Le auto che si guidano da sole sono un pro-rivoluzionario o un grande problema etico?

C'è chi già prevede che sulle auto senza conducente si farà parecchio sesso. Eppure ancora non è chiaro se sulle strade ci arriveranno. Perché prima, c'è da risolvere una Grande Dilemma...

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Quando si parla di auto che si guidano da sole, cioè senza bisogno dell'intervento umano, che si tratti del nuovo annuncio di Google sui clamorosi passi avanti fatti dall'intelligenza artificiale applicata, o dal caso di cronaca del pedone investito da una vettura autonoma impazzita, l'unica, vera, grande domanda è: ok, ma quando le vedremo davvero sulle strade?
La risposta, a oggi, non è ancora in grado di darla nessuno. Perché, prima di tutto c'è da risolvere un problema di fondo, di carattere etico e morale.

il pedone povero è risultato più sacrificabile di quello ricco

Prendiamo il discorso molto alla lontana: cosa fa, di norma, un guidatore che si trova improvvisamente di fronte a un ostacolo? Lo evita, ovvio, perché il suo istinto gli suggerisce di salvare prima di tutto se stesso e gli eventuali altri occupanti a bordo. E un computer? Siamo certi che si comporterebbe allo stesso modo? Ovvero: se si trovasse in una situazione simile sterzerebbe per evitare l'impatto anche se sul marciapiede verso cui l'auto si sta dirigendo ci fosse un gruppo di bambini? E, se invece dei bambini ci fossero degli anziani, il suo metro di “giudizio” sarebbe il medesimo? Poiché qui si va ben oltre la tecnologia, per rispondere a queste e alla miriade di altre domande simili, i soggetti impegnati in questa clamorosa rivoluzione dei costumi che è la guida autonoma si stanno affidando sempre più alla scienza e ai suoi studi.

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Lo studio più avanzato che non a caso si chiama Moral Machine è probabilmente quello condotto dal Mit di Boston su un campione rappresentativo proveniente da qualcosa come 130 Paesi del mondo, suddivisi in tre gruppi, ciascuno con le proprie peculiarità sociali, culturali e religiose: quello occidentale, che comprende Stati Uniti ed Europa, quello orientale che copre l'Asia, e quello meridionale, dell'America del Sud. A ciascuno degli intervistati (almeno 100 per ogni Stato) è stato sottoposto un insieme di domande sui criteri con i quali un cervello elettronico dovrebbe essere istruito per prendere la propria decisione sul dilemma etico-morale del salvare i passeggeri o i pedoni.

Cosa è emerso? In generale, un'enorme diversità di vedute, che rende bene l'idea di quanto sarà difficile il percorso che porterà a realizzare l'auto intelligente perfetta. Per intenderci, a Occidente hanno mostrato un interesse prevalente a salvare la vita ai più giovani. A Oriente no. Per gli intervistati del Sud del mondo, invece, è emersa la priorità di salvaguardare le donne. O ancora, nei Paesi più “legalitari” il campione si è detto favorevole a sacrificare chi attraversa la strada al di fuori delle strisce o con il semaforo rosso, come pure, in diversi Paesi, il pedone povero è risultato più sacrificabile di quello ricco. Ammesso e non concesso che un computer sia in grado di capirle tutte queste differenze.

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Quel che pare certo, invece, è che sulle auto prive di pilota si farà tanto sesso. Anche in questo caso, la considerazione arriva dalle scienze sociologiche, se è vero quanto afferma uno studio americano secondo cui uno dei principali rimedi per ammazzare la noia durante i viaggi gestiti in totale autonomia dalla propria auto sarà dedicarsi ai piaceri della carne, a conferma di come le auto del futuro saranno sempre più delle vere e proprie estensioni della propria casa. Camera da letto inclusa.

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