I polpastrelli si inerpicano sullo stelo di un bicchiere a tulipano. La punta della lingua fa l’amore con una cascata di bollicine, l’una prende il sopravvento sull’altra, si confondono, si uniscono, si riconoscono. A una manciata di millimetri dall’orlo di una coppa, il profumo di agrumi canditi, pere arrostite, nocciole verdi e mandorle manda un messaggio chiaro, tondo, maliardo, ai neuroni olfattivi. Lo sguardo crolla disinvolto, disinibito, come disciolto in un tuffo fra il turbinio color zaffiro sfiorando un perimetro di finissimo cristallo. In un anfiteatro alcolico va in scena l’orchestrare del perlage, che con il suo suono ossimorico shhhhh confeziona un concerto da ascoltare a occhi chiusi e labbra semiaperte. Ora che tutti i cinque sensi sono vogliosi/volenterosi prigionieri di una flûte di champagne, non resta che bussare alla porta del sesto senso, invitarlo a prendere parte al banchetto delle sensazioni, al brindisi delle percezioni, alla danza delle pulsioni. Empatia, passione, art de vivre, il sesto senso prende forma così, nell’umami della vita, e siede al tavolo della terrazza più bella di Venezia, coi gomiti appoggiati a una tovaglia di cotone candido impalpabile, con l’andare del Canale come colonna sonora di una notte di mezza estate. Questo sogno, però, non è scritto da Shakespeare, trova origine dalle mani di tre donne, in un viaggio spazio-temporale potentissimo. Madame Clicquot, Nadia Frisina, Marianna Vitale sono le protagoniste, silenziose e fragorose al tempo stesso, del matrimonio di amorosi sensi fra The St. Regis Venice e Veuve Clicquot. Una delle prime donne imprenditrici dell’epoca moderna che con le sue invenzioni rivoluzionò il mondo dello champagne, che grazie alla sua lungimiranza e cultura/coltura delle eccellenze rese grande la maison fondata nel 1772 a Reims. L’Executive Chef siculo-cosmopolita di Gio’s Restaurant Terrace, dell’hotel a pochi passi da Piazza San Marco con un affaccio a perdifiato sul Canal Grande. La vincitrice del Premio Michelin Chef Donna 2020 by Veuve Clicquot, patronessa del ristorante SUD di Quarto a Napoli. Tre teste, tre cuori pulsanti, sei mani, una cena. LA cena. Ovvero il primo appuntamento che sancisce la liaison fra The St. Regis Venice e Veuve Clicquot. Ovvero il più importante giorno dell’anno per un veneziano DOC (o acquisito), la Festa del Redentore. Ovvero il rendez-vous nel posto più sensuale che esista, la tavola. Nel posto più commovente che esista, il palco a cielo aperto su Venezia dell’hotel St. Regis Venice.

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Sarde in saor, crostini di polenta e baccalà mantecato, arancini al nero di seppia, focaccia all’olio d’oliva e rosmarino, l’overture della Cena del Redentore at Gio’s, questo il titolo della suite guidata sotto l’egida di chef Nadia Frisina e Marianna Vitale, e il genio di Madame Clicquot, è un omaggio al menu tradizionale del Redentore a Venezia (se vi intrufolate fra le calli, osserverete gondolieri immergere loro stessi in ciuffi di baccalà montato a neve, fra un giro e l’altro in canale). Quest’anno più che mai la festa è sentita dal popolo della Serenissima, che ogni terza domenica di luglio, ripercorre da cinque secoli la fine di una delle peggiori epidemie di peste che decimarono la città nel 1575. Una connessione tristemente attuale che spinge Venezia a stare al fianco dei propri cittadini, accogliendo le celebrazioni che culminano in uno spettacolo di fuochi d’artificio in grado di emozionare anche (e soprattutto?) chi ha sentito parlare di Festa del Redentore per la prima volta un minuto prima del botto di inizio. I giochi pirotecnici, considerati fra i più belli al mondo, illuminano la Laguna per quasi un’ora. Fortunato è colui che assiste a questo spettacolo magnificente direttamente dall’acqua, “parcheggiato” in barca sul canale, o a contatto col cielo stellato (e infuocato) dalla terrazza del St. Regis, in compagnia di un giro vizioso/virtuoso di speciali cuvée Veuve Clicquot. Veuve Clicquot Extra Brut Extra Old 2, Veuve Clicquot Vintage 2012, Veuve Clicquot La Grande Dame 2008, Veuve Clicquot Demi-Sec è il refrain che accompagna le portate del menu immaginato, studiato e realizzato a quattro mani dalle due chef. Nadia Frisina, descritta da (nientemenoche) Anthony Bourdain “È Italia ma non lo è”, e Marianna Vitale due Stelle Michelin conquistate in (nientemenoche) due anni.

