Raccontare Ada Boni, la cuoca giornalista che inventò la cucina italiana contemporanea

Da Il talismano della felicità alle riviste di cucina per signore, la vita della signora della cucina che non ebbe mai un suo ristorante.

ada boni biografia
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Domanda secca: chi è la prima cuoca italiana della storia? Un nome tende a mettere d'accordo annales, gastronomia, costume e impatto culturale: Ada Boni. Una cuoca non convenzionale, lontana dalla concezione di ristoratrice. Appassionata gourmet, imprenditrice e influencer ante litteram, giornalista di food, divulgatrice dei veri segreti della cucina appresi nel corso di anni, è la spartiacque tra il ruolo passivo della donna ai fornelli e la presa di coscienza del saper/voler cucinare anche per piacere. Ben prima di Julia Child, Ada Boni ha letto e raccontato la società contemporanea attraverso le sue ricette, consapevole delle proprie capacità e dell'impatto della sua scrittura su un pubblico che la seguiva indiscriminatamente. Il libro di Ada Boni Il talismano della felicità è ancora oggi uno dei più puntuali e precisi tra i libri di cucina, specialmente per quanto riguarda le impeccabili tecniche culinarie: come fare la frittura perfetta, preparare le confetture rispettando norme igieniche precise, creare torte soffici di pan di Spagna superlativo. Ma come fece una donna nata alla fine del 19esimo secolo, epoca in cui le chef donne non esistevano (e se esistevano non firmavano libri o venivano registrate dalle cronache), a diventare così determinante nella vita di migliaia di cuoche casalinghe fino a stimolare, inconsapevolmente, lo sviluppo e il riconoscimento delle imprenditrici e chef oggi? La biografia di Ada Boni inizia a Roma nel 1881 (alcune fonti riportano erroneamente 1891) in una casa a via Ripetta, poco distante dalla via del Corso dove il padre Alfredo Giaquinto e la madre hanno un rinomato negozio di stoffe e merletti. Una famiglia benestante con tre figli (Ada, Ethel e Marcello) tutti avviati a studi che l'epoca ritiene adatti -professionali per le donne, la laurea per gli uomini- ma con tempo libero a sufficienza per le passioni trasversali. La particolare inclinazione di Ada alla cucina si rivela presto, ad appena 10 anni già si diverte a inventare ricette ai fornelli. A intuire le capacità della bambina è lo zio Adolfo Giaquinto, famoso cuoco della capitale e direttore de Il Messaggero della cucina, fondato nel 1903 e tra i primi verticali sulla cucina d'Italia. Fine studioso delle tecniche culinarie, giornalista e poeta, "fecondo volgarizzatore della gaia scienza delle famiglie" come lo definirà la nipote nel suo primo libro, Giaquinto non lesina sugli esempi e la pratica, instradando l'amore di Ada per il cibo verso le solide basi tecniche della cucina.

