ABC cos’è il flight shaming

Bugiardino su come minimizzare gli impatti sul clima mentre andiamo “semplicemente in giro”.

Airplane windows
yoh4nnGetty Images

Nei primi giorni di giugno, noi tre stavamo avendo una conversazione presso l’università della Bristish Columbia, quando Lior espresse qualche perplessità su un’attività scolastica dei suoi bambini che suggeriva che viaggiare in aereo fosse negativo per il clima. Di fatto, disse, le emissioni di carbonio in volo, per miglio a passeggero, sono dello stesso ordine di grandezza di quelle emesse da altri mezzi di trasporto. Così non conta molto se voli o vai in auto. Tuttavia, spiegandosi meglio, poiché gli aerei più grandi sono più efficienti in termini di emissioni di carbonio e poiché il decollo e l'atterraggio sono particolarmente costosi, l'efficienza in termini di carbonio del trasporto aereo dipende in modo significativo dalla distanza. In altre parole, i voli a corto raggio tendono a essere inefficienti rispetto alla guida, mentre i voli transcontinentali sono molto efficienti.

Noi due ci guardammo disorientati. Tutt’e due avevamo calcolato i nostri budget di carbonio e visto che un singolo volo transatlantico sarebbe bastato a “bruciare” tutto il nostro annuale budget di carbonio. Molti importanti scienziati climatici stavano sbandierando l’hashtag #flyingless. Ma Lior aveva ragione? Stavamo forse solo conformandoci a un trend di pensiero e a un’opinione comune?

Quella sera stessa controllamo le cifre su Wikipedia e sorpresi scoprimmo che Lior sembrava avere ragione. Almeno in parte. Cominciammo a twittare sull’argomento per far sì che gli esperti dessero il loro contributo.

Velocemente la comunità di Twitter ci ha messo sotto il naso altri dati, cominciando discussioni e confronti dalle tante diverse sfumature. Questo saggio è un riassunto di quanto abbiamo imparato

1. Il mezzo di trasporto è meno importante della distanza percorsa (con alcune eccezioni -chiave)

Un collega ha evidenziato che la quinta valutazione del cambiamento climatico dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC’s) sintetizza le dirette emissioni di CO2 per km a passeggero. Mentre la media delle emissioni degli aerei per il trasporto delle persone sono più alte degli altri mezzi di trasporto, le emissioni più alte del trasporto ferroviario sono comparabili alle emissioni più basse degli aerei e le emissioni degli aerei passeggeri rientrano quasi nello stesso range di tutte le emissioni del trasporto su strada. Inoltre, le emissioni per km a passeggero variano grandemente per ogni singolo mezzo di trasporto. Ad esempio, le emissioni aeree variano per un fattore del 2,5, che è legato al punto di vista di Lior sul fatto che i voli a breve distanza sono meno efficienti di quella a lunga distanza. Per le brevi distanze prendere un treno può essere meglio di volare, ma ci sono ambiguità a proposito dei voli a lunga distanza. Non importa quale mezzo di trasporto scegliamo, la distanza percorsa determina fortemente le emissioni

2. La fonte dell’energia conta

Mentre i numeri di IPCC suggeriscono che i treni non sono molto meglio degli aerei, molti europei hanno replicato ai nostri tweet con numeri che mostrano una grande differenza. Cosa sta allora succedendo? Salta così fuori che i treni in Europa sono principalmente elettrificati, con una recente spinta ad alimentarli con energie da fonti rinnovabili, mentre nel nord America i treni usano combustibile (spesso il diesel). In Europa i treni sono di gran lunga la scelta migliore in termini di benefici climatici, anche se questo non è vero per altri luoghi della Terra.

3. Anche il numero dei passeggeri conta

Tutte le stime delle emissioni sopra citate sono riportate per passeggero. Tuttavia i dati non indicano il numero dei passeggeri che si suppongono presenti in macchina, in aereo o sul treno. Ma altri grafici sono espliciti e mostrano quanto le emissioni varino in base proprio a quelle supposizioni. Considerando che un treno trasporta mediamente 156 persone, un aereo 88 e un bus 12,7 e che le emissioni variano in base alle dimensioni della macchina e al numero di occupanti, on nord America, vista la similarità di emissioni per km di macchine, aerei e treni, potrebbe essere più importante praticare il carpool che trovare un altro modo di trasporto.

