In Belgio le patatine fritte sono diventate una questione urgente

Con il lockdown si consumano molte meno pommes frites: un'associazione di coltivatori ha proposto un'iniziativa insolita (e golosa).

750mila tonnellate di patate in surplus. Inutilizzate e destinate probabilmente al macero, forse trasformate in biogas, ma comunque non impiegate per l'alimentazione. Uno spreco senza precedenti nella storia di un paese che ha fatto delle pommes frites il suo street food simbolo. L'immediato futuro delle patatine fritte in Belgio è una questione pubblica e urgente: l'associazione degli agricoltori di patate Belgapom ha ufficializzato con un documento le cifre dello spreco produttivo, e sono spaventose. Il lockdown imposto da metà marzo ha azzerato la domanda di patate da friggere da parte dei grandi consumatori, vale a dire ristoranti e locali, e la cancellazione dei festival musicali estivi sta già evidenziando le conseguenze tremende su tutta la filiera alimentare. "Ristoranti, snack, negozi di patatine ma anche partite di calcio, carnevali, fiere, feste e altri eventi in cui il pacchetto di patatine è il re" ha elencato alla RTFB Pierre Lebrun, direttore dell'industria delle patate della regione della Vallonia. Una catastrofe.

Ma l'iniziativa per contenere il problema è ben più divertente: aumentare il consumo delle patatine fritte belghe in casa, da una a due volte a settimana, ordinandole nei ristoranti e locali aperti per il delivery. Mangiare più patate fritte fatte in casa può aiutare a venire incontro alla sovrapproduzione, il consumo domestico può iniziare lentamente a tamponare il problema? Siamo arricciati sui divani e stufi di preparare da mangiare tre volte al giorno, quindi farsi consegnare a casa porzioni abbondanti e caldi delle migliori patatine fritte al mondo sembra una strategia superba per accontentare stomaco ed economia alimentare. Un filino semplicistica, ma la stravagante proposta di Belgapom sulle celebri frites ha avuto il merito di far comprendere la cascata di problemi legati al lockdown da Coronavirus, che dal singolo locale chiuso risalgono la catena di distribuzione, logistica e produzione fino all'agricoltore.

Scrollare i delivery o ordinare pacchi di patatine fritte surgelate da stoccare in freezer, in realtà, servirà a poco. Il Belgio è uno dei principali produttori al mondo, esporta l'80% della produzione sotto forma di patate fritte surgelate: le grandi catene alimentari di fast food si servono principalmente di tuberi fiamminghi. Di fronte alle tonnellate, quante patatine fritte potremo mai mangiare da soli per salvare la produzione senza farci male alla salute, obiettivamente parlando? Per salvaguardare l'industria delle patate in Belgio, riporta BrusselTimes, l'associazione di categoria si è già organizzata per fornire il surplus della produzione ai banchi alimentari, che come in altri paesi hanno ricevuto un aumento di richieste di sostegno delle persone in difficoltà economica. Fare la propria parte, ok. Ma senza esagerare.

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