Come gli errori e i fallimenti possono trasformarsi in successi

Video intervista a Erik Kessels, fotografo, editore e creativo olandese, che spiega la bellezza dell'errore spontaneo, quello che tutti osserveranno e che lascia il segno. E che racconta nel libro: Che baglio!.

Sbagliate, fare errori, perché dai fallimenti nasce il successo. L’errore è solo un nuovo inizio. E se volete mandate pure tutto all’aria, perché il fallimento si può trasformare (e trasformavi) in un ottimo risultato.

Parola di Erik Kessels, uno dei più grandi creativi europei, figura eclettica, passato da art director a creatore di una delle più importanti agenzie europee di comunicazione e poi collezionista, graphic designer, pubblicitario anarchico, mai convenzionale, sempre oltre le righe e fuori dagli schemi.

«Ammettiamolo tutti abbiamo commesso degli errori - spiega Kessels - Chi ne è indenne: nella vita, negli affetti, nel lavoro». E ora questi errori sono raccolti un un bel saggio dall’emblematico titolo Che sbaglio (Phaidon editore). Un libro dedicato a tutti i creativi nel campo dell’arte, della pubblicità, della moda, della fotografia. Ma anche a tutti noi.
Perché come scrive la stesso Kessels: «Se volete farvi notare, fatevi un regalo: smettete di cercare la perfezione perché è esattamente quello che fanno tutti gli altri. Piuttosto cercate l’imperfezione. Una cosa inaspettata e sorprendente lascia il segno molto più di una cosa perfetta.

La bellezza dell’errore spontaneo. È quello che tutti osserveranno. Sbagliare serve a distinguersi. A esplorare l’illogico, a ripensare la propria idea, a seguire strade neppure prima immaginate.

Osate, osate, osate. E sopratutto lavorate sul retro. Ovvero lontano da ogni palcoscenico, soprattutto quelli odierni dei social che amplificano tutto. Il giardino è l’opera finita ma é nel retro è li che ci aggiriamo in mutande pensando ad alta voce, provando e prendendoci dei rischi. E senza lavoraccio sul retro, quel bel giardino nemmeno esisterebbe.

In sintesi provare e riprovate. E fate errori (se potete). «Perché l’insuccesso – suona strano ma lo scrive lo stesso Kessels nelle note finali del libro - è un amico fantastico».

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