La favola della Fondation Valmont nel cuore di Venezia

Palazzo Bonvicini a Santa Croce ospita la mostra Hansel & Gretel: in scena fino al 24 novembre i lavori di tre artisti, compreso Didier Guillon, proprietario della maison svizzera e grande amante dell'arte.

white-mirror-guillon
Courtesy Photo

«Quel che la favola ha inventato, la storia qualche volta lo riproduce», diceva Gustave Flaubert. E la storia a cui faceva riferimento l'autore di Madame Bovary, può essere quella di tutti noi, il nostro vissuto, fatto di paure, successi, trionfi e ricadute. Uno degli esempi più vividi di questa tesi è la mostra allestita nelle sale del rinascimentale Palazzo Bonvicini, nel cuore del sestiere di Santa Croce a Venezia durante la Biennale. Oggi il palazzo cinquecentesco è sede della Fondation Valmont, del gruppo elvetico Valmont, che annovera i marchi Valmont, L'Elixir des Glaciers e Il Profvmo ed è guidata dalla famiglia Guillon.

Palazzo Bonvicini sede della Fondation Valmont.
Courtesy Photo

L'esibizione, dal titolo Hansel & Gretel - White Traces in Search of Your Self, è curata da Luca Berta e Francesca Giubilei e accompagna lo spettatore attraverso un viaggio simbolico che si dirama su sei stanze. La prima tappa rappresenta la casa e parte dai ricordi personali dei tre artisti coinvolti nel progetto: Didier Guillon (presidente della Fondazione, proprietario della maison e appassionato d'arte); il veneziano Silvano Rubino e l'artista ispanogiapponese Isao. Ci sono foto di album di famiglia, video degli anni cinquanta in Laguna, libri ancora da scrivere. Poi le opere ci accompagnano lungo i momenti clou della fiaba dei fratelli Grimm. C'è il bosco, bianco candido, che si trasforma in un labirinto di volti creato da Guillon; c'è l'inganno, che nella favola era la casa di marzapane che qui viene rappresentata da Isao attraverso sculture cupcakes di ceramica tutt'altro che rassicuranti; e c'è il ritorno a casa, che apre sì a nuove prospettive ma che ci pone davanti al mistero di ciò che ci può preservare il futuro.

Didier Guillon
Courtesy Photo

Le fiabe, si sa, sono racconti universali che parlano la lingua dell'umanità e Guillon questo lo sa benissimo. Il brand Valmont è una fusione fra desiderio, passione e concretezza. Risale al 1905 quando era una clinica affacciata sul lago di Ginevra, nelle colline di Montreux. Fu il primo centro a offrire programmi di idroterapia e fu frequentato da stelle come Charlie Chaplin e Ingrid Bergman. Dagli anni '80 produce i Cosmetici Valmont, la quintessenza dell'eccellenza elvetica per la cura del corpo.

Bianco nel bianco, Silvano Rubino
Courtesy Photo

Guillon guida il gruppo insieme alla moglie Sophie, che si occupa di ricerca, sviluppo e comunicazione. «Per raccontare il nostro universo - dice il mecenate - non cerco mai testimonial famosi, ma artisti veri che sappiano svelare la bellezza attraverso l'arte». Quella più pura, senza sovrastrutture dettate dal mercato e dal glamour.

«Se dovessi consigliare a un amante di quadri e sculture quali luoghi visitare - racconta sempre Guillon - gli direi di starsene alla larga dalle grandi gallerie internazionali, quelle dei Jeff Koons e dei Damien Hirst. L'arte non sta più lì, ma in quei posti in cui si fa ancora ricerca e si coltivano i talenti». Guillon mostra con orgoglio due tele acquistate a Venezia pochi giorni fa. Sono due opere astratte, a metà fra Jackson Pollock e Sam Francis. Gli autori? Sconosciuti. «Ma è proprio qui che sta la poesia...», spiega.

Sugar Smile, Isao
Courtesy Photo

Romantico, appassionato e sognatore, vive fra la Svizzera e Barcellona («uno dei luoghi più pazzi e vitali del pianeta») ma sogna un giorno di trasferirsi a Venezia, proprio a palazzo Bonvicini, che accoglierà nei prossimi anni i progetti della Fondazione, diventando così permanente. Ama l'arte, ma anche l'Africa con le sue sculture d'arte primitiva. Sull'avambraccio si è fatto tatuare la silhouette di un gorilla. Lo accompagna ovunque, è quasi un angelo custode. «Ho incontrato quel gorilla a Berlino anni fa - ci confessa - Si chiamava Ivo ed era in una gabbia dello zoo. Volevo tirarlo fuori da lì, ma era troppo vecchio e sarebbe stato rischioso per la sua salute. Così, non potendolo liberare, ho scelto di fargli girare il mondo liberamente, portandolo sempre con me». Monsieur Guillon è anche questo.

Pubblicità - Continua a leggere di seguito
Altri da Coolmix