«L’amore ti cambia sempre», parola di Francesco Motta, il protagonista dei festival dell'estate

È nella classifica degli album più venduti. In un'intervista esclusiva racconta la normalità della sua vita e quanto sia scomodo stargli accanto (ma è felice in coppia con Carolina Crescentini!).

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Nel 2016 Motta ha suonato a Torino prima dei The Jesus and Mary Chain, giganti del post punk, uno dei suoi gruppi preferiti. Alla fine di un concerto così impegnativo si è spostato dietro al banchetto del merchandising, a vendere le t-shirt con il suo nome sopra. «Eh, sono cambiate tante cose da allora», ride, seduto in un baretto di Trastevere, dove vive. Sì, le cose sono cambiate, adesso va ospite in tv, rilascia interviste, e qualcun altro vende le sue magliette. Motta, nome d’arte di Francesco Motta, nato 31 anni fa, cresciuto a Livorno, studi e gavetta da fonico, un numero incalcolabile di strumenti suonati, «tutti male», dice ma non è vero, è il nuovo cantautore da ascoltare. Nel paesaggio di star istantanee fatte a tavolino svetta con la sostanza di uno che si è fatto un culo così. E la sensibilità di canzoni che parlano di noi.

Ha raccontato l’incertezza di una generazione nei versi de La fine dei vent’anni: “È un po’ come essere in ritardo - non devi sbagliare strada - non farti del male - e trovare parcheggio”. E quel debutto gli è valso la Targa Tenco, tra pensieri condivisi e attitudine da rocker. Ora, dall’8 luglio, porta in tour nei festival Vivere o morire (Sugar), il nuovo album fatto di sonorità pop e ballate sentimentali come La nostra ultima canzone o La prima volta. «Ci ho messo più di me, tutto quello che è successo, la fine di un rapporto, l’inizio di un altro (con l’attrice Carolina Crescentini, ndr), un momento della vita in cui mi sono tranquillizzato, il silenzio da cui è nata la voglia di scrivere altre canzoni. Non è un caso che il disco cominci con un minuto di strumentale: per me non conta il testo o la musica, è importante il racconto».

Prima c’era la fretta di trovarti, crescendo ti stai facendo amico il tempo? Mi faceva paura la non risolutezza, la non indipendenza. Adesso spero di invecchiare anch’io con le mie canzoni, di non essere lo stesso tra vent’anni, non vedo l’ora di cambiare idea. Spesso vedo un giovanilismo eccessivo, che è ridicolo. Quando sarò pelato a 60 anni spero di raccontare che sarò pelato a 60 anni, ma felice.

Si può descrivere la felicità?
Ho raccontato la ricerca della felicità, che è un modo per essere felici. Ho descritto delle scelte. Non so se ho mai scritto “sono contento” in un pezzo però ci ho girato intorno in tutti i modi per farlo capire. Perché effettivamente ora sono felice.

Sotto c’è una svolta ottimista?
Sì, qualcuno pensa che le mie canzoni siano tristi, ma non lo sono, hanno uno sguardo verso l’alto. Mi dicono che l’ultimo pezzo li ha fatti piangere (Mi parli di te, in cui sviscera l’irrisolto con il “babbo”): ho pianto anch’io, ma mi sono sentito meglio dopo averlo scritto. Me lo sono guadagnato con l’autoanalisi, con chiacchierate con i miei genitori.

È stato difficile anche per loro?
Sì, soprattutto quando tuo figlio poi racconta tutto nelle canzoni. È un po’ scomodo starmi accanto, anche nelle relazioni, perché sento l’urgenza di dire cose veramente successe. Ma è anche una fortuna, perché sono riuscito a comunicare con mio padre come se lo avessi davanti. Vivo a Roma da 7 anni, sto costruendo qui la mia indipendenza, ma questo distacco fisico mi ha mostrato l’umanità di due persone che possono sbagliare. Accettarlo mi ha fatto avvicinare ancora di più.

Quand’è che da ragazzi si diventa uomini?
A me è successo quando mi sono reso conto che ero pronto ad amare altre persone.

La storia d’amore con Carolina ti sta cambiando?
Sì. L’amore ti cambia sempre. Siamo una squadra, andiamo veloci, ci capiamo, ci supportiamo, ci sopportiamo, andiamo insieme. È bello.

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Sarà un anno stupendo. Auguri a tutti.

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(Francesco Motta, 31 anni, con la fidanzata, l’attrice Carolina Crescentini, 38. Il cantautore ha pubblicato il loro primo scatto insieme su Instagram all’inizio di quest’anno)

I 30-40enni parlano sempre di piano B. Tu che sei dove vuoi essere, di cosa parli?
Dico a quelli che hanno un piano B: guarda che non ha senso, fallo diventare il piano A! Mi annoia chi non sa prendersi dei rischi, anche nelle conversazioni.

Un rischio che ti sei preso?
Nel 2010 facevo il fonico per gli Zen Circus e Nada li chiamò per il tour. Gli serviva uno che suonasse la tastiera e la chitarra, io non le avevo mai suonate dal vivo, e come tutte le cose che ho sempre fatto non sapendole fare, ho detto sì. È stato assurdo, mi sono preparato più di tutti, perché me la facevo sotto. Lei entrò e mi disse: «Ma sei tu che suoni le tastiere? Perché io ti ho visto fare il fonico». E invece Gerry, il suo compagno: «Te non suonavi la batteria in piedi?». È partita così, ora Nada è mia sorella. È stato fantastico suonare per altri, ho imparato a mettere l’ego da parte, ho capito che le canzoni sono più importanti di noi.

Perché c’è un pregiudizio sul pop?
Io non ce l’ho, penso sia il genere più difficile. Perché il pop è anche una leggerezza che va guadagnata. Prendi una frase come “mi sono innamorato di te” (Tenco, ndr), che sembra la più semplice possibile: non so se riuscirò mai ad arrivare a un livello di sintesi così. Ci sono canzoni inascoltabili, che non si aprono agli altri, ma non è colpa del pop.

Cos’è pop nella tua vita?
Il fatto di essere abbastanza normale. Faccio spesso tardi, ma mi capita di stare a casa e cucinare. Il mio ragù è pop.

Sai spiegarmi la trap (quella specie di rap tecnologico che spopola tra i ragazzini)?
No, ma mi affascina. Mi fa apprezzare di essere invecchiato e di non capire un certo tipo di testi. Però riconosco la verità, il punk che c’è dietro. Se i Sex Pistols fossero usciti domani forse avrei pensato «questi qui non sanno suonare» allo stesso modo.

Come funziona la musica per i film?
È un altro modo per ridimensionarti come musicista, perché i registi hanno un ego ancora più grande. Ma mi piacerebbe tantissimo lavorare con Garrone, ho visto Dogman e mi ha fatto sentire meglio.

Anche i figli sono un desiderio?
Il figlio è la conseguenza di un amore, deve partire da lì. Sicuramente mi sento pronto. Forse tutti sono pronti e non lo è nessuno perché è un’esperienza nuova, che non sai. Vediamo che succede.

L’artista ora è impegnato nel Motta live tour. Inizia l’8 luglio all’Arti Vive Festival e prosegue in 10 città fino al 7 settembre. Tutte le date su mottasonoio.com
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