Il profilo IG di torte che lanciano messaggi al mondo (ascoltatele, mangiatele)

Cristalli di zucchero e sac à poche per il femminismo postmoderno di The Sweet Feminist.

instagram.com/thesweetfeminist/Instagram

Verrebbe da pensare che il femminismo e lo stare in cucina a preparare i dolci non vadano d'accordo, eppure The Sweet Feminist sembra essere qui proprio per dimostrare il contrario. Sin dal primo post nel 2018, il profilo Instagram di Becca Rea-Holloway continua a conquistare nuovi followers grazie alle sue torte virali decorate con nastri di icing e opinioni forti, poco importa quanto siano buone. I colori pastello e gli zuccherini delle fotografie postate incantano l'occhio di chi guarda e l'algoritmo che smista, così dopo un refresh ci troviamo sotto il naso una torta con scritto, in glassa arcobaleno, un messaggio perentorio: dissent. Uno sguardo all'archivio e c’è un dolce per l'umore del momento, qualunque esso sia. Una torta è più ottimista (feelin’ good as hell), un'altra pro-Bernie (raise the wage), alcune non ce la fanno più, come tante donne di questi tempi (I’m at capacity).

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Che il messaggio sia un bon mot o un grido d'aiuto, non ditelo con i fiori ma scanditelo con la glassa in questo strano 2021. The Sweet Feminist vuole attirare l'attenzione e spera che qualcuno legga anche le didascalie che, seppur brevi, spiegano meglio di uno slogan i problemi che affrontano le donne e le minoranze oggi e come possiamo essere proattivi. La stessa Becca Rea-Holloway dà il buon esempio e non si tira indietro quando c'è da dibattere con i suoi follower, ogni tanto viene anche invitata a uscire dalla sicurezza della cucina per collaborare con associazioni attive nel sociale.

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Quasi come se fosse un dovuto rito di passaggio, anche un innocuo profilo Instagram giocosamente femminista come questo è stato bistrattato proprio come le donne che cerca di difendere o sensibilizzare. È successo nel 2019, quando Miley Cyrus, per una collaborazione con Marc Jacobs e Planned Parenthood, ha riciclato una torta di The Sweet Feminist in un’immagine senza consultare o dare alcun riconoscimento a Becca Rea-Holloway. Intenzioni buone ma esecuzione discutibile, così come erano discutibili le scuse pubblicate in tutta fretta da Miley Cyrus. Pare che nessuno sia stato risarcito per l'episodio in questione, ma come succede spesso nella sfera di Instagram i confini tra hobby retribuito e lavoro o reinterpretazione e attribuzione sono molto sfumati, così a Becca Rea-Holloway si perdona la qualità incostante o una certa ripetitività. Non sono i picchi artistici di precedenti illustri che si incontrano spesso nei musei, come i neon sfacciati di Tracey Emin (“Is anal sex legal?”, “People like you need to fuck people like me”), i poster di Barbara Kruger (“Your body is a battleground”, “I shop therefore I am”) o i lavori di Jenny Holzer, indiscussa regina dell’arte femminista fatta a suon di slogan e la più rispolverata dal movimento #MeToo (le 250 frasi del ciclo Truisms sono tanto pungenti oggi quanto lo erano nel 1978: “Abuse of power comes as no surprise”, “Fathers often use too much force”), ma The Sweet Feminist offre, per i tempi che corrono, un divertente attivismo postmoderno che vale la pena seguire seduti comodamente sul divano.

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