giochi preziosi
Kai Schwabe

Ti ho amata. Ti amo. Ti amerò per sempre. Un trittico da far perdere la testa. Sinonimo di gesti in grado di durare una vita, se non anche oltre. Emblema di eternità. Ognuna delle tre brevi frasi corrisponde a uno degli altrettanti diamanti di quello che si potrebbe dire il gioiello d’amore par excellence: l’anello Trilogy. Il monile, in compagnia del Solitario, unico e indivisibile, è il triplice perfetto gesto, nonché la somma, per dichiarare i propri sentimenti, la scelta di unirsi a una persona in particolare, a un sentimento senza fine. E a proposito di addizioni, di riferimenti al numero 3 - il quale, del resto, è simbolo di perfezione - e di passione, è bene andare in Toscana, precisamente a Castel Banfi, in quel di Montalcino. Già, citando questo luogo ameno, in un contesto rurale che spazia tra cieli blu, cipressi verdi e campi dalle sfumature ocra, è possibile immaginare, in concreto, tutti gli elementi sopra citati. E non è un caso che a fare da ambasciatori in questo percorso ci siano i vini Banfi, azienda nata nel 1978 grazie alla volontà dei fratelli italoamericani John e Harry Mariani. La maison vinicola è in grado di vantare il pregio di produrre ben quattro Supertuscan, vini rossi toscani di grande pregio, ribelli nell’animo e nella produzione, tanto che non rientrano in alcuna Denominazione. Tra i più noti e importanti, nonché il primo per la famiglia Mariani, c’è il SummuS, la cui prima (e presto ottima) annata risale al 1985, diventando subito un nettare composto da tre uve, rinomato anche a livello internazionale. Sine tempore. E senza tempo, nonché globalmente riconosciuto, è anche il valore del Trilogy il quale, poeticamente, rappresenta con le sue pietre preziose la tripletta di vitigni con cui il blend del Super firmato Banfi viene creato: Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Syrah. Rispettivamente in ordine decrescente di percentuale, la quale varia ogni vendemmia. L’anello vanta però qualche anno in meno rispetto al potente SummuS: nasce infatti nel 2001, grazie all’estro dei maestri De Beers, casa gioielliera made in UK, ideatrice, tra l’altro, del fratello Eternity. Entrambi sono messaggi di lucentezza e di eleganza classica. Brillano tanto alla luce del sole quanto all’ombra, giocoforza la purezza dei diamanti scelti. A differenza del solitario, dono tipico per una proposta di matrimonio, il Trilogy (ma anche l’Eternity) è un cadeau prezioso da fare in qualsiasi momento della vita. Il SummuS si rispecchia in questo modus operandi, perché è un vino rosso in grado di invecchiare molto bene. Anzi, è preferibile che lo sia: una volta regalato, a noi stessi o a qualcuno di speciale è meglio non berlo subito, ma conservarlo. Tanto resiste. Come un amore solido e forte, una rosa in grado di non appassire.

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Tutto ciò è possibile grazie all’impegno che Banfi impiega in tutte le sue quattro dimore: Chianti Classico, Bolgheri, Piemonte - dove approdano un anno dopo la fondazione di Castello Banfi - e appunto Montalcino, territorio quest’ultimo in cui vengono realizzati i loro super toscani: Belnero, Cum Laude, ExcelsuS e ovviamente il Trilogy dei vini in questione. Al palato infatti, appena assaporato lo si è apprezzato, mentre si degusta lo si ama, e finito il calice, bevuto lentamente per apprezzarne le diverse sfumature, lo si vorrà ancora. È l’anima gemella dei vini. Di quelle uve che, una volta colte, vengono fermentate in botti combinate di acciaio e rovere e affinate in barrique di rovere francese. Pare che per non far finire un amore serva un rinnovamento costante nei giorni e negli anni. E come gli anelli Trilogy, con la loro lucentezza sono un monito brillante in tal senso, le etichette dei vini rappresentano un promemoria perfetto. Proprio dall’annata 2017, l’ultima in commercio (da aprire, tanto per chiarire, tra un po’ di anni), SummuS vanta una veste aggiornata, certamente più preziosa ed elegante. Se in fatti prima prevedeva uno sfondo nero con lo stemma della famiglia, adesso guidata dalla terza generazione rappresentata da Cristina Mariani-May, colorato di rosso, azzurro e oro - per la corona - (anch’esso diviso in tre parti, simbolo dell'eredità storica, ricca di personaggi tra cui Achille Ratti, nominato Papa Pio XI nel 1922, figura con cui è crescita Teodolinda Banfi, prozia dei fratelli John e Harry), ora l’icona è completamente dorata, in modo da far risaltare a livello cromatico il fine e pregiato contenuto. Un motivo in più per amare ieri, oggi così come domani, uno dei più importanti vini del territorio italiano. Un rosso d’eccellenza, dal taglio lucente, come i diamanti (e la storia) degli anelli Trilogy.

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