L'arte incontra la scienza, intervista ai Semiconductor

Nei loro lavori mixano scienza, arte e note. All'ultima fiera Art Basel il duo, grazie alla maison d'alta orologeria Audemars Piguet, ha presentato HALO, opera ispirata al CERN, che trasforma il Big Bang in un concerto musicale.

Halo-semiconductor
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Da 20 anni firmano opere capaci di indagare l’ignoto e di tradurre l’invisibile in forme tangibili. Così il duo Semiconductor, formato dagli artisti britannici Ruth Jarman e Joe Gerhardt, cerca di raccontare l’animo umano instaurando un dialogo tra arte, natura e musica. Quest’anno la coppia è stata selezionata per la IV Commissione artistica di Audemars Piguet, progetto con cui l’azienda svizzera invita artisti internazionali a realizzare opere dedicate alla tecnologia (compresa quella del mondo dell’orologeria). Per far ciò Ruth e Joe hanno partecipato a un programma del CERN di Ginevra, lavorando con la curatrice Mónica Bello. Il risultato è HALO, installazione “magica”, ispirata ad Atlas (il rivelatore di particelle che studia il Big Bang e l’origine del mondo, nella foto sopra il titolo), in cui i dati tradotti in una pioggia di punti luminosi creano suoni come se fossero strumenti di un concerto live. L’opera è stata presentata alla Fiera d’arte Art Basel 2018. Ecco cosa ci hanno raccontato i due artisti:

Halo
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Perché avete scelto flussi di protoni ed elettroni e campi elettromagnetici per dare vita ad HALO? Perché ci affascina il modo in cui la materia ci circonda e condiziona le nostre vite. Al CERN gli scienziati studiano l’origine dell’universo e ci mostrano qualcosa che esiste al di là della nostra percezione. Noi vogliamo rendere arte la scienza ed esplorare, attraverso la lente della tecnologia, la materialità del nostro mondo e il modo in cui gli esseri umani la sperimentano ogni giorno.

Che emozioni volete dare con le vostre installazioni? Vogliamo che il pubblico venga sopraffatto dal potere dell’ignoto. Non è necessario conoscere ciò che si sta guardando, ma bisogna essere umili e affidarsi alla guida della scienza.

Halo
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Che differenza c’è fra un artista e uno scienziato? Non molta. Ci sono soprattutto punti in comune: entrambi devono aspettare l’ispirazione, essere rigorosi, motivati, fiduciosi e dubbiosi. La scienza, come l’arte, presenta più domande che risposte. E processi lenti che devono compiersi passo dopo passo.

Domanda a bruciapelo: credete in Dio? Ci piace considerarci politeisti. Soprattutto perché pensiamo che nessuno possa davvero credere che esista solo il proprio dio, mentre tutti gli altri sbagliano.

Da sinistra, Monica Bello e i Semiconductor
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HALO mixa note e scienza, siete ex musicisti e avete sempre affermato che il suono ha un ruolo decisivo nella vostra arte. Cos’è per voi la musica? Siamo sempre stati attratti dalla componente fisica del suono: ovvero, non le sensazioni che produce ma il modo in cui si trasforma in note. In molte opere abbiamo raccolto vibrazioni e perturbazioni magnetiche e le abbiamo trasformate in sonorità. Abbiamo anche collaborato con diversi musicisti come Oren Ambarchi e Sarah-Jane Summers. La musica è parte integrante del nostro lavoro.

Il vostro luogo ideale dove trarre ispirazione? Le Galápagos. Abbiamo avuto la fortuna di viverci per un’esperienza da “artisti residenti” e ci è parso di viaggiare indietro nel tempo, a quando l’uomo non esisteva. Abbiamo ammirato le forze della natura in azione. Un’esperienza sublime, che ha influenzato e influenzerà per molto tempo ancora il nostro lavoro.

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