O donna, musa di cammei e del Chianti più artistico della storia

#Giochi Preziosi // Cuore, carne, intelletto, chi sono le eroine che hanno ispirato ritratti-gioiello e le etichette-rivoluzione dell’enologia italiana.

Kai Schwabe / Artwork: Federica Romagnoli

Ad accomunare il mondo della gioielleria e quello dei vini è spesso la figura della donna, nonché la sua storia. Dal suo essere considerata dea ed eterea fino a farsi carne, cuore e intelletto. Fatta di secoli, anni e giorni, di esperienze e virtù, che orafi e artigiani così come agricoltori ed enologi cercano di interpretare, ognuno con la propria arte, dando il meglio del loro saper fare per creare un monile e il nettare di Bacco d’eccellenza con sottofondo femminile. Queste assonanze, questi parallelismi temporali, sono prima di tutto parte dell’Italia e del suo retaggio. E dei personaggi che l’hanno resa conoscibile in ogni angolo del mondo. Tra i preziosi che più di tutti annoverano principi come quello del fatto a mano, con i tempi giusti e con lo scopo di durare per sempre (se lo si conserva bene) - proprio come il vino - e che fungono da tela di un pittore per omaggiare un eroe (ogni tanto anche gli uomini vengono ritratti, specialmente in passato) o un'eroina c’è il cammeo. In tutta la sua bellezza a tinte rosse sul versante vinicolo, si sposa alla perfezione il Chianti, vino rosso per antonomasia, il quale, sebbene il nome gli sia stato attribuito appena un secolo fa, vanta in realtà un'epica millenaria, risalente al periodo etrusco. Alcuni ritengono anche prima, attorno al secondo millennio a.C.. I primi camei, come li definiscono gli anglosassoni ovvero togliendo al termine una m, vengono realizzati su pietra dagli antichi romani e greci. Un processo di lavorazione complesso ma durevole e decisamente unico. Infatti molti di questi oggetti passati sono visibili in alcuni dei musei più importanti del mondo, come il ritratto di Augusto al British Museum o l’effige di Savonarola a opera del cammeista fiorentino Pier Maria Serbaldi al Louvre di Parigi.

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Olimpia, Atena, Afrodite. E poi le grandi donne del passato, famose o no, sono loro, però, le vere protagoniste del gioiello cammeo. Sotto forma di anello, orecchino, ciondolo, bracciale (a volte persino su delle corone reali), la quota femminile trova nel monile a base colore carminio con profilo bianco la propria definizione. Anche il mondo del vino si avvicina a questo pensiero e accoglie sulle proprie etichette volti di donne disegnati da celebri illustratori e artisti. Parola d’ordine: originalità. E il successo è assicurato. Tra le cantine più importanti nella produzione di Chianti, Montevertine si affida al genio del pittore reggiano Alberto Manfredi per disegnare l’esterno femmineo delle bottiglie Le Pergole Torte, il primo Sangiovese in purezza vinificato nella zona di Radda in Chianti (Toscana). Il battesimo del progetto è con l’annata del 1977 da uve provenenti dai vigneti storici dell’azienda, piantati fra il 1968 e il 1999. Matura per un anno in barriques Allier e uno in botti di rovere di Slavonia. Un processo esclusivo, manuale, come avviene per i ritratti su cammeo. La lavorazione su roccia è ormai da museo. Senza svilire l’aspetto totalmente artigianale (salvo i falsi che purtroppo incidono parecchio sul mercato di queste splendide realizzazioni), dal cammeo in pietra si è passati a quello su conchiglia. E grazie a tre figure femminili: Nina, Pinta e Santa Maria. È proprio con Cristoforo Colombo e la sua attraversata nel 1492, scoprendo così, pare casualmente, le Americhe, che viene importata nel Vecchio Continente la futura sostanza che permetterà di accelerare il processo di creazione del volto della propria amata, di una sorella, di un’amica: la conchiglia. La leggenda vuole che questo materiale, inedito fino ad allora agli europei, venga portato via dalle coste americana e usato spesso come zavorra per le navi che lo trasportavano. Durante il viaggio di ritorno un marinaio annoiato e ignaro nota che le conchiglie possiedono effettivamente delle stratificazioni di colore diverse l’une dalle altre e danno quindi la possibilità di sfruttare i differenti cromatismi prestandosi a lavori di incisione o intaglio. Da qui la possibilità di realizzare veri e propri gioielli cammeo e non più solo effigi.

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Non più solo etichette di vino con il nome e località di provenienza. Il vignaiolo Sergio Manetti, ex industriale siderurgico, stanco della prima etichetta fin troppo semplice del suo Chianti affida quindi all’amico Manfredi l’illustrazione di volti di donna per celebrare il vino che ha decisamente mutato l’universo enologico nostrano. E dal 1982. A partire da quell’anno visi femminili adornati da bicchieri di vino, in modo essenziale, con tratto à la Cocteau, sono incisi come se fossero degli ideali cammei sulle etichette del Chianti Le Pergole Torte. Prima tre bottiglie in una cassa che ne contiene 12 poi, visti riscontri positivi e le sempre più crescenti domande, tutta la dozzina. Ritratti da bere e condividere, magari tramandare nel tempo. E così avviene per il cammeo. Lo sanno bene le famiglie nobili. La regina Elisabetta I pare avesse l'abitudine di donarne uno ai propri visitatori di rango. La storia del gioiello racconta anche di cammei con la riproduzione del volto delle principesse da marito utilizzati spesso nelle laboriose contrattazioni per combinare matrimoni reali. Proprio in una di queste occasioni l'erede al trono di Svezia, la principessa Vittoria, indossa la tiara di cammei proveniente dai gioielli della sua antenata l’imperatrice Joséphine de Beauharnais, moglie di Napoleone. Ma è nell’Ottocento che il monile in questione vede un exploit interessante. E a opera di un’altra donna, nonché sovrana: la regina Vittoria, la quale nel tempo riesce a costruirne una notevole collezione. Come lo indossava? A mo’ di ciondolo su nastri di velluto o appuntato sull’abito, per diventare una spilla. I suoi preferiti sono realizzati su conchiglia o corallo. Quest’ultima lavorazione è il fiore all’occhiello di molte zone del centro e sud Italia, come Torre del Greco. Che siano etichette di vini o cammei, i volti femminili sono il soggetto principale, le muse, di artisti e vignaioli. Testimoni delle savoir faire di un paese. Le creature tutte terrene che invitano ai piaceri della vita, tracciandola in prima persona, tutte con il proprio scettro in mano - sotto forma di calice - o addosso, in versione cammeo.

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