La leggenda del diamante Fiorentino persa fra le bollicine di uno dei più antichi spumanti italiani

#GiochiPreziosi // La pietra viene perduta negli anni '20 del Novecento, il vino frizzante nasce lì dove il prezioso paglierino viene visto per l’ultima volta.

Kai Schwabe / Artwork: Federica RomagnoliGetty Images

Ci piace pensare che un diamante prezioso andrebbe abbinato un vino frizzante prezioso. Uno spumante, per la precisione. Se fossimo in Francia lo chiameremmo champagne. Un duo apparentemente incompatibile? Affatto. Ci piace pensare al mese di agosto, all'estate e al sole cocente, quando proprio la pietra più dura e preziosa di tutte diviene simbologia eletta per i nati sotto il segno del Leone. Ed è nello stesso mese che solitamente avviene la vendemmia (anticipata) per questo elisir di bollicine, promessa di serate sfavillanti e amori (im)possibili. È difficile pensare a un unico diamante, così come a una sola cantina italiana di spumante, dal momento che nel primo caso non vi sono minerali del genere sufficientemente noti nel Bel Paese mentre nel secondo, beh: l’Italia ne è il primo artefice.

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Il 2017 vede la Germania perdere il primato nella creazione grazie a una produzione nostrana di ben 660 milioni di bollicine. Ma facendo uno sforzo, uscendo dai confini (anche se solo per qualche secolo) e cercando tra gli esemplari non troppo noti (Golden Jubilee e Cullinan I), per quanto riguarda la pietra da solitario per eccellenza, il più particolare è certamente il diamante Fiorentino. E il nome non inganni, almeno per il momento: viene infatti dall’India. Non proprio un paese dietro l’angolo. Pesa 137,27 carati (il Golden Jubilee, tanto per dire, misura tre volte tanto quasi) e oggi è perduto. Ma non ci si preoccupi troppo. La pietra ha lasciato tracce indelebili, tanto quanto le bollicine di Cembrani DOC, produttore del 708 km Extra Brut. Allevato a pergola trentina e guyot, su un terreno porfirico (di roccia caratterizzata da grosse granulazioni cristalline in una massa omogenea e uniformemente colorata. E il cristallo a cos’è spesso associato?), è ottenuto da uve interamente Chardonnay, Blanc de Blanc. In purezza insomma. E quest’ultima è noto essere una delle caratteristiche principali che deve avere un diamante degno di portarne il nome.

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Un’altra è la leggenda che spesso lo circonda. Nel caso del diamante Fiorentino, noto anche come Toscano o il Granduca di Toscana, le origini sono piuttosto incerte. Pare sia giunto in Europa nel ‘400 e che il primo a tagliarlo (a doppia rosetta a nove lati, con 126 faccette) sia stato Carlo I di Borgogna. Charles le Téméraire, ovvero il Temerario. Perché? Univa a un carattere forte e imponente l’amore per le arti - in particolare la musica - e passione politica non indifferente. Ricchissimo, la gemma usava indossarla anche sul campo di battaglia, luogo in cui poteva sfogare tutti i suoi impeti. È durante un lotta infatti che la perde per sempre. La ritrova un passante, che la rivende per una manciata di fiorini. Decisamente molto meno del valore che possedeva negli anni Venti del secolo scorso, prima di essere perduto definitivamente lasciandone però intatto il mistero e il fascino. L’acquirente era un cittadino di Berna, capitale della Svizzera, che poi lo ha rivenduto a dei mercanti di Genova. Risplende quindi in Italia Il Fiorentino e arriva, finalmente, in Toscana grazie a Ferdinando I de' Medici, figlio di Cosimo I. E in famiglia rimane, almeno fino al 1737 (ora il percorso della pietra pare certo) quando è Maria Teresa d’Austria, la grande imperatrice madre di ben 16 figli e amante, eccome no, delle bollicine, ad accaparrarselo, assieme all’intero Granducato di Toscana. Nota di cronaca: Maria Teresa è la responsabile della nascita del Teatro alla Scala di Milano, costruito sulle basi del vecchio teatro ducale. E in Austria, il diamante, è rimasto, in tutta la sua preziosità data, tra l’altro, dal colore giallo paglierino.

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Non distante dalla terra dell’imperatrice c’è Trento, luogo di produzione dei vini Cembrani. E delle altre aziende vinicole a conduzione famigliare, da cui è nato il Consorzio Cembrani DOC. Per sostenere e sostenersi. Per porre le proprie basi sul principio dell’unire le forze al fine di uno sviluppo territoriale, culturale e commerciale della Valle di Cembra. Il loro spumante non solo è vicino all’ultimo luogo in cui viene intravisto il diamante, ma è anche dello stesso colore: giallo paglierino brillante, con perlage fine e persistente. Un vino per palati raffinati, memori che quando si parla di tradizione e savoir faire bisogna impegnarsi. Vale anche per narrare e tracciare il mito del diamante Fiorentino, unico al mondo perché, nel suo piccolo, appartiene alla storia e, come dimostra la leggenda, non solo della gioielleria e dell’universo dei preziosi. La stessa vicenda - tutta vera - dell’agricoltura italiana, tramandata per generazioni.

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