dato così peculiare, nell'immaginario collettivo nostrano, che potrebbe essere spiegato in parte dall'arrivo della stagione tiepida: le belle giornate hanno fatto desistere dal rifugio tradizionale nel cioccolato. Misteri della golosità italiana.

E che dire delle cantinette domestiche? Posta la medaglia d'oro della Cina, che ha ogni acquisto online in doppia cifra (tranne i viaggi, settore il cui il tracollo è tristemente sotto gli occhi di tutti), la classifica degli acquisti di alcolici online si arricchisce con le Filippine e il loro +9%: la grande passione per la birra, di cui sono ampi produttori, va sommata al consumo di vino, rigorosamente importato e vissuto come uno status quo. Segue in terza posizione il Regno Unito, +8%, dei quali ci si stupisce un filino meno. Fa più scalpore la scarsa corsa alla bottiglia da parte di due popoli storicamente molto propensi alla stappata come Italia e Francia. Un miserrimo +2% negli acquisti di alcolici, due-per-cento, incredibile dictu. Forse perché le cantine sono già solitamente molto fornite in partenza, e non basta una quarantena a erodere le scorte? Mistero. Il poco dettaglio dei dati non consente di chiarire ulteriormente il punto, specialmente nelle varie categorie tra birra, vino e superalcolici. Il passaparola dice che i wine delivery lavorano instancabili su tutto il territorio nazionale. Magari i prossimi dati, superato il primo mese di lockdown, saranno un goccetto diversi.

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