Le relazioni ai tempi di Internet

Una donna intraprendente che passa per stronza, un bravo ragazzo a cui si perdona tutto. Un libro - Gli accoppiati - racconta gli incontri, il sesso e gli scambi pungenti di una finta coppia, molto social.

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Courtesy Jennifer Miller e Jason Feifer

Esercizio di immedesimazione: chiudete gli occhi e provate a pensare a quale sarebbe la vostra reazione se la notte di sesso passata con uno/a sconosciuto/a venisse raccontata e commentata su una rubrica online seguita da migliaia di lettori, con dovizia di dettagli, impietosa ironia, tacendo il vostro nome ma facendovi passare per inetti. Bene, questo è quello che accade a Lucas Callahan, uno dei protagonisti del libro Gli
accoppiati
(Longanesi) scritto in coppia da Jennifer Miller e Jason Feifer, entrambi giornalisti, coppia anche nella vita. Infatti Lucas, ragazzo di belle speranze, buone maniere e assoluta inesperienza (del mondo e delle donne) ha abbandonato la sua cittadina di provincia per trasferirsi a New York e coronare il sogno di lavorare per la prestigiosa rivista Empire. E anche se al momento è solo un fact checker, un correttore di bozze, aspira a diventare giornalista, e in questo luccichio di sogni e ambizioni, una sera in un locale rimorchia una ragazza. Carmen Kelly è l’autrice di una seguitissima rubrica sentimental-sessuale proprio su Empire in cui, da vera esperta dell’argomento, commenta, a cadenza settimanale e con notevole affilatezza, i maschi con cui finisce a letto. E giusto per non smentirsi, e non deludere i lettori, fa a pezzi anche Lucas, belloccio ma tutt’altro che amante indimenticabile, e per tutte le 68 righe della “recensione” (ve la consiglio, c’è dello stile) lo chiama Mister Bravo Ragazzo. Lucas (e qui si evince che siamo davvero in una fiction) decide di replicare. Il successo di questo botta e risposta è così travolgente che ai due viene affidata una nuova rubrica in cui, sempre a cadenza settimanale, Carmen e Mister Bravo Ragazzo relazionano il pubblico dando ognuno un resoconto degli incontri di conoscenza in senso biblico. Cosa che origina centinaia di commenti e una tifoseria da stadio. Ora, premesso che una rubrica così è assurda e inimmaginabile (davvero?), che in questa commedia brillante ci sono parecchie cose (la New York ricca e dissoluta, uno spaccato del mondo dell’editoria, un capo che sembra l’archetipo del maschio alfa di potere che quel suo potere lo usa parecchio e a tutti i livelli) e che non bisogna dire troppo per non rovinare il gusto di leggerselo, la cosa interessante è che ci parla del nostro tempo.

Di come sono cambiate le relazioni, dello stordimento da follower, della nostra curiosità assoluta per le vite degli altri di cui seguiamo i dettagli più intimi, delle etichette di cui facciamo fatica a liberarci e che appiccichiamo a chiunque, del legame strettissimo tra sesso e potere. Di questo ma anche di donne sicure e uomini inetti, e un po’ della loro vita, ci parlano gli autori. In un dialogo a due voci che potrebbe essere benissimo una nuova rubrica proprio di Empire.

JENNIFER. Quando abbiamo cominciato a scrivere il romanzo, credo volessimo entrambi sfidare tanti stereotipi su maschi e femmine. Questa è la storia di una donna sessualmente molto esperta che tutte le settimane va a letto con un ragazzo molto imbranato, e poi i due si criticano a vicenda nella rubrica che tengono insieme su una rivista, ognuno con validi motivi per lamentarsi dell’altro. Ripensandoci però, non credo siamo davvero riusciti a evitare certi luoghi comuni. La nostra esperta, Carmen, sembra un po’ una stronza, come succede sempre alle donne competenti e sicure che vengono considerate appunto stronze o puttane. Lucas, il tipo imbranato appare comunque un nice guy, un bravo ragazzo, uno gentile che magari tiene la porta aperta alla sua fidanzata, ma che con il corpo di una donna sa a malapena cosa fare.

