Il fotografo Thomas Struth sbarca a Bologna e la tecnologia diventa poesia

Il Mast, il super spazio espositivo inaugurato nel 2013, fa da cornice alla mostra Nature & Politics dove l'artista tedesco trasforma impianti di ricerca spaziale e laboratori di innovazione industriale in opere d'arte.

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Thomas Struth

Quanto c'è di magico nei giganteschi cervelloni elettronici o in nell'intricato groviglio di fili di un centro di ricerca spaziale? La risposta la offre il grande fotografo tedesco Thomas Struth con la mostra Nature & Politics (2 febbraio-22 aprile), in scena negli spazi della PhotoGallery del Mast di Bologna. Un progetto coraggioso e affascinante, che parte in concomitanza con ArteFiera, raccontato attraverso 25 megascatti a colori in cui impianti nucleari, sale operatorie, piattaforme di perforazione diventano belli come star di Hollywood.

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Spettrometro a incidenza radente
Thomas Struth

Originario di un centro della Renania settentrionale, Struth ha dedicato la carriera a cinque grandi gruppi tematici: i paesaggi urbani, i ritratti familiari, il pubblico di musei celebri, i paesaggi naturali, gli impianti industriali e i centri spaziali e di ricerca. Questi ultimi sono stati ritratti fin dal 2007 e sono stati raccontati sempre con distaccata e raffinata curiosità. Un po' il trademark dell'artista teutonico.

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Golems Playground, Georgia Tech, Atlanta
Thomas Struth

Le immagini esposte al Mast (che in inglese significa "albero maestro delle navi" ma che in realtà sta per Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia) di Bologna svelano spazi solitamente inaccessibili, che la gente comune non immagina nemmeno. Struth rompe questo tabù mostrandoci uno spaccato del mondo sconosciuto e misterioso che sta dietro a innovazione tecnologica, avanguardia e sperimentazione.

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GRACE-Follow-On, veduta dal basso
Thomas Struth

«Attraverso queste foto - spiega Urs Stahel, curatore dell'esposizione - possiamo percepire la complessità dei processi, ma anche intuire il potere che essi nascondono. Col tempo impariamo a dare un nome alle singole parti di questi processi, ce ne appropriamo integrandoli nel mondo che conosciamo, ma il nesso complessivo sfugge alla nostra comprensione e non ci resta altro che un grande stupore, a volte divertito, di fronte alla freddezza di questi ‘ingranaggi’ ipertecnologici del presente e del futuro».

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Sorghum, Danforth Plant Science Center, St Louis
Thomas Struth

E l'uomo in tutto questo che ruolo ha? Negli scatti di Nature & Politics non c'è quasi mai. Eppure la sua presenza è sempre tangibile. Il motivo è semplicissimo: grazie alle sue foto, Struth non vuole mettere in luce solo la tecnica nei suoi aspetti di innovazione e sperimentazione, ma soprattutto l’ambizione umana in grado di creare e plasmare realtà e spazio. Con tutte le conseguenze positive e negative che ne conseguono.

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