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Una collaborazione al femminile suggellata anche dalla storia e dalla forte eredità dei due casati, devoto all’hôtellerie l’uno e allo champagne l’altro, che hanno per protagoniste due figure tra le più iconiche dell’800: Caroline Astor, la matriarca della famiglia fondatrice del marchio St. Regis e Madame Clicquot, nota come La Grande Dame de la Champagne, che prese le redini della Maison nel 1805 adottando come motto “una sola qualità, la migliore”. Il sodalizio tra il ristorante dell’hotel veneziano ed il brand di champagne è un omaggio al passato, al presente e al futuro attraverso figure femminili dalle straordinarie qualità, donne audaci, professioniste innovative, ospiti nelle cucine di Nadia Frisina al Gio’s Restaurant del St Regis Venice. A partire da Marianna Vitale, il format delle cena in Laguna mira a celebrare le donne chef dell’Atelier des Grandes Dames, network creato da Veuve Clicquot per sostenere i talenti femminili dell’alta ristorazione, fare rete e mentoring, perché un mondo del lavoro con una partecipazione femminile maggiore è una realtà che scopre e sperimenta un modo diverso di lavorare, pensieri, dinamiche e caratteristiche diverse. E dalla diversità nasce l’arricchimento, la voglia di innovare e migliorare. Scenografia, sfondo e co-protagonista al tempo stesso, l’hotel St. Regis Venice ri-aperto nel 2019 dopo un lungo restauro durato due anni condotto dallo studio di design londinese Sagrada, che ha riportato all’originale splendore lo storico Grand Hotel Britannia aperto per la prima volta nel 1895 (lo stesso anno in cui fu inaugurata la Biennale di Venezia). Luogo del cuore e ispirazione di penna (o pennello) di J.M.W Turner, John Singer Sargent e Claude Monet, che trasse l’ispirazione dalla spettacolare vista di cui si gode dall’albergo, catturando nei suoi dipinti il passaggio della luce sul Canal Grande. Luogo d’arte à manger che trova nei piatti di Nadia Frisina e Marianna Vitale una mostra temporanea, effimera, inestimabile, personalissima. Che dura il tempo di N cucchiate, che si concretizza in quadri edibili che rimano con “spaghettone con anemoni di mare e wasabi”, “Fagottino di pasta fresca alla Norma con burrata, patate e menta”, “Rombo chiodato con salsa al limone erbe di campo e nero di seppia”, “Triglia al cartoccio espresso, latte alla colatura di alici di Cetara e pane croccante al lime”, “Panna cotta al vapore con gelsomino e zenzero caramellato”, “Minestra di mare con frutta e verdura di stagione” composta, ci racconteranno a fine serata le chef, dallo sguardo emozionato e emozionante, da “51 elementi”. Cinquantuno elementi. Forse più delle sfumature di un’opera di Monet, forse più dei fuochi d’artificio accesi in cielo, forse più di tutti i baci scambiati all’ombra del Campanile di San Marco, abbastanza da poterli abbracciare con tutti i nostri cinque, anzi sei, sensi.

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