Smetteremo mai con la pruderie per le pubblicità dei vibratori?

La start up americana Dame ha fatto causa all'azienda dei trasporti newyorkesi dopo il rifiuto di esporre i loro adv: e il discorso sulla sessualità ricomincia sempre dallo stesso punto.

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Courtesy Photo DameProducts.com

Le pubblicità in metropolitana sono sessiste? I vibratori sono discriminati perché si rivolgono alle donne? A New York, probabilmente, sono domande che si stanno facendo in molti. Un double-standard che ripropone l’annosa questione sulla reale libertà sessuale femminile comparata a quella maschile. Promuovere le cure per la disfunzione erettile sì, sponsorizzare i vibratori no. La discriminante non si sa bene quale sia, almeno nel regolamento della Metropolitan Transportation Authority che controlla la celeberrima metro di NY. Però no, non si può fare pubblicità di vibratori, nemmeno se l’advertising è curatissimo e supercool. Però preoccuparsi del corretto funzionamento del membro maschile stilizzato in un ben poco invitante cactus floscio è concesso senza il benché minimo problema. Come le pubblicità dei preservativi, e ok, meno male che ci sono. Ma di fronte alla disparità di trattamento e al rifiuto di esporre i manifesti della start up di sex toys Dame, con sede a Brooklyn, le rappresentanti dell’azienda hanno deciso di fare causa all’autorità dei trasporti.

40 pagine di motivazioni alle accuse, un tira e molla di approvazioni e rigetti che va avanti da novembre scorso. Stando a quanto ricostruito, la start up produttrice di vibratori Dame aveva contattato la MTA nel luglio 2018 per prendere accorsi sull’esposizione dei manifesti pubblicitari nelle fermate della metro di NY. Inizialmente non c’erano stati problemi e la pre approvazione era arrivata senza fatica intorno a novembre dello scorso anno. Ma il regalo di Natale è stato dei più sgraditi: nessuna possibilità di fare pubblicità nella metro. Un “sexually oriented business” che si occupa di vibratori, mini vibratori, sex toys e sesso a scopo ricreativo non rientra nei canoni dell’azienda dei trasporti. “Le linee guida per la pubblicità sono imparziali e vaghe” si legge sul profilo Instagram di Dame, che ha lanciato anche l’hashtag #DerailSexism per sensibilizzare sulla discriminazione della sessualità femminile. È l’ennesimo sopruso per il controllo della libertà sessuale vera, che si concentra sul piacere femminile dato da vibratori innovativi.

Mentre la sessualità maschile viene celebrata senza il benché minimo problema, sottolineandone la valenza del profilo medico anche nella più gioiosa delle pubblicità di preservativi perché dà quel nonsoché di autorevolezza, la sessualità femminile va controllata, incanalata nella freddezza sanitaria di campagne di screening per l’HPV o prevenzione dei tumori al seno. La componente del piacere non esiste quasi mai. Di preservativi femminili non si parla, di metodi di contraccezione innovativi (che spesso sono di natura medica, esattamente come le cure per la disfuzione erettile) men che meno, assorbenti solo in un certo modo (e dire che di battaglie sulla tampon tax se ne fanno costantemente). Mutandine vibranti che regalano momenti di piacere, felicità e scoperta di sé, sex toys curiosi? Pari a zero. Figurarsi anche solo immaginare pubblicità di vibratori che promettono felici momenti solitari (e non) appesi nelle fermate metro o nelle pensiline dei percorsi bus più trafficati del paese. In Italia uno spot storico per la pubblicità di vibratori MySecret Case su Mediaset sembrò aver segnato un punto positivo per la storia dell'adv. Ma fu un caso totalmente isolato.

Tornando alla causa che Dame ha intentato contro la MTA, è apparsa evidente la “decisione di privilegiare gli interessi maschili nelle scelte della pubblicità, e la completa incomprensione di cosa siano i prodotti di Dame” si legge nella motivazione depositata. La richiesta dell'azienda di vibratori per donna (e non solo) è chiara: esporre i propri manifesti pubblicitari nella metropolitana di New York e segnare un punto contro la discriminazione nei confronti dei “sexually oriented business” che si (pre)occupano del piacere o della sessualità, specialmente di quella femminile, in modo creativo, al di fuori delle logiche medico-sanitarie. In fondo la storia dei vibratori viene da lontanissimo ed è ora che il bigottismo sessista che domina la storia della pubblicità da così tanto tempo venga finalmente messo da parte. Togliete quei cactus dai vostri adv.

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