Le case post millennial a Miami, ovvero come fondere lusso e sostenibilità

Abbiamo provato a sondare i desideri immobiliari dei millennial, a cercarne di già realizzati e soprattutto a immaginarci il futuro

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Courtesy Emilia Antonia De Vivo

La settimana del Salone del Mobile 2018 si è ormai conclusa. Dati alla mano il social engagement per l’intera durata è stato il più alto e instagrammabile di sempre, a ig il 90% dei 780mila contenuti dell’intera settimana (fonte Publicis Media). Gli interessati attivi? Popolazione mista dai 35/40 anni in poi. Perché tanto interesse? Perché ‘abitare il futuro’ in maniera consapevole e felice è pre-occupazione di molti, intesa come occupazione a cui dedicarsi prima che sia troppo tardi, per crearsi un’oasi di benessere su misura.

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La full immersion nel design che osa oltre ogni ragionevole probabilità, autorizza ad sognarci in luoghi immaginari, nel chissà dove (e come) potremmo essere domani o fra 30 anni. Ma, come saremo fra 30/40 anni, quando ancora più svegli e creativi di oggi, ci ritroveremo più esigenti e consapevoli che a 20 anni? Abbiamo provato a sondare desideri, a cercarne di realizzati e soprattutto a immaginarci il futuro 4.0: vita sana, bien vivre, a zonzo e senza problemi, ad abitar case belle, climi caldi, sani come pesci, circondati da divertimento e buon cibo, ovvero artefici di aspirazioni e geografie di nuova vita creativa e itinerante.

E allora siamo andati a Miami, a vedere lo scarto che c’è tra realizzabilità e immaginario, quello che risponde alla domanda: se non avessi limiti di sorta, qual è la casa, l’ambiente che vorresti intorno. La risposta è stata “d’accordo con l’etica dei comportamenti eco-sostenibili, del ritorno al rapporto con la natura, ma quanto bello sarebbe se tutto fosse smart, high-tech e a progettarlo fosse un grande architetto!?”

Dove ci immaginiamo nel 2050? In posti caldi certo, possibilmente vicino al mare, in atmosfere da villaggio ma connessi in banda larga e wifi a 100 milioni di Mbps. Vogliamo un ambiente culturale eccitante, e aggirarci in ciabatte tutto l’anno. Proviamo appunto con Miami. La tradizione di venirci a svernare dal nord (America) ha dato nome al noto movimento degli snowbirds cominciato negli anni ’60 per ragioni molto meno impegnative, ma attinenti sempre la sfera del vivere facile e bene.

Nella Miami di oggi, non solo Beach, si può intuire un futuro in preparazione febbrile per chi ci vivrà, che sia fra qualche anno, fra 20, o per quelli che quel brivido, vogliano cominciare a provarlo da oggi stesso. Non sarà un caso se il gotha degli architetti mondiali da meno di 10 anni, si è dato appuntamento qui a progettare interi pezzi di città, certo invitati da chi quel futuro vuole realizzarlo senza compromessi in spesa e qualità.

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C’è Foster&Partners, Herzog & De Meuron, OMA di Rem Koohlaas, Zaha Hadid, Jean Nouvel, Renzo Piano. E poi Arquitectonica, BIG, Moneo, West8, Gehry, Tadao Ando; marchi come Porche, Aston Martin, i nostri Fendi, Armani, Missoni, tutti portatori e artefici del proprio stile di vita, a patto che sia spinto al massimo di comfort e lusso. Ognuno di quei progetti meriterebbe l’esplorazione di bellezza e benessere che gira intorno a mente e corpo, ad abitare a certi standard d’alta quota.

