Abbiamo il dovere morale di lasciare Facebook?

Lo spiega un filosofo specializzato in bioetica, argomentando gli effetti positivi di una tale azione sul singolo individuo e sulla società.

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Photo by John Bakator on Unsplash

Doveri verso se stessi e doveri verso gli altri. Li abbiamo tutti. Ed è una delle distinzioni-cardine della filosofia morale. Catapultato nell'era dei social, il principio è stato sviscerato, in un articolo suThe New York Times, da S. Matthew Liao, un filosofo specializzato in bioetica. Concentrando la sua disamina su Facebook, Liao parte dal primo dei due punti di vista, quello prettamente egoistico elencando le ragioni per cui decidere di cancellare il proprio account sul social potrebbe essere una buona idea. In primis, dice, ciò porterebbe a un bel guadagno in termini di tempo, oltre che a liberarci da tutte quelle forme di dipendenza che, in casi estremi, ma neppure troppo, possono portare anche a sviluppare stati ansiosi o depressivi, per via del continuo confronto tra la propria esistenza e quella altrui viziata da un ostentazione, spesso irreale per non dire falsa, di benessere, felicità, ricchezza.

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E poi c'è il capitolo della faccenda che ha a che fare con i doveri verso gli altri. Secondo il filosofo, lasciare Facebook sarebbe un gesto ad alto valore simbolico, rappresentando un personale contributo a manifestare il proprio dissenso verso una piattaforma che, dice testualmente: “ha avuto un ruolo significativo nel minare i valori democratici di tutto il mondo”. Con questa dichiarazione, Liao si riferisce principalmente a come Facebook è stato usato, per esempio, nella propaganda dei suprematisti bianchi che ha costituito una bella porzione di base ideologica di numerosi scontri in varie città americane, basti pensare a Charlottesville, oppure nella campagna d'odio contro i musulmani Rohingya in Myanmar che ha portato alla loro pulizia etnica. Senza pensare al caso Cambridge Analytica e a come la raccolta delle informazioni personali di milioni di elettori americani ha permesso di influenzare il loro voto alle presidenziali Usa che hanno portato al potere Donald Trump. O alle fake news, nonché di come ormai Facebook sia sempre più un luogo dove chi cerca il sostegno alle proprie opinioni trova, selettivamente, le informazioni adatte a soddisfare il bisogno.

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