Ballare in coppia, per amore o per caso. Altro che app di dating!

Abbiamo trascorso una serata nei ballroom milanesi, tra coppie di tutte le età. Che eleggono swing e tango a nuova conversazione.

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Maki Galimberti

«Mi trovo meglio qui che con i miei coetanei». Virginia Viganò ha 21 anni, studia biotecnologie e sta passando la serata in un locale del quartiere Bovisa a Milano, lo Spirit de Milan, la nuova cattedrale dello swing. È una principiante del Lindy Hop, il ballo nato sulle melodie suonate nei club di Harlem tra gli anni 20 e 50 del secolo scorso. Anche se è agli inizi, Virginia fa talvolta coppia con Martino Paleari, 36 anni, grafico 3D, tra i ballerini con più esperienza, perché «non conta il livello, ma la capacità di connettersi e dare attenzione all’altro». Virginia siede vicino al palco, una big band sta facendo scatenare tutti: prende fiato prima di ributtarsi in pista e da come le scintillano gli occhi si capisce che è come sotto incantesimo. Che non la fa stare ferma, le regala un nuovo ritmo, le fa ritrovare più vicinanza agli altri. Perché oggi il ballo di coppia fa volteggiare sempre più persone, declinato nei dinamici passi dello swing o nel romanticismo del tango.

C’è chi inizia perché il partner rompe talmente le scatole che si arrende, chi perché glielo prescrive lo psicologo o è colto da nostalgia dopo aver visto per l’ennesima volta Dirty Dancing. Dice Virginia: «Questo ballo vecchio stile mi fa tirare fuori una parte più vera di me». Lindy Hop, ma anche liscio, ballroom dance, latino-americani, oppure tango, quel miscuglio spaccacuore di pathos, desiderio e tormento su musiche scritte in Argentina agli inizi del 900. La tempesta emotiva che scatena lo stringersi in un abbraccio è impossibile da placare: ed è proprio questo, in momenti dove le nostre esistenze virtuali sembrano così affollate mentre nella realtà sono parecchio solitarie, a far scoccare di nuovo la magia del passo a due. A sprigionare il fascino della grazia unita alla disciplina, a restituirci a certi rituali che fanno bene al corpo e al cuore.

Volteggiare nelloswing vuol dire anche mettersi in ghingheri con abiti vintage. Qui i ballerini Laura Nessi e Matteo De Stefano, allo Spirit de Milan, si esprimono in ogni declinazione dello swing, dal lindy hop al boogie.
Maki Galimberti

«Mi innamoro ogni giorno di più quando lui, tutto elegante, mi attira a sé e iniziamo a ballare», assicura Anna Tsvetnova, 26enne russa, parlando di suo marito Alessio Camotti, 25 anni, ingegnere, conosciuto all’università in Norvegia. Siedono a un tavolino della Milonga del Treno, la serata dedicata al tango nella stupenda Sala Liberty di via San Gregorio. Sono talmente teneri che verrebbe da dir loro «grazie», perché sono la prova vivente che l’amore esiste e ci fa piroettare. E poi scendono in pista timidi: sono pochi mesi che hanno iniziato la scuola Milongueando, a Novara, dove vivono. Ma non riescono a resistere all’eleganza del tango più struggente e malinconico, come quelli del compositore Carlos Di Sarli, o quelli appassionati di Osvaldo Pugliese, entrambi argentini.

Anna Tsvetsova e il marito Alessio Camotti mentre ballano nella Sala Liberty dell’Osteria del Treno a Milano.
Maki Galimberti

Una notte camminavano mano nella mano, Sandra Anghel, 25 anni, praticante legale, e Giuseppe Deleonardis, 34, avvocato, e si sono imbattuti in un gruppo di tangueros che ballavano in strada: «Abbiamo deciso di iniziare all’istante. Però quando arrivi a lezione scopri che i maestri ti fanno esercitare con altri», racconta Sandra. «All’inizio, sentire il corpo di un estraneo attaccato al mio mi faceva un po’ paura». Poi, evidentemente, dev’essere passata. Certo, due sconosciuti si cercano con lo sguardo, in un certo senso si riconoscono, poi lui piega un po’ la testa come a dirle: «Ti va?». E lei socchiude lenta le palpebre con un sorriso impercettibile fa intuire se le va, è un modo esotico, al giorno d’oggi, di fare conoscenza. È il contrario delle lungaggini verbali da chat e app, è un dialogo fatto di gesti e fisicità. «Una conversazione», la definisce Laura Nessi, che lavora in uno showroom, 34 anni e da 12 adepta del lindy hop, «devi ascoltare l’altro senza parlare e devi reagire di conseguenza, modalità che impedisce di concentrarsi solo su se stessi». È talmente brava da insegnarlo, oggi, assieme al suo partner didattico Matteo De Stefano, 33 anni, ex campione di boogie. In pista sono fenomenali, per la leggiadria ma anche per la minuzia dei loro look: «È bello poter tornare al concetto del sabato sera, in cui si esce ben curati», dice lui, «si crea un feeling diverso tra le persone». Si ritrova uno stile e un’eleganza che oggi non esistono più.