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Oltre alla cucina, la ragazzina Giaquinto sviluppa presto un altro interesse: Enrico Boni, figlio degli orafi che hanno la bottega di gioielleria accanto al negozio di famiglia, di cinque anni più grande. Boni non è solo orafo di tradizione ereditata, ma anche scultore, pittore, fotografo, critico e melomane, scrittore, profondo appassionato di cucina e gastronomia, e amico personale del cuoco francese che inventò l'haute cuisine Auguste Escoffier. Da anime più che affini, Enrico Boni e Ada Giaquinto si trovano subito: si fidanzano che lei ha appena 12 anni e si sposano giovanissimi intorno al 1900, inaugurando il nuovo secolo con un sodalizio professional-matrimoniale di successo. Vivono in una Roma fervente di cultura, abitano nel meraviglioso Palazzo Odescalchi di proprietà della famiglia di lui e si concedono qualche fuga a Santa Marinella dove posseggono una seconda casa. Ada Boni è instancabile, cucina per soddisfare il palato dell'esigente gourmand che ha voluto per marito e per migliorare i suoi stessi, altissimi standard. Enrico Boni, dal canto suo, segue i progressi stimolando il talento innegabile della moglie. Osservando le esigenze borghesi, notano che le nuove signore possono permettersi la cameriera ma non la cuoca: Enrico suggerisce a Ada di fondare una rivista di cucina proprio per loro, intuizione di marketing che asseconda intelligentemente i cambiamenti sociali dell'epoca e anticipa i decenni a venire. Nonostante la prima guerra mondiale in corso, nel febbraio 1915 debutta Preziosa, rivista su abbonamento che nei primi Duemila sarebbe stata puro blogging su carta: Ada Boni dispensa consigli e ricette sempre più affinate portando se stessa ad esempio, racconta della sua famiglia e del matrimonio con una scrittura confidenziale ricca di consigli di esperienza. L'affetto della community di estimatrici, particolarmente legate a lei, sarà sempre maggiore. E sarà proprio alle sue lettrici che Ada Boni si rivolgerà per conforto nell'editoriale del gennaio 1935, quando un cancro ai polmoni si porta via Enrico Boni. Dieci anni prima, nel 1925, la coppia gourmand ha avuto l'ennesima intuizione di successo, il libro Il talismano della felicità, reso possibile proprio grazie all'affetto delle lettrici di Preziosa cui viene dato un diritto di prelazione: se almeno 500 versano il contributo, il libro verrà stampato. Si prenotano in mille. Nella prima edizione sono presenti 882 ricette, ampliate progressivamente nel corso delle seguenti ristampe: Ada Boni ci lavora per tre anni riassumendo in un compendio inattaccabile tutte le conoscenze di anni e anni dietro i fornelli. E fa di più: cucinare non è semplicemente un dovere di brava madre e moglie (visione della donna che il regime di Mussolini contribuisce ad alimentare), ma è anche uno svago, un momento ludico, un piacere da scoprire e coltivare:"Cucinare è la più gaia delle arti […] e l’alimentazione è una parte essenziale della nostra vita". La prefazione è affidata al marito, che ne approfitta per lanciare una delle faide food più potenti di sempre, Enrico e Ada Boni contro Pellegrino Artusi. Le critiche all'autore di La scienza in cucina e l'arte di mangiare bene mosse da Boni sono estremamente dirette: "L'autore che riuscì invece a vendere stracci e orpelli per sete rare e oro fu Pellegrino Artusi, nume custode di quelle famiglie dove non si sa cucinare. Per taluni tutto ciò che dice l’Artusi è Vangelo, anche quando questo ineffabile autore scrive con olimpica indifferenza le sciocchezze più madornali" si legge nell'introduzione al libro. All'uscita del suo libro, il romagnolo Artusi effettivamente ha ammesso di non saper cucinare, e in molti concordano che è stato principalmente un compilatore di ricette altrui raccolte tra Toscana e Emilia Romagna. Ada Boni, invece, è personalmente in cucina, ha un'instancabile inventiva e perfeziona ogni singola ricetta che mette a punto. Inoltre la cuoca e giornalista romana comprende che il tratto peculiare de Il talismano deve essere la curatela continua: quel volume dall'incredibile successo va adattato ad ogni edizione seguendo le esigenze, i tempi, i gusti e le diverse classi sociali.

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Negli anni le ricette di Ada Boni nel Talismano hanno superato il triplo zero e si sono adeguate a frigoriferi, supermercati, diffusione di cibo industriale, metodi di conservazione e novità varie, diventando il regalo di nozze perfetto per spose inesperte o un'eredità da tramandare di madre in figlia. Pochi anni dopo, è sempre lei ad avviare la codifica della cucina regionale italiana con il libro La Cucina Romana. Contributo allo studio e alla documentazione del folklore romano, dove scrisse di ricette tradizionali romane come gli spaghetti all'amatriciana. Parallelamente alla scrittura dei libri Ada Boni continua l'attività di Preziosa (fino al 1959 con stop temporaneo di tre anni per la guerra), collabora con radio e altri giornali quali Arianna, diviene protagonista dei dibattiti attorno alla nascente moda del food e fonda una scuola di cucina per signore, ricevendo il plauso per il suo lavoro persino dalla regina Margherita. "Una donna dolce, dedicata totalmente alla famiglia, come forse non è più possibile nella attuale società. Una donna che non ho mai avuto occasione di veder uscire durante la stagione estiva, nel suo abito chiaro, senza il fedele ombrellino per il sole, quasi fosse uscita da una stampa della Belle Époque" ricorda di lei il pronipote Marcello. Negli ultimi anni della sua vita non smette di occuparsi di cibo come piacere da condividere, fermamente convinta del suo ruolo di donna all'interno delle dinamiche famigliari: dopo la morte di Ada Boni, avvenuta nel 1973 a Roma alla rispettabile età di 92 anni, la sua eredità continua in libri postumi e nella sua pubblicazione più celebre. Perché se la felicità esiste, di sicuro si trova nell'amore per il cibo ben fatto.

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