È arrivata la primavera e a Milano sboccia il Miart

Dalla sezione dedicata ai solo show fino alle installazioni in giro per la città: ecco perché la fiera d'arte contemporanea milanese si conferma uno degli eventi più hot di tutta la stagione.

Ex-Eletrofonica-Miart-2019
Courtesy Photo

L’anno scorso era stata la Stonehenge gonfiabile dell’artista Jeremy Deller, commissionata dalla Fondazione Nicola Trussardi, a fare da apripista. Quest’anno la fiera d’arte contemporanea Miart (info biglietti qui) di Milano si ispira alle parole del filosofo Gareth Evans: «Abbi cara ogni cosa». E dal 5 al 7 aprile offre un programma straricco con 185 gallerie in rappresentanza di 19 nazioni, 18 curatori, sette sezioni e sei premi.

Gió Marconi, Atelier Van Lieshout
Courtesy Giò Marconi

Fra le cose da segnare col circoletto rosso ci sono innanzitutto i moltissimi stand personali della sezione Established Contemporary con mostre di Evgeny Antufiev (z2o Sara Zanin), Simone Bergantini (Pack), Koenraad Dedobbeleer (Clearing e Mai 36), Frances Goodman (Smac), Roger Hiorns (Corvi-Mora e C+N Canepaneri), David Hockney (Lelong & Co.), Farah Kheli (Officine dell'Immagine), Paul McCarthy (Hauser & Wirth), Mario Merz (Casoli De Luca), Marina Pinsky (Clearing), Rob Pruitt (Massimo De Carlo), David Renggli (Federica Schiavo Gallery), Thomas Ruff (Mai 36), Shimabuku (Zero...) e Serena Vestrucci (Otto Zoo).

Marina Abramovic
Courtesy Lia Rumma

Poi ci sono le sezioni Emergent, le cui vele sono rivolte ai next to be dell'arte e Decades, che esplora la storia del XX secolo in una scansione per decenni. Interessante si annuncia anche la nuova edizione della sezione trasversale On Demand, in cui le gallerie sono invitate a esporre opere site-specific o interattive all'interno dei loro stand. Cuore pulsante di una buona fetta di progetti creativi è la relazione fra politica, identità e rappresentazione. Per scoprire se si tratterà di "relazioni pericolose" o meno basta dare uno sguardo all'intervento site-specific di Latifa Echakhch realizzato con Kaufmann Repetto oppure ai dipinti sarcastici dedicati all'assurdità della propaganda firmati dal portoghese Luìs Làzaro Matos nello stand di Madragoa.

Hubert Winter, Birgit Jürgenssen
Birgit Jürgenssen

E se ci dovesse essere qualcuno a cui tutto questo non bastasse, si può fare lo slalom fra i tanti eventi in città: dal progetto firmato da Ibrahim Mahama a Porta Venezia sempre per la Fondazione Nicola Trussardi alla mostra di Antonello da Messina a Palazzo Reale, passando per la personale di Dan Flavin da Cardi e quella di Atelier Van Lieshout da Giò Marconi.

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