I produttori chiedono ai francesi di mangiare più formaggio, e non è forse questo il paradiso?

L'associazione casearia Terre De Lait invita caldamente la popolazione a incrementare il consumo: e il motivo è golosamente noblesse oblige.

La preghiera laica del gourmand potrebbe essere presto esaudita. Ora pro nobis peccatoribus di gola che affondiamo le dita in bonbon di chèvre, mordiamo il camembert con tutta la crosta e peschiamo gocce di roquefort centellinandolo in bocca come un profumo prezioso. Il modo insolito ma pericolosamente lussu(ri)oso scelto dall'associazione dei produttori caseari d'Oltralpe è un peccato sartoriale per chi non riesce a resistere ai formaggi francesi più buoni. Visto che l'acquisto del simbolo gastronomico di Francia assieme alla baguette è crollato ai minimi storici durante i due mesi di lockdown forzato, il consorzio France Terre De Lait ha annunciato una proposta d'urto parecchio golosa. Hashtag #Fromagissons (fromage + agissons): consumare più formaggio per dimostrare solidarietà agli allevatori, ai pastori, passando per gli affinatori e infine i venditori delle deliziose fromagerie di tutta la nazione, così da dare sostegno all'intera filiera.

Un piccolo paradosso, in realtà, perché gli acquisti di latte, burro, panna e prodotti affini sono cresciuti notevolmente in tutta la Francia, e continuano a far lavorare a pieno regime i caseifici. Ma con l'assestamento da quarantena, sono cambiate le abitudini e i formaggi francesi famosi, DOP, tradizionali e locali sono calati drasticamente nella lista della spesa dei transalpini, fino al 60% in meno per quanto riguarda i formaggi del settore del biologico e delle aziende piccole o piccolissime, spesso legate a produzioni apposite per i ristoranti o all'export verso altri paesi. Il blocco totale li ha penalizzati fortemente, spiegano dal consorzio. "I consumatori preferiscono i prodotti di base nel loro carrello ed evitano determinate categorie di prodotti tra cui i formaggi tradizionali" riporta Terre De Lait. E AgriCulture dà manforte con dati implacabili: delle 2000 tonnellate che ci si aspettava di vendere ad aprile, ne sono state vendute appena 500. Un quarto, in pratica. "La situazione è critica e c'è bisogno di una rapida crescita nel consumo. I formaggi locali, con molti produttori, sono spesso allocati in aree difficili, e i caseifici partecipano alle dinamiche economiche di molti territori" ha spiegato al giornale Damien Lacombe, presidente dell'associazione Sodiaal.

Mangiare formaggio francese come atto di resistenza collettiva culturale, parallelo alle patatine fritte in Belgio. Particolarmente apprezzabile e voluttuosa come sfida: incoraggiare il consumo di formaggi tradizionali scegliendo le varie eccellenze del territorio, far fronte comune su vari canali di vendita, evitare il più possibile le scorte nei caseifici e permettere a "tutte le donne e gli uomini del settore di riorganizzare e lavorare insieme in modo che la Francia rimanga il paese dai mille formaggi". Niente sciovinismo, ma vero servizio pubblico di sostegno. È forse questo il paradiso in terra come non ce lo eravamo mai immaginato: profumato di vino rosso, pane appena sfornato e un elenco di formaggi francesi famosi da spuntare morso a morso?

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