Come mangiamo la pizza dice molto, tutto, sulle nostre relazioni

Le pizze più famose, amate, preferite possono essere il termometro di una relazione (specialmente in una città...)

closeup of pepperoni pizza as a background
Yevgen RomanenkoGetty Images

Chi la vuole bianca, chi rigorosamente rossa. Chi con il cornicione gonfio, chi bassa e croccante, l'importante è che sia bollente. Ma ci sono anche gli estimatori -neanche troppo segreti- del giorno dopo, irrobustita nella texture e appena intiepidita da un secondo giro di forno. La pizza e gli italiani, una storia d'amore perennemente felice. Zero tradimenti in previsione, acque (e lieviti) tranquilli. Secondo l’Osservatorio Nestlé, che dal 2009 studia le abitudini alimentari degli italiani, è il piatto preferito del 40% della popolazione, 4 italiani su 10 la eleggono a unico e reale food love della vita. La pizza fa sentire bene, coccola, è simbolo di convivialità e festa quanto lo champagne (e insieme sono puro lusso enogastronomico, il matrimonio perfetto della cultura del perlage fine con la sontuosità pop della pasta lievitata). La pizza non ti giudica. Anzi, favorisce l'amore: per il 31% degli intervistati la pizza funziona da scintilla definitiva per l'interesse verso l'altro già al primo appuntamento. Niente ristoranti upper class, sì alla pizzeria come terreno neutro di incontro. Il luogo migliore per sondare le abitudini del papabile partner: sceglierà la tradizione? Sarà fan del gourmet? Come la mangia la pizza? (Spoiler: se lascia il cornicione, fatevi un paio di domande extra). E soprattutto, quale è la pizza più amata?

Allargando la questione all'intera Italia, in occasione del World Pizza Day del 9 febbraio Uber Eats ha elaborato i dati degli ordini ricevuti durante tutto il 2020 (con picco massimo di richieste il 31 ottobre 2020: si era all'inizio del secondo lockdown e la complicità con la festività di Halloween ha fatto il resto). Nell'annata in cui oltre a impastare le pizze domestiche (più o meno riuscite) ne sono state ordinate il 66% in più rispetto all'anno precedente, le sorprese si fermano lì: sui gusti siamo dei tradizionalisti, si sa. Cortigiani delle novità fino ad un certo punto, ancorati gattopardescamente e felicemente ad un passato che muta solo di qualità, non di contenuto. Al primo posto tra le pizze preferite degli italiani c'è la Margherita, regina suprema vestita di rosso pomodoro condito e bianco fiordilatte ben sgocciolato (la bufala no, giammai!), con pennellate smeraldo di basilico. Accontenta tutti, incondizionatamente. La margherita corrisponde all'idea stessa della pizza, da disegnare con tratto inesperto sin da bambini per esprimere il desiderio di mangiarla: è un tornasole per la qualità della pizzeria, se la margherita non convince è meglio cambiare (anche in delivery). E vale anche per i candidati partner: non è detto che chi sceglie la margherita sia una persona noiosa, anzi, è l'apice della concretezza, del comfort essenziale. Secondo posto per una golosità importata dritta dagli anni Ottanta, la Diavola, che sulla base margherita senza basilico ospita provocanti e corroboranti fettine sottili di salame piccante: spicy people con quel tocco di ruvida consistenza un po' irruente. Terzo gradino del podio per un altro superclassico senza impegno, la Marinara inventata dagli uomini di mare con ingredienti evergreen di ogni stagione: la conserva di pomodoro, l'origano secco, le acciughe pazientemente dissalate. Magia pura e semplice al primo morso.

Due su tre, manco a dirlo, sono state create a Napoli. Che quando si parla di pizza non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Nel 2020 Napoli ha primeggiato su ordini e consumi di pizza sbaragliando le concorrenti dirette Roma (che ha una sua felice tradizione personale con la pizza romana e, complice anche l'area metropolitana più vasta d'Italia in relazione al numero di abitanti, ha segnato cifre altissime di ordini nel corso dell'anno) e Milano (dove la pizza è stata spesso affiancata dagli ordini più fusion). Che vincesse era indubbio: molto è dovuto al rispetto di una storia secolare, con le prime botteghe che rielaboravano la pasta lievitata per il pane schiacciandola in una forma più bassa e rapida da cuocere sin dal '70o. La straordinaria diffusione del mito della pizza, codificata nella forma e nel contenuto dal pizzaiuolo Raffaele Esposito per la regina d'Italia Margherita di Savoia (ma per alcuni è un falso storico) è stata il canovaccio infarinato sotto cui sono cresciute le moderne pizzerie sempre pronte a sfornare e sfamare a prezzi popolari. Piegata in quattro a portafoglio per mangiarla a spasso, la lava vesuviana di pomodoro e mozzarella incandescente sul palato, la pizza è il simbolo amato e fiero di una intera città, una filosofia di vita secondo Luciano de Crescenzo: "I napoletani hanno sempre avuto il loro fast food. Si chiama pizza". E ora sono pure campioni di delivery.

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