JASON. È vero. Però a me piace che il nostro imbranato sia considerato così. Forse semplicemente perché, alla fine, io mi vedo allo stesso modo. Non sono mai stato uno che se ne va in giro a scopare; tutta la mia esperienza sul sesso deriva sostanzialmente da una manciata di relazioni serie. Mi sono sempre considerato diverso da quelli che cercano costantemente donne da portarsi a letto, e per i quali le ragazze sono solo conquiste... Non ho mai saputo come si fa, non mi ci sono mai sentito a mio agio. Io non sono così, sono un bravo ragazzo.

JEN. E io ti amo per questo. Però anche se fossi andato a letto con molte più donne, credo che saresti ugualmente un bravo ragazzo. Una cosa c’entra ben poco con l’altra: uno può essere carino e piacevole e molto esperto a letto; o può essere un idiota e non capire niente di sesso. Credo che gli uomini abbiano questa libertà. Non vengono giudicati per le loro competenze sessuali, nonostante si ostinino a giudicare se stessi proprio in base a questo. Le donne, invece, hanno molte più aspettative con cui fare i conti e contro cui lottare. C’è lo stereotipo della stronza e competente, ovvero l’idea che se una è sicura di sé e sa quello che vuole, deve per forza anche essere molto sgradevole. E siamo giudicate in questo modo sia a livello personale, sia professionale. A letto e al lavoro. So che è un cliché detestato da molte, ma secondo me è proprio così. Siamo costrette a essere stronze. Dobbiamo esserlo per tenere a distanza certi uomini, nel caso si vogliano approfittare di noi. Ci comportiamo così per avere il controllo della situazione. E gli uomini non sopportano questa dimostrazione di potere. Ma lo facciamo perché non siamo sicure che altrimenti ci prenderebbero sul serio.


Jennifer Miller e Jason Feifer, gli autori, in un momento di relax. I due si sono conosciuti su un sito di incontri e si sono sposati nel 2011. Hanno un figlio e vivono a Brooklyn.
Courtesy Jennifer Miller e Jason Feifer

JASON: Anche tu hai dovuto far finta di essere stronza? Penso di non averti mai vista comportarti così. E quando ci siamo conosciuti, di sicuro avevi un passato sessuale molto più avventuroso del mio. Avevi sperimentato cose che io non avevo mai fatto. Ma ne parlavi in un modo che non metteva in soggezione. Sei stata semplicemente molto franca e diretta, e ho sentito che potevo tranquillamente cimentarmi anch’io.

JEN. Non si tratta di stronzaggine, è che a un certo punto ho consapevolmente deciso di avere più fiducia in me e dire in modo più diretto ed esplicito che cosa voglio e che cosa no. Ho avuto un paio di esperienze spiacevoli - grazie a Dio niente che assomigli a molestie -, situazioni in cui ho permesso che venissero fatte cose che non mi stavano del tutto bene, per non creare difficoltà. Credo capiti a molte. È per questo che spesso sopportiamo di fare del sesso che magari non vorremmo fare. Io non ho mai avuto un atteggiamento ambivalente riguardo a niente di quello che facciamo a letto.

JASON. Meno male, mi fa piacere sentirlo. Perché pensi che con me sia andata diversamente?

JEN. Perché tu mi rispetti. Metti i miei bisogni prima dei tuoi. E perché anche tu con la sessualità e il corpo ti senti a tuo agio. È la differenza fondamentale che c’è tra te e tanti altri maschi, Lucas compreso, il protagonista del nostro romanzo. Lucas non sa bene chi è e che cosa vuole. Non ha fiducia in sé. E così ogni tanto, frustrato, si scaglia contro qualcuno, sostanzialmente contro le donne che ha attorno. Noi invece siamo entrambi persone sicure, e così il nostro rapporto funziona, dentro e fuori dalla camera da letto.

