Ma chi te l’ha fatto fare? #1 Come nasce (e resiste) il FestiValle di Agrigento

Questa rubrica è dedicata a tutti quelli che osano l'impossibile, ovvero: organizzare festival musicali splendidi in luoghi splendidi (ma logisticamente hard).

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Courtesy Gaspare Macaluso

“Al di là di tutte le leggi gravitazionali (cit.), è possibile organizzare un festival in una realtà siciliana che fa ancora tutto all’ultimo minuto”. Incontro Fausto Savatteri, mente e cuore di FestiValle, a 10 passi dal Duomo. Nei bicchieri un Insolia che arriva dalla nostra Terra, nei nostri discorsi proprio lei, la Sicilia bedda da cui ci siamo allontanati ("abbandonato" no, sarebbe impossibile) molto tempo fa. Trentadue anni, le mani che passano più tempo sulle corde di una chitarra manouche che sui tasti di uno smartphone, nella testa il desiderio di aprire le porte della sua Agrigento a chi ha orecchie curiose, fame di musica sincera, di abitanti gentili e sì, anche di focacce tiepide divorate alle due del mattino. Con ancora le note che rimbombano in testa e i sorrisi stampati sul viso da ore.

L'estate scorsa, proprio ai piedi della Valle dei Templi, Fausto ha posato la prima pietra del FestiValle, festival jazz con una ricercata côté electro e che quest'anno si prepara a fare il bis dal 9 all'11 agosto. Rosenberg Trio, Chicago Stompers e Tobi Neumann sono alcuni dei primi nomi annunciati di un evento smaccatamente unico al mondo, che ha luogo in una Regione smaccatamente unica al mondo. Pro (tanti) e contro (di più) inclusi. Proprio per questo, la mia prima domanda è: ma cu tu fici fari ehm... ma chi te l'ha fatto fare?!

Tutta colpa del nome che avevo immaginato! Anni e anni fa, scherzando con un amico, dissi: “perché non facciamo un festival alla Valle dei Tempi e lo chiamiamo FestiValle?”. Suonava così maestoso, proprio come la Valle… E nel giro di qualche anno è successo davvero.

Tra dire e il fare…?
C’è la voglia concreta di portare nella mia Agrigento un festival di musiche impopolari, di nicchia, non il solito pop che ascolti in radio. C’è la voglia concreta di portarlo in un territorio in cui non c’è nulla, se non i soliti eventi di massa.

Courtesy Gaspare Macaluso

In quanti ti hanno detto “lascia perdere”?
Tutti quelli con cui parlavo.

… tranne?
Pochi amici che, vuoi per una visione più aperta perché anche loro “emigrati” fuori dalla Sicilia, vuoi per la voglia di ritornare e fare qualcosa di importante per la loro città, mi hanno fortemente appoggiato.

Quando hai pensato che non avrebbe funzionato?
Quando ho trovato più difficoltà a convincere gli agrigentini piuttosto che gente che in Sicilia non ci aveva mai messo piede.

Perché?
Perché questi ultimi non davano nulla per scontato, soprattutto la location. Partecipare ad un festival jazz dentro un sito Patrimonio Unesco e ad uno di musica elettronica in spiaggia a due passi dal mare, non è proprio qualcosa di scontato…

E invece quando hai pensato che avrebbe funzionato?
La notte del secondo giorno. Erano le due del mattino, ero stremato, con un sacco di pensieri in testa, i piedi che affondavano sulla sabbia e le dita tra le mani della mia ragazza. Mi sono girato verso il pubblico e, alla vista della folla che ballava musica che non fosse Despacito, mi sono commosso.

Il momento più stressante?
La settimana prima dell’inizio, pensavo seriamente sarebbe andato tutto a rotoli. Poi, però, è come se le cose si fossero messe a posto da sole.

Fausto Savatteri, fondatore del FestiValle
Courtesy Photo

Cosa ti manca di vivere “giù”?
La serenità, gli spazi estesi e, ammetto, anche provare un po’ di sana noia.

Cosa NON ti manca di vivere “giù”?
I ritmi di vita diversi, a cui anch’io mi sono disabituato. Da milanesizzato sono solito fare miliardi di cose al giorno, mentre - spesso e volentieri - in Sicilia gli appuntamenti e le scadenze non sono proprio rispettatissimi. Dalla stampa dei poster agli incontri burocratici, non c’è mai la certezza che gli orari siano onorati. Ti senti dire “passa di mattina, passa di pomeriggio…”. Sì okay, ma quando di preciso?!

Soluzione da milanesizzato?
Prevedere o fare lo scassaminchia con gli altri, per far rispettare le consegne e soprattutto le persone.

Il festival ti ha fatto perdere…?
I soldi. In Italia non abbiamo più amministrazioni pubbliche, ricche come un tempo, che si possono permettere di sposare progetti artistici e culturali. Nonostante le tante avances da parte di alcuni enti (che poi non si sono mai materializzate), io ho sempre corso con le mie gambe. E lo farò anche quest’anno.

Ma continui a crederci perché…?
Per regalare un’esperienza in più ai turisti che si fermano troppo poco tempo ad Agrigento, ed educare le persone all’ascolto di musiche non convenzionali o sconosciute per quel territorio. Vedi l’esempio dell’Ypsigrock di Castelbuono, dove da 20 anni si istruisce il pubblico a suon di indie e new wave internazionale.

Sei orgoglioso di questa nuova edizione perché…?
Non vedo l’ora di vedere sul palco i Chicago Stompers e i Rosenberg Trio. E poi, sinceramente, mi renderebbe orgoglioso non rimetterci di tasca mia per il secondo anno consecutivo. Guadagnarci e far quadrare i conti è davvero tosta, un festival neonato è un po’ come una start-up: l’idea può anche essere bella, ma se non riesci a monetizzare è impossibile andare avanti.

… arancinO o arancinA?
Tutta la vita ArancinA!

Courtesy Gaspare Macaluso

FestiValle
Valle dei Templi, Agrigento
9, 10, 11 agosto 2018
www.festivalle.it

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