«Ho deciso di far fare rugby a mio figlio per questi PREZIOSI motivi»

«Molti genitori lo scelgono per i propri figli perché non conosce il bullismo, anzi valorizza il talento e il gioco di squadra».

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Getty Images

Giocare per divertirsi, non lasciare indietro nessuno, rispettare l'arbitro e gli avversari. Negli ultimi anni il rugby si è molto diffuso, soprattutto tra i bambini. I genitori lo scelgono perché attratti dal forte spirito educativo di questo sort di origine anglosassone e dai feedback positivi riportati dai genitori che hanno deciso di farlo provare ai loro figli e hanno riscontrato sin dalle prime lezioni molti benefici. Lo spiega bene Nicola De Cilia in Pedagogia della palla ovale (Edizioni dell'Asino, 2015, 12 euro): «Pochi sport come il rugby sembrano avere a cuore la formazione umana: uno sport che mette insieme il gioco di squadra, il contatto fisico, la velocità, l'agilità e la forza».

«Il rugby mi insegnato l'onestà, il rispetto delle regole e la riflessione. Certo, giocando da professionista fin da piccolo il rapporto con i miei familiari è stato a distanza, non mi sono goduto le feste e ha limitato le mie amicizie, tutte cose di cui un giovane ha bisogno per la sua crescita», ci racconta Andrea Lo Cicero in occasione della presentazione della Virgin Active Urban Obstacle Race, la corsa a ostacoli interamente basata sull’allenamento funzionale ideata da RCS Sport – RCS Active Team con Virgin Active, in programma sabato 2 giugno tra gli eventi del Rimini Wellness 2018, per la quale l'ex rugbista 42enne è testimonial d’eccezione insieme alla schermitrice Rossella Fiamingo.

Qual è l'età giusta per iniziare a giocare a rubgy?
A tre anni! Certo, ovviamente non per imparare a placcare, ma perché il rugby insegna in primis, ai piccoli, a socializzare, a cadere per terra e rialzarsi, al rispetto delle regole. Sempre più strutture private propongono sport facilitando l’entrata dei bambini in anticipo rispetto ai tempi classici in cui, un tempo, si iniziava a fare sport.

Rugby = violenza è un cliché?
Sì, lo pensano gli ignoranti e chi ha pregiudizi. Le persone che conoscono i rugbisti generalmente non se ne liberano più, perché noi rugbisti viviamo anche fuori dal campo con il senso della famiglia. Ogni persona è indispensabile per la squadra.

Perché, secondo te, il rugby, negli ultimi anni, è così gettonato?
In parte perché gli italiani seguono le mode e perché purtroppo, ed è un peccato, il calcio sembra decaduto da un punto di vista dei valori. Ora sempre più genitori cercano di instradare i figli verso uno sport come il rugby che, per esempio, non conosce il bullismo, ma anzi valorizza il talento e le particolarità di ognuno e il gioco di squadra.

Come hai iniziato a rugby?
Ho iniziato praticando diversi sport, spinto dalla passione, ma nel mio cammino è stato il rugby lo sport che "mi ha messo la mano sulla spalla" facendomi sentire subito bene. Me lo fece conoscere mio zio che era un professore e giocatore.

Se non fossi stato un rugbysta che lavoro avresti fatto?
Avevo iniziato a studiare medicina per seguire le orme dei miei genitori. Penso che sarei diventato anch'io un medico.

Cosa fai prima di una partita? Hai una sorta di rito scaramantico?
Sono molto legato alla fede cattolica. Per me la preghiera è un momento importante, fonte di energia. Poi, siccome sono scaramantico, ho anche degli amuleti, peperoncini in primis.

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