Il motivo per cui da adulti non riusciamo a farci amici

Diventare grandi significa perdere la capacità di conoscere nuove persone e instaurare rapporti duraturi?

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Elen Aivali su Unsplash

Non chiedetelo a Google. Come farsi amici da grandi, nonostante le numerose query da migliaia di risultati con consigli e strategie esplicitate, è sempre di più un problema relazionale che coinvolge uomini e donne. Specialmente dopo il periodo universitario, in quell’età che dal doppiaggio del quarto di secolo, dopo il lustro cuscinetto fino ai 30 anni, rende difficile conoscere persone nuove con le quali instaurare amicizie durature. Senza girarci troppo intorno, più si invecchia più farsi amici sinceri è impegnativo. Anche se si è ben disposti, non misantropi, aperti alle conoscenze. L’argomento è stato affrontato direttamente su Marieclaire USA riportando le esperienze personali di alcune donne che, dopo il college e nei primi anni lavorativi, si sono scontrate con le difficoltà dei rapporti umani direttamente proporzionali all’aumento dell’età. Come fare nuove amicizie a 30 anni, a 40, a 50: un obiettivo deviato a volte da trasferimenti in nuove città, che costringono ad abbandonare la precedente rete di relazioni faticosamente costruita. O semplicemente perché si pensa di non avere più le capacità per conoscere le persone. Nel momento in cui si ricomincia da zero (o da tre, se siete dell’avviso di Massimo Troisi), le conoscenze in grado di far stare bene diventano una mancanza. Si è soli col proprio lavoro, con la propria vita, con i pensieri. Il caffè condiviso con gli amici, gesto quanto più semplice e immediato, scompare lentamente.

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Il racconto che ne ha fatto al giornale la art designer Susanna Hayward, 24 anni, è emblematico: “Sto ogni giorno a contatto con le persone ma sono così sola. Non ho nessuno con cui parlare e tutti stanno concentrati sui telefoni, hanno tutti una vita”. Il che ha risvolti negativi anche sulla capacità di ridimensionare i problemi, frutto di una semplice ma efficace chiacchierata con l’amica o l’amico del cuore. Certo, una telefonata allunga la vita e l’amicizia a distanza. Ma la fisicità di un incontro quasi quotidiano è tutta un’altra cosa, pur se la condizione è più frequente di quanto si pensi: “Le persone non lo dicono che non hanno tanti amici. Però una volta l’ho fatto: molti hanno replicato, stupiti, che anche loro erano nella stessa situazione” ha raccontato la PR Korrie Merley dopo il suo trasferimento da Minneapolis a NY.

Come si supera questa difficoltà di rompere il muro di diffidenza, o di pudore a volte, che impedisce di stringere la mano a sconosciuti soltanto sulla base di un libro che stanno leggendo, una maglietta che guardano in un negozio, o semplicemente una chiacchiera da mezzi pubblici? Da bambini era facile: bastava avvicinarsi, dire "CIAO" a voce alta ed entrare nel gioco. A 25/30 anni cambia tutto. Come farsi nuovi amici è dettato da barriere sociali ben interiorizzate: scegliere di scavalcarle, buttandosi nei mare impetuoso delle relazioni umane, rende sempre molto titubanti. “Mi sono convinta che le persone pensino che l’approccio nella vita reale sia troppo intrusivo, troppo intenso, come se ci fossero dei secondi fini” spiega una delle intervistate. Lo stigma esiste: chiedere ad una persona il suo numero di telefono dopo una breve ma piacevole chiacchierata può essere considerata un’intrusione nella privacy. Per non parlare di invitarla per un caffè, come è successo ad una delle giornaliste di Marieclaire che ha partecipato al pezzo della collega: “Una volta ho quasi detto ad una persona che volevo il suo numero per incontrarci in giro, ma alla fine ho pensato che fosse strano dirle di uscire qualche volta”. Quindi il problema sta negli inizi: non solo perché si conoscono i rischi di scottature e delusioni, ma proprio perché è difficile provarci. Definire una persona “amica” è un’investitura sociale che richiede impegno, frequentazione, conoscenza. Ma tutto questo arriva dopo il primo passo. Che è sempre più faticoso.

