5 motivi per non perdere Arte Fiera 2019. Parola del nuovo direttore

Simone Menegoi dirige per la prima volta la manifestazione bolognese. Dai nuovi stand al programma culturale: ecco perché non bisogna mancare l'appuntamento con l'arte moderna e contemporanea in terra emiliana.

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Photo by Roberto Serra - Iguana Press/Getty Images

Dall'1 al 4 febbraio scatta la nuova edizione di Arte Fiera, manifestazione bolognese tutta dedicata a collezionisti, galleristi e semplici appassionati di arte moderna e contemporanea. Si tratta della prima edizione diretta da Simone Menegoi. Classe 1970, critico e curatore indipendente, è lui stesso a dirci cinque buoni motivi per non mancare per nulla al mondo all'appuntamento con la fiera 2019.

Simone Menegoi. Sullo sfondo: l’opera di Salvo, “Minareto”
Pasquale Minopoli. Courtesy Arte Fiera

1. «Innanzitto gli stand saranno più leggibili. Sarà più semplice approfondire il lavoro di un artista attraverso un percorso di più opere. L’edizione del 2019 introduce infatti un criterio inedito, che limita il numero di artisti che le gallerie possono presentare. Inoltre uno stand su tre è un solo show: i visitatori potranno contare su una cinquantina di piccole mostre personali, di artisti che spaziano dai maestri del dopoguerra agli emergenti».

Il pubblico di Arte Fiera
Courtesy Photo

2: «Poi punto molto sul programma culturale della fiera, pieno di novità curiose e singolari: una grande mostra di opere d’arte moderna e contemporanea dalle collezioni istituzionali, pubbliche e private, di Bologna e dell’Emilia-Romagna (Solo figura e sfondo, a cura di Davide Ferri); un programma di “performing acrtivities” (Oplà, a cura di Silvia Fanti) che vi darà la possibilità, fra le altre cose, di fare un tour del quartiere fieristico a bordo di una 127 customizzata (Cristian Chironi, Bologna Drive), di vincere delle opere d’arte scrivendo una lettera agli artisti (Cesare Pietroiusti, Artworks that ideas can buy), di scambiare una storia d’amore con un drink (Alex Cecchetti, Love Bar), di mettersi sulle tracce di un oggetto nascosto seguendo un indizio postato sui social (Nico Vascellari, Ciao Ciao Bologna); dei laboratori didattici che esplorano l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande (micro // macro, a cura di Fondazione Golinelli); una lounge d’artista decadente e chic (Flavio Favelli Hic et Nunc)».

L’opera di Simone Mussat Sartor, Bench Bodoni, from the series Same Place Project, 2014-2015
Simone Mussat Sartor. Courtesy galleria Alberto Peola

3: «Altro motivo per non perdersi la fiera è il cartellone di talk affidato alla rivista Flash Art, che da questa edizione diventa “content partner” di Arte Fiera. La fiera più longeva d’Italia (è nata nel 1974, una fra le prime in Europa) unisce le forze con la rivista d’arte contemporanea più longeva d’Italia».

Bertozzi & Casoni, Galleria Bonelli
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4: «Non mancherei di sottolineare l'aspetto gastronomico dato dalla ristorazione gourmet: nell’area di ingresso, un bar a cura di FICO - Eataly World; nella VIP Lounge, un Ristorante e un Bistrot affidati al ristorante bolognese il Boccone del Prete; nel padiglione 26, la champagnerie di Laurent-Perrier».

Grande natura morta all’aperto, Pozzati, galleria De Foscherari
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5: «E, infine, il programma di mostre di Art City, quest’anno più ricco e internazionale che mai. Ce n’è davvero per tutti, e dappertutto: dagli stralunati video di Mika Rottenberg, impegnata nella sua prima personale italiana (MAMbo) alle foto di ambienti iper-tecnologici di Thomas Struth (MAST), dall’Art City White Night fino alle atmosfere sospese e inquietanti del fotografo e videomaker belga Geert Goiris (Palazzo De’ Toschi). Insomma, l’edizione del 2019 si annuncia come la più memorabile di sempre».

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