Sandra Anghel e Giuseppe Deleonardis nella Sala Liberty dell’Osteria del Treno a Milano.
Maki Galimberti

Le magliette lasciano spazio libero alle camicie stirate, i jeans si ritirano di fronte a un paio di pantaloni con le pinces, le donne siedono davanti all’armadio come da ragazzine quando dovevano scegliere la mise per fare colpo sul più figo della scuola. Certi risultati sono un po’ improbabili, ma che importa, quando riesci a trasformarti in musica, e per di più in musica elegante e armoniosa? Uomini e donne, non importa il lavoro che fanno, gli anni che hanno o il numero di zeri dei loro conti, dopo un po’ che frequentano le sale da ballo vivono questa metamorfosi. È commovente vedere come pian piano la gente che balla ricomincia a prendersi cura di sé, a riscoprire quel gusto antico del vestito per la festa. «I nostri amici fuori del giro swing dicono che conciati così sembriamo dei vecchi, ma noi non rinunceremmo mai a quello che viviamo. Qui c’è un senso di accoglienza, di calore che non ritroviamo altrove», raccontano Simone Tancredi, 27 anni, insegnante alle scuole superiori, e la sua compagna Jenny De Notariis, 27 anni, designer. Sia chiaro: non bisogna per forza essere innamorati.

Matias Pera, 33 anni, educatore, e Giulia Ramadori, 27 anni, specialista di digital marketing (ritratti in apertura da Maki Galimberti), si sono conosciuti grazie ai loro insegnanti di Milano Tango. «Sono stati loro a capire che avremmo potuto funzionare come partner danzanti e avevano ragione». Adesso si danno appuntamento a lezione, quando possono si incontrano per fare pratica e una volta in milonga (così sono chiamate le sale dove si balla il tango) trascorrono ore in pista. «Il mio fidanzato non condivide con me questa passione», spiega Giulia, «era spiazzato al pensiero che io passassi serate intere abbracciata a un altro. Lui gioca a basket, allora gli ho spiegato che per me rinunciare ad andare in milonga con Matias sarebbe come chiedere a lui di fare gli allenamenti con la squadra, ma saltare le partite. Il paragone lo ha convinto e ora siamo entrambi sereni».

Ballare, infatti, non ha come diretta conseguenza l’infatuazione: «Nella vita di tutti i giorni non è normale avvicinarsi a una persona, toccarla, prenderla per mano, senza che questo implichi un approccio», spiega Martino, che all’inizio di questa serata aveva invitato a ballare Virginia e che confessa di essere un ex timido. A vederlo bazzicare spavaldo per il locale sembra impossibile immaginarlo impacciato, eppure: «Grazie al Lindy Hop ho superato un grande blocco che mi frenava nelle relazioni», confessa. Può succedere anche di riappropriarsi di valori quasi rivoluzionari, visti i tempi. «Il tango ha in sé significati profondi, come l’importanza del fermarsi, prendere una pausa prima di ricominciare a muoversi», dice Matias. Ognuno ritrova dei valori fondamentali: la sicurezza di sé, la gentilezza, quel malizioso gioco di seduzione che sembra essere passato di moda, ma anche l’umiltà. «Quando capisci che per funzionare in pista devi rinunciare a fare il fenomeno e provare a esserci con ogni fibra assieme all’altro, allora inizia il bello. Ti rilassi, non hai più schemi da soddisfare», assicurano Elsa Tignosini, 32 anni, e Daigoro Paloschi, 35 anni, entrambi impiegati, coppia nel ballo e nella vita.

Le gambe delle ragazze che fremono in attesa che un cavaliere le inviti a scatenarsi nelle danze.
Maki Galimberti

Si impara molto sulla solitudine: è il paradosso dei balli di coppia. Ti sei vestita, pettinata, truccata e profumata. Hai una gran voglia di liberarti dalle tensioni della giornata, ti accomodi a bordo pista in attesa del cavaliere giusto con cui ballare, ma quella sera proprio non arriva e passi il tempo a fare tappezzeria. Torni a casa con il cuore gonfio di tristezza, ma già lo sai che presto ci tornerai perché il ballo è come la vita: non sempre arriva come la vorresti, ma è troppo bella per lasciarsela scappare. #MCBodytelling

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