4. Gli effetti marginali devono essere presi in considerazione

Il transito pubblico si muove e circola secondo un numero medio previsto di passeggeri, sia che tu personalmente ne faccia uso oppure no.

Cambiare il numero di bus, treni o aerei in circolazione, richiederà spostamenti di passeggeri su larga scala. Ogni decisione individuale di prendere o meno un mezzo pubblico di trasporto non avrà effetto sulle emissioni di quel viaggio, ma la decisione di guidare ce l’ha. Così se scegli di guidare perché è più eco-friendly di volare per una breve distanza, stai aggiungendo un’altra macchina sulla strada, mentre l’aereo volerà in ogni caso. Tuttavia nel lungo periodo, se molta gente sceglierà di guidare (c’è da augurarsi in una macchina piena) è probabile che ci saranno allora meno voli a breve distanza.

5. Effetti a breve termine differiscono da quelli a lungo termine

I trend suggeriscono che i trasporti via terra stanno progressivamente passando all’elettrificazione (con il potenziale di usare risorse rinnovabili). Tuttavia non c’è all’orizzonte per gli aerei questa stessa possibilità tecnologica. Così volare meno è un importante impegno a lungo termine perché aiuta a rendere certe un numero maggiore di opzioni alternative di trasporto e mostra dove vogliamo che il governo e l’industria puntino le loro priorità rispetto a efficienza e trasporto.

6. Avere un più grande quadro d’insieme è importante

Pur volendo ridurre l’impatto del volo sul clima, dobbiamo però anche ricordarci che volare produce solo il 2% della totalità delle emissioni prodotte oggi. Persino se tutti smettessero di volare, la mitigazione sul clima nella sua totalità sarebbe trascurabile. Se per quelli che possono permettersi di farlo (inclusi molti scienziati climatici) volare appare come il grande colpevole, la maggior parte della gente al mondo non vola e il trasporto su strada rimane responsabile della maggior quota di emissioni dovute al trasporto. Se rifiutarsi di volare dà e diffonde un messaggio importante, è importante essere però sicuri che questo focalizzarsi strettamente sulle emissioni, non significhi perdere di vista la necessità di agire fattivamente nei confronti del clima in tanti altri molteplici settori.

7. Le nostre decisioni non sono tutte sul cambiamento climatico

La madre di Navin vive in India. Elena ha la famiglia negli Stati Uniti. Lior in Israele. Noi tutti abbiamo amici sparsi ai quattro angoli del pianeta. La scienza è anche uno sforzo sociale, ed è duro rimpiazzare le occasioni dove ci si incontra faccia a faccia con quelle che richiedono solo una telepresenza. Nutrire le nostre anime con amici e familiari e collaborare nel nostro lavoro richiede viaggiare e a volte l’unico modo per raggiungere queste persone è l’aereo.

Allora tutto questo dove ci porta?

Primo, dovremmo essere attenti e selettivi quando si tratta di viaggiare. “Meaningful travel” (#travelless) significa considerare se quel viaggio vale il suo impatto climatico.

Secondo, quando viaggiamo dovremmo cercare di mettere insieme tutti i viaggi previsti in quella zona.

Terzo dovremmo scegliere un mezzo di trasporto basato sulle considerazioni fatte qui sopra.

Infine dovremmo considerare di controbilanciare l’impatto dei nostri viaggi, dando un contributo per migliorare il mondo. Navin ha poi concluso, dopo un altro thread su Twitter a proposito di questa domanda, dicendo che possiamo fare tre cose:

  1. controbilanciare le nostre emissioni di carbonio;
  2. contribuire a un’organizzazione volta a un’azione politica per risolvere i cambiamenti climatici;
  3. contribuire alle organizzazioni umanitarie, perché le persone maggiormente colpite dal cambiamento climatico sono i poveri del mondo che vivono già ai margini.

    Quest’articolo è stato pubblicato in origine su Ensia. Viene pubblicato anche qui come parte della partnership di Marie Claire con Covering Climate Now che vede la collaborazione globale di oltre 350 siti per rafforzare la coscienza sull’attuale situazione climatica.

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