JASON. È vero, e mi fa venire in mente uno dei motivi principali per cui le ragazze con cui uscivo prima di te hanno smesso di interessarmi. Era proprio la mancanza di sicurezza. Sentivo che avrei potuto passare loro sopra con una schiacciasassi. È buffo: quando ripenso alle donne con cui sono stato, spiccano quelle che dimostravano una forte fiducia in se stesse. A volte anche in un modo che rasentava la stronzaggine. Tipo una con cui ho bevuto un paio di drink, non erano ancora passati dieci minuti e già mi aveva raccontato che quell’anno era andata a 40 primi appuntamenti e che nessuno ne aveva ottenuto un secondo.

JEN: A te l’ha concesso?

JASON: Sì, a dire la verità mi piaceva che sapesse ciò che voleva e scartasse quelli che non facevano per lei. Era estremamente schietta. Alla fine tra di noi non ha funzionato - non eravamo fatti l’uno per l’altra - ma ripensandoci capisco che cosa intendi quando dici che le donne simulano una certa stronzaggine. Essendo così diretta (stronza, direbbe qualcuno), si toglieva di torno gli uomini che non erano in grado di tenerle testa. Era il suo modo per tenerli a distanza. Voleva qualcuno che non si sentisse minacciato da lei.

JEN: Spero che abbia trovato qualcuno alla sua altezza.

JASON: L’ha trovato di sicuro. Non si sarebbe accontentata di niente di meno. E non è essere stronze. È solo essere sveglie, smart.

JEN: Assolutamente sì.

Perfetto. Quindi siamo decise e smart, non siamo stronze. Suona molto meglio. O forse banalmente ci sono le stronze e le non stronze. O forse, invece, ancora oggi, nel 2019, mentre ci illudiamo che le cose siano cambiate, se ci muoviamo con passo deciso e pretendiamo di essere prese sul serio in un mondo che perlopiù è ancora appannaggio maschile, in fronte ci viene messa una bella e luminosa etichetta. La qual cosa dimostrerebbe che di strada da fare ce n’è parecchia.

Ah, ultima cosa, giusto una nota a margine al libro. L’algida Carmen all’inizio sembrerà pure un po’ stronza (anche se, scava scava, dimostra un’umanità disarmante) ma la verità è che tra lei e Lucas, Mister Bravo Ragazzo, non c’è proprio gara. Ma questa, inutile dirlo, è un’opinione rigorosamente personale.

Gli accoppiati di Jennifer Miller e Jason Feifer racconta le vicissitudini sentimental/ sessual/lavorative di Carmen e Lucas (Longanesi, 17,60). Il romanzo diventerà presto una serie tv diretta dalla produttrice premio Oscar Cathy Schulman.
Courtesy Longanesi

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Internet e i social hanno cambiato il nostro modo di entrare in contatto. Per capire che impatto hanno queste nuove realtà sulle relazioni (sentimentali e lavorative) abbiamo lanciato un sondaggio proprio qui, su marieclaire.it: 15 domande che ci hanno un po’ illuminato sullo stato delle cose. Che c’è di nuovo? Come avete risposto?
Prima di tutto abbiamo capito che in noi vive ancora un’idea tradizionale dell’amore (il 52,6% dei partecipanti, alla domanda Conoscersi e innamorarsi online: lo faresti?, ha risposto no), che quasi nessuno racconterebbe sui social la prima notte di sesso (92,5%), che condividere particolari intimi non fa bene alla relazione (85,7%), che leggere in Rete le avventure erotiche di una coppia può aiutare chi si vergogna di parlare direttamente con il proprio partner (63,4%). E anche che i social network aumentano esponenzialmente le possibilità di stabilire relazioni sentimentali o erotiche sul posto di lavoro (58,1%).

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