Come essere una business woman e una madre felice?

La chiamano Madame Millemiglia, romana, un figlio di 10 anni avuto tardi e una storia di nuvole da brividi.

Ha dormito mentre sorvolava l’Atlantico, si è svegliata all’alba mentre sfiorava le palme di Rio de Janeiro, ha pianto davanti a film mentre tramontava il sole sulle Ande. Non è un caso che Alessandra, dirigente Enel (per privacy non sveleremo cognome e ruolo) residente a Roma, sia stata nominata da Alitalia Madame Millemiglia. Una business woman presa dalla carriera e maestra nell’effettuare check-in in pochi minuti? No, una storia ben più complessa di come si possa essere una madre fierissima e contemporaneamente la donna che ha volato di più in assoluto in 365 giorni con 68 voli presi e la cifra, impressionante, di 230 mila chilometri equivalenti ad aver fatto sei volte il giro del mondo (e la seguono altre 35mila super volatrici, 25mila solo in Italia). Quello che lascia impressionati di Alessandra alias Madame Millemiglia, forte accento romano in una telefonata romanissima, è che è raro incontrarla a terra ma che con il suo giro del mondo e le mille miglia accumulate Alessandra ha sfatato il cliché di donna in carriera senza una vita ad attenderla alla pista di atterraggio. Anzi.

Wow: la seduta della Business Class di un volo Alitalia

Dimenticate il plot di Tra le nuvole con il tagliatore di teste George Clooney. «Sono stata fortunata: ho fortemente voluto diventare madre e lo sono diventata a 45 anni. Ora mio figlio ha 10 anni e no, non sempre è andata bene specie con le madri dei suoi compagni di classe. Di riflesso i loro figli hanno isolato mio figlio, e il motivo era il mio stile di vita». Nessuna recriminazione nella voce di Alessandra per quanto questo è il ritratto ancora attualissimo di come le donne sappiano essere le peggiori supporter di business woman, accusate di essere profondamente innamorate del lavoro e meno della propria famiglia. «Ho 55 anni ma ne dimostro di meno» ironizza Alessandra, ma è facile crederle con il dinamismo che la caratterizza. «Ho potuto fare questa vita, viaggiare, lavorare, diventare madre, grazie a un marito davvero presente che mi ha sostenuta sempre» (donne vs uomini, cliché ko). Con un ruolo di profondo impegno all’interno di Enel Alessandra non dipinge la vita da business woman e madre come un piacevole quadro espressionista «con il ritmo del mio lavoro passo più tempo fuori che a casa e il senso di colpa che ti trasmettono i figli quando non dormi mai a casa...l’ho provato eccome».

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Il fatto che sia stata nominata la donna italiana che ha accumulato più miglia volando sui tetti del mondo la dice lunga non solo sul suo record fisico (per il monte ore aereo può benissimo condividere storie di jet lag tanto quanto le hostess) ma soprattutto sulla capacità di mantenere un baricentro emotivo «viaggio spessissimo in Spagna, Cile, Colombia, Romania (Alitalia ha debuttato nella stagione estiva con il diretto Roma-Santiago ndr) ma le mie rotte del cuore sono sicuramente Barcellona e Santiago». Vita da incubo in volo tra oggetti off limits e iper-attività da dipendenza smartphone? «Macché se c’è una cosa che rimpiango, e che adesso nei voli in business class c’è sempre, è il wi-fi: prima potevi staccare dal mondo per 10 ore, potevi leggere, guardare film, dormire. Avevi l’alibi del volo». Come fa una business woman come lei, che certo viaggia nel comfort della business class, a ritagliarsi un momento per sé nella strozzatura perenne lavoro-famiglia? Anche post arrivo del wi-fi a bordo «cerco di mantenere il momento del volo per quello che è sempre stato: guardo un film che non avrò mai tempo di vedere a casa, leggo e dormo, mi concedo un aperitivo molto rilassato». Quanto amare il proprio lavoro, accettando trasferte su trasferte, incide sul benessere fisico, rimedi per il jet lag in primis? «Ormai per il jet-lag ci sono così tante soluzioni: prendo qualcosa che mi faccia dormire, come la melatonina. Il mio primo viaggio è stato in Cina: mi ricordo ancora che a un certo punto, arrivata là, davo i numeri. Ho sempre patito di più il fuso da Oriente verso Occidente. Allora ancora adesso se c’è una palestra in hotel cerco di allenarmi, oppure esco a correre».

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Quello che non ha Alessandra sono colleghi fissi, routine lavorative che molti pagherebbero per non avere «In aeroporto guardo chi c’è in attesa di salire sul mio volo: quelli come me li riconosco subito, i turisti non si impicciano con noi e viceversa. Però sì ci si scambiano molti biglietti da visita». Un popolo aereo che vive giornate dalle infinite ore (spostate dai fusi) che mantiene un distacco “professionale” ma che con Alessandra può condividere un mondo parallelo di avventure «come quando abbiamo fatto scalo in Venezuela, una Caracas vista di notte anni e anni fa, meravigliosa. Me la ricordo ancora. E che dire della prima volta che ho visto Rio de Janeiro da lontano…». Decisamente ottimo materiale per ottime favole da raccontare a un figlio che ti aspetta a casa.

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