Chi sono le donne che hanno ispirato l'azienda vinicola più antica e il brand di gioielli più poetico d’Italia

#GiochiPreziosi // La storia recente di Manunnai e quella eterna del brut di Frescobaldi tracciano un percorso parallelo in cui è la donna a cambiare rotta, a fare la rivoluzione, innovando.

Kai Schwabe / Artwork: Federica RomagnoliGetty Images

Passato e contemporaneità hanno in comune il tempo. Krónos, dio greco e titano della fertilità, du temps e dell’agricoltura. È a lui e alla propria mitologia che le arti del gioiello e del vino devono rispondere. Lo sanno bene due realtà le quali in quanto a tempistiche di nascita sono agli antipodi: Manunnai, progetto di monili fatti a mano in resina, e Frescobaldi azienda vinicola e olearia. Il brand italiano nasce nel 2020 mentre la cantina toscana è tra le più antiche del mondo, viene fondata nei primi del 1300. Lavorazione della resina, vino: cosa avranno mai in comune? Le donne. Il cuore pulsante di Manunnai è tenuto vivo dalla creatività di quattro figure femminili, tre sorelle - Priscilla, Silvia e Francesca - assieme alla madre Manuelita, l’artista di casa, in quel di Pescara. A Pomino, una delle tenute dei Marchesi Frescobaldi (assieme a Nipozzano, Castelgiocondo, Ammiraglia, Perano e Gorgona) che da settecento lustri mantengono intatta la tradizione famigliare, tra vitigni collinari e panorami da mozzare il fiato, viene realizzato il Leonia, uno spumante che non a caso ha il nome di una donna: Leonia degli Albizi. Ma non si pensi sia solamente un omaggio alla moglie di Angiolo Frescobaldi. Leonia, dopo un viaggio in Francia in pieno Ottocento, porta in Italia, al Castello di Pomino, dei vitigni dei cugini d’oltralpe, vinificandoli nella prima cantina italiana a gravità, anche questa di sua ideazione. Per il grande e importante lavoro di innovazione, la trisavola di Lamberto Frescobaldi (oggi alla guida della realtà vinicola) riceve in premio la medaglia d’oro all’Expo di Parigi nel 1878.

La Marchesa Frescobaldi Bona con sua figlia nel 1989
Gianni GIANSANTIGetty Images
Gianni GiansantiGetty Images

Ai gioielli non si danno ancora questo tipo di trofei. Eppure è un obiettivo importante riuscire a creare una realtà orafa contemporanea, in un periodo complesso in cui emergere è una priorità. Manunnai decide di farlo sfruttando il lavori di artista trentennale di Manuelita Iannello e le capacità organizzative e creative delle sue figlie. L’obiettivo finale è creare monili, e da poco anche oggetti di design, in grado di rimanere nei porta gioie in eterno, diventando così simboli di memorie, sogni ed eventi importanti da ricordare. Torna così l’elemento tempo e si accosta alla quantità di minuti, giorni, mesi e anni necessari per realizzare una loro Micro Scultura oppure un grande brut Frescobaldi. Ovviamente con le dovute proporzioni e senza tralasciare gli aspetti in comune, i quali non riguardano soltanto l’importante peso della quota rosa. Anche il dettaglio dell'hand made li lega (in)consciamente. Per realizzare un gioiello in resina di Manunnai occorrono dalle 72 alle 48 ore. Non di meno. Altrimenti gli effetti di colore, i giochi di sfumature sarebbero impossibili da vedere. La vendemmia del Pomino 2016 avviene a mano in cassette da 15 kg nelle ore più fresche della giornata. Successivamente, una volta arrivate in cantina, le uve sono sottoposte a una lenta e delicata pressatura che permette un’estrazione del mosto dal cuore della bacca. Il resto è un gioco di attese. Il risultato finale deve essere eccellente per entrambi. Buono, scintillante e luminoso, come il perlage di un’elegante finezza e le numerose bollicine che contornano il bordo del bicchiere, amplificano i riflessi dorati del Metodo Classico Frescobaldi, a cui si allinea perfettamente il rosé del 2015. Con nuance diverse, più ramate e un gusto vicino ai frutti rossi. E sebbene le fondatrici di Manunnai apprezzino che ogni singolo gioiello abbia delle caratteristiche uniche, se c’è qualcosa su cui non prescindono è proprio la metodicità di creazione, dando così al monile ultimato un finale sublime. Come al palato risultano gli spumanti Leonia. Vini importanti, da abbinare certamente a dessert ma anche da degustare prima dei pasti, per un brindisi d’eccezione.

Le founder di Manunnai
Courtesy Manunnai

Nomen omen: miele di acacia, pasticceria e frutta a polpa bianca quale la pesca settembrina, poi frutta secca. Infine caramello, liquirizia e note tostate. Sono le note che si svelano lentamente al palato quando si beve il Brut Frescobaldi. Ne risulta quindi un nettare equilibrato, coraggioso, sebbene mai troppo legante, invasivo. Proprio, e qui si giunge al nomen omen, come la figura di Leonia degli Albizi viene ricordata ancora oggi. Così il legame diventa ancora più indissolubile. Attraverso i gioielli Manunnai gli stessi sapori, le stesse delicate tinte di gusto (estetico in questo caso) emergono da Oricola, Ofena, Fara, Atessa. Sono i nomi féminin che Manuelita e le sue eredi danno ai loro preziosi. Esclusivi per fattezza e lavorazione, essenziali nella loro contemporaneità. La storia recente di Manunnai e quella eterna di Leonia in quel di Pomino e nei suoi due spumanti Frescobaldi sono esemplari nel tracciare un percorso parallelo in cui è la donna a cambiare rotta, a fare la rivoluzione, innovando.

Gli orecchini Manunnai Sessanio realizzati a mano in resina pigmentata e ganci placcati oro.
Courtesy Manunnai
Diana VyshniakovaGetty Images
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