E se la settimana lavorativa diventasse di 4 giorni? (oh sì, sì, SÍ )

La bomba l'hanno lanciata i sindacati inglesi, la tentazione è forte, i compromessi da accettare sono l'unico dilemma possibile

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Lavorare meno, lavorare tutti è uno slogan famosissimo che circola dal 1930 e che ha coniato il grande economista inglese John Maynard Keynes. Mr. Keynes ipotizzava una giornata lavorativa di cinque ore, un sogno che non è mai stato messo in pratica davvero. Anzi, ogni decennio che passa sembra che il tempo libero si riduca sempre di più e che le ore di lavoro si concentrino sulle persone già a disposizione in azienda, invece di selezionarne e formarne di nuove, tanto che qualcuno comincia a teorizzare l’abolizione del fine settimana (no, per favore…). Ma dall’altra parte c’è chi sta pensando di recuperare il principio di Keynes in modo verticale, invece che orizzontale. Ovvero: e se invece di cinque provassimo la settimana lavorativa di 4 giorni? A lanciare l’idea, come racconta Internazionale ribattendo un articolo del Guardian, è stata la presidente della Federazione sindacale britannica Frances O’Grady. Una base di partenza importante, visto che la tradizione sindacale anglosassone è molto forte.

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Dai tempi della rivoluzione industriale, la routine dalle 9 alle 17 è rimasta costante per i lavoratori in quasi tutto il mondo, così come la settimana da cinque giorni è diventata una consuetudine prima con la Grande Depressione, poi col produttore di auto Henry Ford che l’ha istituita nelle sue fabbriche, grazie all’intuizione che a maggiore tempo libero sarebbe corrisposta una maggiore disponibilità del popolo a spendere soldi (mettendo in movimento l’economia). Piano piano la settimana lavorativa di 5 giorni venne adottata in tutto il mondo, persino in Cina (per ultimi). Nell’ultimo decennio il lavoro si è fatto più flessibile ed è in crescita (lentamente) anche lo smart working, è vero. Ma il cambiamento è lento, e l’orario classico di otto ore con i cinque giorni resta ancora l’opzione più diffusa. Per cui l’istanza dei sindacati britannici può risultare curiosa, anche perché è stata supportata, con un sondaggio interno, dall’81% dei tesserati. È sugli effetti che potrebbe comportare che c’è qualcosa ancora da capire.

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I francesi, infatti, hanno tentato un mezzo esperimento lanciando la settimana di 35 ore lavorative. Pare che non abbia riscosso molto successo, però. Gli uomini d’affari, come ipotizza Internazionale, non la trovano interessante. Immaginate Bobby Axelrod di Billions (okay, è americano ma l’esempio calza lo stesso) che lavora quattro giorni a settimana. Poco credibile. Per i comuni mortali, invece, tutto sta nel poterselo permettere economicamente, visto che qualcosa di meno si dovrebbe accettare di guadagnare. Esempio: in Germania uno dei sindacati ha ottenuto all’inizio dell’anno la concessione di poter far lavorare solo quattro giorni a settimana i suoi aderenti, ma la Bundesverband der Deutschen Industrie, la confindustria tedesca, non ha accettato di continuare a pagare i lavoratori la stessa somma di prima. Bel problema. In questo ping pong di “sì” o “no”, arrivano i risultati di un esperimento che si è tenuto in Nuova Zelanda alla Perpetual Guardian, un’azienda il cui CEO ha voluto provare i quattro giorni perché convinto che se i lavoratori possono gestire meglio le loro vite, la produttività ne beneficia. In effetti, la produzione è rimasta la stessa e all’altezza degli standard e il livello di stress sul posto di lavoro è calato. Oh oh.

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Come va a finire? Torniamo a John Maynard Keynes: fra le 40 ore settimanali e le 15 che aveva profetizzato lui nel futuro, convinto che le macchine avrebbero sostituto sempre di più gli umani lasciando intatti i salari, c’è una bella differenza. Come conclude Internazionale, i quattro giorni settimanali migliorano la qualità della vita dei lavoratori, è vero, e questo è molto più importante della crescita economica, perché non ha senso vivere infelici in paesi ricchissimi. Ma la conclusione finale è che a non volere tutto questo sono perlopiù i lavoratori stessi. Per paura di guadagnare meno, o perché sono workholic, e per tanti altri motivi che li spingono a non osare. Potrebbe non esserci una soluzione. Ma non tutti sanno che quando le fabbriche, durante la Grande Depressione, chiesero agli operai di rinunciare a un giorno di lavoro e di paga per far lavorare tutti, ci furono parecchie proteste e si scese in piazza. Quando la grande crisi terminò, dopo averlo assaggiato, nessuno ha voluto più rinunciare al weekend, quei due giorni durante il quale si poteva godere dei frutti delle proprie fatiche. Succederà anche dopo aver provato (gustato) il weekend lungo?

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