Scusa, potresti condividere un po' meno?

Maschio oversharing: quell’uomo che se vai sui suoi social scopri tutto di lui, inclusi i dettagli della vita di coppia. Un uomo che interagisce ogni giorno con 4900 amici intimi può essere davvero un buon marito?

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Chiara l’altrogiorno è arrivata da me disperata. «Devo parlarti di una cosa serissima, anzi due», ha detto col tono che lasciava presagire tragedie ben più devastanti della morte del gatto. «Allora, la buona notizia è che io e Luca stiamo insieme da sei mesi», ha continuato con piglio deciso, come se io dovessi sapere chi diavolo fosse mai questo Luca. «Quella cattiva, è che se guardi il suo profilo Facebook praticamente io non esisto. Non solo il suo status è ancora segnato come “single”, e vabbè; ma ogni volta che usciamo, andiamo in un ristorante, a teatro, al cinema, a fare una gita, insomma ogni volta che siamo in una situazione in cui quando è da solo posterebbe una foto, o non posta niente, oppure se lo fa, non mi tagga mai. Come se io non fossi con lui. Come se volesse tenermi segreta. Non so cosa pensare. Sono addirittura arrivata a ipotizzare che abbia un’altra fidanzata segreta, una cui non vuol far sapere i suoi spostamenti e soprattutto la mia esistenza. Sto diventando matta. Secondo te dovrei parlargliene? Eh? Ehi, dico a teeee!».

Da ragazza perspicace Chiara aveva colto la mia poca empatia al dramma del mancato taggamento. Quello che non poteva sapere è che mentre stava parlando, nella mia testa rimbalzava un solo pensiero: beata! Sì, beata lei. Ebbene sì, Chiara con la sua invisibilità sui social network io la invidio, per un motivo semplicissimo: sono sposata con un uomo che sui social mette di tutto e quando dico di tutto intendo proprio tutti i fatti nostri di coppia. Non so come sia potuto succedere.

Anni andando in giro a fare dichiarazioni sbruffone del tipo «gli uomini decenti rimasti in giro sono quelli che non usano Facebook», oppure «datemi un uomo che non smanetti sui sociale ci faccio dieci figli», intendendo l’ignoranza virtuale come la più alta forma di intelligenza. Ecco, anni così e poi sono finita con un taggatore compulsivo, con un maschio oversharing, uno che ci tiene a far sapere al mondo tutti i dettagli della nostra socialità matrimoniale. Basta andare sul suo profilo per sapere tutto della nostra vita di coppia: dove siamo stati in vacanza gli ultimi tre anni, dove abbiamo trascorso il Capodanno, in quali alberghi abbiamo dormito, quali band siamo andati a sentire, da qui risalendo fino al 2013, le mostre, i film, le conferenze, i brunch, gli amici, i parenti, le passeggiate al parco, i libri, insomma tutto.

Volete degli esempi concreti? Lo scorso weekend, brunch a Brooklyn con due amici, taggati loro e geolocalizzati tutti persino il cane, che era al suo primo viaggio in metropolitana, e non vuoi immortalare il momento e metterlo su Facebook? Certo che vuoi! Il venerdì prima: documentario al nuovo Quad, un piccolo cinema nel West Village appena riaperto. Siccome è completamente restaurato e adesso è tutto rosso e nero, non vuoi fargliela una foto e taggarci tutti e due lì,accanto al titolo del documentario? Ma sicuramente. Ponte di Pasqua nella Hudson Valley con pernottamento in una fattoria con capre e cavalli chiamata Liberty Farm. Taggata pure lei, capre comprese.

Quando invece non tagga, mio marito su Facebook chiede consigli.«Dobbiamo traslocare, chi mi suggerisce una ditta affidabile e poco cara?». Seguono dieci risposte di gente che quindi chiede dove andremo, quando, in che tipo di casa, e insomma fa domande, con lui imperterrito che risponde a tutti. «Abbiamo bisogno di un veterinario (o di un gastroenterologo, o di un imbianchino, o aggiungete voi quello che volete, tanto avete capito, no?). Chi ce neconsiglia uno?». E, idem come sopra, seguono domande sulla salute del cane o del nostro tratto gastrico, domande alle quali mio marito risponde, ovviamente.

Potrei andare avanti recuperando mesi e anni così, tutti iperdocumentati e soprattutto condivisi con - tenetevi forte - i suoi esclusivissimi, super intimi 4.907 amici. Avete letto bene: quattromilanovecentosette amici. Tralasciamo che di questi quattromila e passa stretti e vicinissimi amici, ne conoscerò sì e no 20, tralasciamo che sono scema io perché con uno con quattromila e passa amici non avrei dovuto prenderci neanche un caffè, figurarsi imparentarmi legalmente, il problema rimane, e la domanda da porc itutti quanti è: quando la condivisione è troppa?

Mi spiego: non che io sia una che sta lontana dai social per partito preso o per posizione intellettuale. Tutt'altro. Sui social ci sono e mi diverto, mi faccio i selfie come tutti, scrivo scemenze, condivido articoli, insomma faccio quello che fa chiunque. Solo che lo faccio con un minimo di privacy, e lo so che detta così sembra una contraddizione. Invece no, basta prendere qualche accorgimento.

Ad esempio, al contrario di mio marito che è fulmineo e sempre a tempo, io non posto quasi mai foto dei posti dove sono nel momento in cui ci sono. Di solito aspetto qualche ora o qualche giorno. Il risultato è che spesso la gente mi dice «ah, ho visto che sei in vacanza», quando invece sono magari tornata già da una settimana, ma pazienza. Anzi, meglio. È esattamente ciò che voglio. Mi fa sentire meno esposta, come se rivelassi di meno, più in controllo delle mie esperienze, soprattutto se sono di coppia. È una forma forse sciocca di protezione che però su di me funziona (e se fosse stata furba, Kim Kardashian avrebbe fatto lo stesso evitandosi lo spavento della rapina e tutto quello che è venuto dopo). Quando invece lo fa lui,nel momento in cui siamo insieme, mi sembra una mancanza di rispetto verso la nostra intimità, una inutile condivisione di qualcosa che è privato e confidenziale.

Forse è una forma di gelosia. Anzi, senza il forse: è sicuramente una forma di irrazionale, sciocca, per nulla giustificata gelosia. Però è così ed è abbastanza per far nascere discussioni tra noi. «Ma quindi se io, che so, finisco in ospedale in fin di vita, tu lo posti subito? Hashtag #prayforsimona?». «Ahah, molto divertente». «No, dico sul serio. Dimmi tu dov'è il limite, se ce n’è uno». «Ma se ti lamentavi sempre se non ti taggavo nelle foto!». Ci ho messo dieci secondi a capire di che cosa stesse parlando, ma poi ho realizzato: c’è stato un periodo, all'inizio della nostra relazione, in cui uscivamo insieme, lui postava la foto ma non aggiungeva il mio nome. E io ero convinta lo facesse per non turbare qualche fan o qualche amante o magari qualche ex (non sono paranoica: su 4.907 amici capite che la probabilità che dentro ci siano ex psicopatiche o groupie assatanate è molto, molto alta). Ecco, c’è stato un periodo in cui ero Chiara. Per cui il consiglio a lei e a tutte quelle con un uomo che le tiene invisibili sui social è: «Attente a lamentarvi, perché potreste finire come me».

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