Il primo amore influisce su tutta la nostra vita amorosa?

Ogni relazione sentimentale prescinde da quella precedente? La risposta a una psicologi, un sociologo e un'antropologa.

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Se il "primo amore" non fa necessariamente rima con "sempre", le nostre prime emozioni forti plasmano le basi della nostra vita amorosa. Dimostrazione. "Il primo bacio scambiato su una spiaggia in estate. Il primo amore sbocciato in una bella giornata di primavera. La prima, indimenticabile, volta. Perdonate questa introduzione nostalgica, ma sono le prime immagini che mi sono venute in mente riflettendo sull'argomento che mi è stato chiesto di trattare: Il primo amore influisce sul resto della nostra vita amorosa?". E quando pongo la domanda a un campione non rappresentativo della popolazione - ovvero un gruppo di amici non sposati brilli un martedì sera di febbraio - mi viene subito chiesto: "Cosa intendi per primo amore?". Se per alcuni corrisponde al primo bacio al parco, il "primo amore" è per tutti il primo rapporto a due che si distingue per un sentimento intenso provato da coloro che lo vivono, ovvero la sensazione di amare veramente.

Per la psicologa Aurore Le Moing, il primo amore si lega in primo luogo al contesto in cui viene vissuto, vale a dire il periodo tumultuoso dell'adolescenza. "Ci rendiamo conto che proviamo non solo sentimenti nei confronti di altre persone, ma anche attrazione sessuale", afferma l'esperta sottolineando che questi sentimenti sottintendono anche un desiderio di volersi emancipare come persona e di volere costruire la propria identità. "Come risultato, le nostre emozioni sono in questo momento ancora più forti. Il primo amore è carico di questo desiderio di esistere". È un'esperienza nuova, unica come tutte le "prime volte" e intensa. Conseguenza? Alcune persone cercheranno la sensazione del primo amore per tutta la vita", prosegue Le Moing.

È il caso, per esempio, di Flora, 31 anni, giurista residente in Lussemburgo, impegnata in una relazione con un uomo che ha incontrato quando aveva 17 anni. "Tra i nostri 20 e 23 anni, è stato un rapporto contraddistinto da alti e bassi", ricorda la giovane definendo questa relazione irrazionale. "Non so cosa mi ha spinto a restare con lui nel corso degli anni nonostante le difficoltà. Era impossibile lasciarlo: eravamo parte l'una dell'altro".

Nonostante i pregiudizi, alcune relazioni passionali possono diventare progressivamente più stabili grazie all'iniziale intensità emotiva che contribuisce alla sopravvivenza della relazione. Almeno questo è quello che l'antropologa americana Helen Fisher, studiosa presso l'Università del New Jersey, ha teorizzato mostrando, tramite risonanza magnetica, che l'attività cerebrale di una coppia che sta insieme da 20 anni (e felice di esserlo!) potrebbe essere simile a quella di una coppia che sta insieme solo da sei mesi.

Viceversa, l'idealizzazione del primo amore può contribuire alla creazione di aspettative non realistiche su ciò che una relazione dovrebbe o non dovrebbe essere, e quindi portare a insoddisfazione cronica nelle relazioni future. "Se hai avuto una prima relazione molto passionale (essendo giovane) e lasci che diventi il ​​tuo metro di paragone è inevitabile che i tuoi futuri partner saranno ai tuoi occhi deludenti o noiosi", spiega al Guardian il sociologo Malcolm Brynin, ricercatore presso l'Università di Essex e autore di Changing Relationships. "Non ho intenzione di mentirti: incontro molte ragazze, ma di solito si tratta di due o tre appuntamenti o di una relazione di poche settimane senza grande interesse", confessa Romain, 30enne parigino che colleziona brevi storielle da quando finì il suo primo amore, vissuto all'inizio dell'università. "Da allora, manca sempre qualcosa".

Molti (altri) adolescenti hanno avuto conseguenze dannose a causa del loro primo amore. "Il mio primo ragazzo risale ai tempi dell'università. Un giorno scoprii che mi aveva tradito. Dopo avermi promesso che non l'avrebbe più fatto, ma non rispettò la promessa", ricorda con dolore Lea, 31 anni. "Da allora, ho vietato a me stessa di innamorarmi e di fidarmi di qualcuno. Tutte le mie relazioni successive sono state definite fin dall'inizio "aperte": preferivo sapere che il "mio" ragazzo poteva potenzialmente uscire con altre ragazze piuttosto che correre il rischio di essere di nuovo tradita". Un comune meccanismo di autodifesa perché si pensa che a un primo maltrattamento affettivo potrebbero seguirne altri.

"Andiamo spesso verso ciò che conosciamo", afferma la psicoterapeuta Géraldyne Prévot-Gigan a L'Express. "Quando ero studentessa, uscivo con un uomo un po' più grande di me che mi diceva che se non mi aveva mai detto "Ti amo" era perché non facevo nulla perché gli venisse voglia di dirmelo", dice Sandra, una trentenne tormentata dai rapporti tossici. "Da allora ho vissuto relazioni simili a quella e non riesco a uscire da questo schema". La soluzione? Stare alla larga da questo tipo di persone, ma soprattutto non impelagarsi in legami che ci portano inconsciamente a ripeterete gli stessi errori ​​amorosi. Di grande aiuto può essere un percorso psicologico che comprenda un accurato lavoro analitico.

Secondo la psicologa australiana Mélanie Schilling, il primo amore, però, non può essere l'unico capro espiatorio di tutti i nostri mali sentimentali. "La tua prima relazione non determina il tuo destino amoroso. Si può benissimo avere vissuto un primo amore violento e distruttivo e vivere una o più bellissime storie d'amore dopo!", spiega Schilling all'edizione australiana dell'Huffington Post. Il suo consiglio? Tratta questa sfortunata (prima) esperienza come qualsiasi altro insuccesso: impara la lezione e tienila bene presente nella tua prossima relazione.

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