MIDDLE BEACH – RITZ CARLTON RESIDENCES - PIERO LISSONI

E chi non vorrebbe vivere in un’oasi personale (e personalizzata), al punto preciso di confluenza del Surprise e del Flamingo sul Biscaine Waterway. Oasi retreat minimale nelle apparenze ma completa di service speciali su misura per ogni desiderio (in)formulabile. Piscina sul tetto, yacht ed elicottero esclusivo. Darsena privata davanti casa, sala sociale sul lungomare con bar, catering e sistema di intrattenimento all'avanguardia, giardino di meditazione, golf virtuale e biliardo, il cinema naturalmente, ogni servizio immaginabile di spa, dal centro termale, al bagno turco allo yoga. Una lobby da 2.5 milioni di dollari con una scala di 500mila dollari. E poi la biblioteca e gli studi/atelier dove dar libertà agli artisti che siamo. Comfort a domicilio h24 per noi e per gli amici animali di ogni razza, ed un carnet di servizi à la carte che vanno dall’organizzazione di viaggi e vacanze, alla segreteria/ufficio, traduzioni, assistenza legale e informatica, shopping di ogni genere, consegne notturne, servizi proprietari assenti e chef personale. Si dà (anche) il caso che tutto sia già possibile e sperimentabile di persona, in 111 residenze e 15 ville, quelle con il salotto dentro-fuori tra casa, giardino e piscina, in cui perdere di vista dove si chiudono i balconi scorrevoli. Case da una a cinque camere che variano da 2.000 a oltre 10.000 metri quadrati, hanno un prezzo da $ 2 milioni a oltre $ 40 milioni, grazie a gusto e talento tutto italiano di Piero Lissoni. Gli arredi su richiesta, sono pezzi selezionati in viaggi nel mondo, per evocare posti e genti esotiche, seduti al divano con accanto una tequila.

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Courtesy Emilia Antonia De Vivo

DOWNTOWN – BRICKELL CITY CENTRE - ARQUITECTONICA

E a chi non piacerebbe vivere in una Manhattan caraibica, frenetica e stimolante al punto giusto ma calda e accogliente, come solo può avvenire nel sud della Florida. Il Brickell City Centre è una città nella città ad alti standard di vita futuribile, dove ‘connettività’ è la parola d’ordine. Dalle due torri extra lusso Rich&Rise, alla residenza hotel di East, alla food hall (tutta italiana) più grande del sud America, tutto è collegato a tutto sotto il grande ombrello del Climate Ribbon, una pensilina in acciaio e vetro che si snoda a nastro a proteggere le aree pubbliche da sole troppo caldo e pioggia tropicale, secondo un sofisticato quanto sostenibile sistema di gestione climatica sensitiva. Una casa ‘normale’ qui ha a disposizione piscine sociali enormi, complete di bar ristoranti (e arredi a firma Urquiola per B&B), salotto biblioteca e sala da tè, due spa, hammam e cinema ristorante CMX; balconi-living avvolgenti su panorami a perdita d’occhio. C’è anche l’amenity deck con la palestra high-tech. La progettazione tocca corde profonde nella percezione del benessere e la scelta dei materiali è orientata in base a ciò che comunicano per tattilità, colore, consistenza, in un gioco leggero tra formale e informale che rilassa, seduce da subito e aggancia quote decisamente alte in quanto a livello di qualità della vita, da sollevare attenzione mondiale.

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Courtesy Emilia Antonia De Vivo

MIAMI BEACH - THOMAS JUUL-HANSEN

E perché no a Miami Beach nel cuore del quartiere a più alta densità di Art Deco del pianeta. Three Hundred Collins è il primo luxury development residenziale di Miami del più famoso "designer per l'uno per cento" di New York City, pensato apposta per i più esigenti (post-millennial) snowbirds newyorkesi. A Miami Beach, South of Fifth per la precisione, il lusso si declina a dimensione locali: solo 19 boutique-loft, standard altissimi, enormi giardini privati e, unica nel suo genere, una grande piscina di acqua salata sul tetto (da un minimo ragionevole di 1.7 milioni di dollari).

E se milionari non lo diventeremo mai? Se i nostri sogni romantici saranno tutta spiaggia, sole e ciabatte imbrattate di sabbia, magari di ritorno dalla mostra appena inaugurata al The Bass? Per chi ha ancora nel cuore il blues dei neri di Overtown, gente come Nat King Cole, Duke Ellington, B.B. King, Ella Fitzgerald, James Brown o Aretha Franklin, di quando erano pronti in trasferta a Miami Beach per suonare, ma non autorizzati a restarci perché neri. Ebbene per i nostalgici 4.0 ci sarà sempre un posto accogliente al Carlyle, in uno degli appartamenti in sharing economy, bianchi, grandi e luminosi che guardano al mare, quelli che si inondano di luce gialla all’ora d’oro del tramonto. Un posto per i creativi nomadi che verranno, quelli dal lusso senza tempo, c’è già.

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