"Mi sono buttata nel vuoto con uno sconosciuto. P.S. Il migliore"

Volare in tandem in parapendio a duemila metri da terra, tra lezioni di fisica, amore e massimi sistemi.

Ci si può sentire cento chili in meno con addosso uno zaino da dieci chili? È lecito confidare problemi di cuore a duemila metri dal suolo a un perfetto sconosciuto? Si possono imparare le basi della fisica a quasi trent’anni mentre l’adrenalina (s)corre con te a 20 chilometri orari? Se stai volando in tandem in parapendio, la risposta molto probabilmente sarà sì. Un sì che ha il sapore dell’aria che si respira sulle Prealpi Lombarde, un po’ meno di riso giallo un po’ più di nevischio color latte. Un sì che ha il rumore, l’unico, dei cordini della vela che il tuo partner in crime di viaggio muove con la stessa maestria con cui una sciùra rimescola la polenta nel paiolo in rame. Siamo a Suello, ai piedi del Cornizzolo, monte da cui prende il nome la scuola di parapendio dove scopriamo che “non c’è limite al possibile”.

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Atterrato su una valle ad una manciata di chilometri dalle nostre spalle, Aaron Durogati si presenta così. Occhiale da sole iper tecnico, caschetto à la main, una massima esistenziale e il sorriso consapevole di chi ha imparato a guardare il mondo (e le sue complicazioni) da un’altra prospettiva. Letteralmente. Campione di parapendio, specialista dell’hike & fly alla quarta partecipazione alla Red Bull X-Alps, una sorta di parkour tra terra e aria o, come la definisce lui, “una gara di sfinimento dove o voli o cammini”. Aaron Durogati sarà il nostro Virgilio delle correnti termiche, che ci guiderà tra la teoria e la pratica di quello sport “sicuro solo se hai la testa ben attaccata al corpo”. E anche un master in gestione della lucidità, aggiungiamo noi, perché non c’è altra soluzione quando ti trovi a 6500 metri dal suolo, le rocce dell’Himalaya che quasi sfiorano la tua vela e sei in volo da 11 ore. “È proprio la paura costante a tenerti attento e vigile. Se non provi o fai finta di non provare paura, allora il parapendio non fa per te”.

Aaron Durogati
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“Quando sono molto stanco mi capita di camminare a occhi chiusi, per orientarmi uso i bastoncini da hiking…”. In una competizione che può durare fino a due settimane, 1000 chilometri e 17 ore di viaggio in un giorno, dormire è la croce e delizia di ogni atleta. “Se ti fermi a schiacciare un pisolino, rimani indietro. Se non ti riposi, pecchi di concentrazione e aumenti il rischio di sbagliare”, ci spiega Aaron mentre racconta come funziona l’adventure race più dura al mondo, che attraversa le Alpi da Salisburgo a Monaco. Sfruttare forze invisibili, entrare in confidenza con le proprie abilità, fissare obiettivi è il refrain che unisce il 32enne campione di parapendio a Geomagworld, l’azienda di giocattoli formativi (che dall’anno prossimo sarà 100% verde) cui presta volto, mente, corpo… e ali. “Naturale, invisibile, potente e per certi versi magica è la forza dei magneti e della gravità in volo”, continua Aaron guidandoci sulla vetta da dove spiccherà il volo-demo in parapendio, antipasto di quello che ci aspetterà subito dopo.

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“Il tuo cervello proverà a fermarti, ma dovrai correre verso la discesa con tutte le tue forze”. Questo il primo, essenziale e, forse, unico incarico ufficiale che chi vola in parapendio per la prima volta deve portare a termine. Al resto, vestizione da pro inclusa, ci penserà il pilota a cui saremo uniti per tutta la durata del volo in tandem. La rincorsa che prenderemo all’incontrario servirà alla vela per gonfiarsi d’aria e, quindi, sollevarci da terra nel giro di pochi secondi. “Ogni lancio è diverso dall’altro per le condizioni climatiche e l’empatia che si instaura tra i due viaggiatori”. Collaborare costantemente, seguendo con il corpo i movimenti della vela, è il compito dei parapendisti che discendono il pendio alla ricerca delle correnti termiche, cilindri di aria calda ascendente, per piroettarci intorno. Complici che... "volenti o nolenti, è sempre buona la prima".

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