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Va considerato anche l’aspetto della tecnologia e dell’uso che ne facciamo. Totalizzante e totalitario, egemone delle nostre giornate. Vero, in parte ha semplificato aiutando l’abbattimento delle prime timidezze (la liberatoria esplosione delle app di dating, che in passato hanno garantito incontri e one-night-stand numerose a parecchi utenti, ne è stata un esempio): come fare nuove amicizie su Instagram è apparentemente facile, basta un DM simpatico e la prima interazione è garantita. Almeno sulla carta. Ma dall’altra è riuscita a complicare l’evoluzione della socializzazione dal vivo, rendendo molti più inclini ad un binge-watching su Netflix che non alla voglia di uscire sfoggiando un abito lungo carino e il miglior sorriso a disposizione. E no, non c’entra la scarsa disponibilità economica che spesso, agli inizi di carriera, può essere un deterrente alle serate fuori. La questione centrale è che, alla fine, si preferisce restare a chattare comodamente dal divano. Sostiene Claudia Williams, copywriter di 23 anni: “Se stiamo sempre a mandarci messaggi sui social, cosa resta da raccontare alla fine della giornata?”.

Kayleen Schafer, autrice del libro sull’amicizia femminile Text Me When You Get Home (Mandami un messaggio quando sei a casa), sostiene che manchino proprio le basi: “Abbiamo 500 e passa guide su come comportarsi quando ti lascia il tuo fidanzato o cosa fare quando non ti risponde ai messaggi, ma nessuna su cosa fare quando chiedi ad una ragazza di conoscervi meglio” spiega la scrittrice. Secondo uno studio dell’università del Kansas guidato dal professione di comunicazione Jeffrey Hall, ci vogliono dalle 40 alle 60 ore di interazione ripetuta per potersi definire “casual friends” (quindi conoscenti), dalle 80 alle 100 ore per definirsi amici veri, e oltre le 200 ore per fregiarsi del titolo di migliore amico. Ora non concentratevi sui singoli cronometri per conoscente: anche se ci passi 10 anni gomito a gomito, un collega a volte resta tale e il rapporto tra di voi non evolve affatto. Quello che evidenzia lo studio è che l’interazione ripetuta può essere un ottimo punto di partenza per farsi amici da adulti: questo comporta, necessariamente, la voglia di investire il proprio tempo nella conoscenza dell’altra persona o di chi compone un gruppo di amici. Significa decalcificarsi dal divano di casa, vestirsi, uscire fosse solo per una passeggiata al parco, andare al cinema o ad un concerto, coltivare approfonditamente un hobby, fare un breve viaggio. Se lavorare a maglia o preparare torte vi rilassa, un corso di cucina o di knitting possono essere un buon punto di partenza per incontrare persone con gli stessi interessi.

Sì, farsi degli amici da grandi è difficile. Specialmente per quanto riguarda l’amicizia vera tra donne, legata indissolubilmente al sostegno reciproco che può cedere quando ci si allontana fisicamente. Molte donne hanno riportato la voglia di amicizie sincere, non un uomo con cui avere una storia: “Preferirei avere un migliore amico piuttosto che l’uomo della mia vita. Voglio trovare le mie damigelle d’onore, non mio marito” ha spiegato una di loro. La pressione può diventare però insostenibile, tanto da sballare la valutazione sulle persone che incontriamo sulla via. Capita di sbagliare, certo, e di scegliere persone che più che sostenere tendono ad accentrare l’attenzione su di sé. Illudendovi, magari, di essere amicissime soltanto perché vi fate una marea di selfie insieme. Ma il consenso social non è quasi mai completamente aderente a quello della vita vera. E l’unico modo per essere amici in età adulta, che vi accompagnerà sinceramente nei vostri migliori viaggi (anche mentali), è quello di mettersi in gioco. Come da bambine, tra torte di sabbia e palloni calciati.

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