Le commedie all'italiana sono il detox mentale dei pomeriggi estivi (intellettuali compresi)

La lista definitiva di film italiani con il grande pregio di svuotare la testa da ogni pensiero e riempirla solo di risate, da vedere in binge watching.

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Come dice il tg ogni estate? Ah sì: bere molta acqua e non uscire di casa nelle ore centrali della giornata. Però, se in quelle ore centrali siamo in spiaggia/lago/ovunque si stia all’aperto, tutto ok. Se invece siamo di quelli che dopo la mattinata outdoor siamo a posto con la quota sole, ci piace mangiare a casa, a tavola e poi buttarci sul divano o sul letto in quello stato di torpore felice (accompagnato dalla colonna sonora delle cicale), in questo caso la tv diventa cruciale. E in tv, d’estate, in quello stato lì si può solo vedere tre cose: 1) tennis (la cadenza delle battute è un soporifero micidiale) ; 2) Formula 1 (nel giro di un attimo, i rombi lontani dei motori diventano una ninna nanna); 3) o i film commedia all’italiana, gli unici con cui l’attenzione resta in un limbo di dormiveglia perché ti attirano abbastanza da non voler dormire, ma non ti impegnano perché sai le battute a memoria. Livello di pulizia mentale: pro. Ovviamente, la cura è fruibile anche d’inverno, quando fa veramente troppo freddo per mettere il naso fuori. Come ridurre al minimo lo sforzo? Trovandosi anche bella e pronta una lista dei film da vedere. Magari. Li chiamano film cult o semplicemente le pietre miliari della commedia italiana. Difficile sceglierne almeno 10 da vedere e rivedere anche in modalità binge watching. Ci proveremo. N.b. Questa non è una classifica, solo una lista.

#1 Totò, Peppino e la... malafemmina, 1956. Cominciamo con il principe indiscusso della risata, il grande Totò. Difficile dire se questo sia il suo film più bello o più divertente. La scena di Totò e Peppino de Filippo che scrivono la lettera (“Signorina, veniamo, veniamo noi con questa mia addirvi…”) o il dialogo con il vigile milanese (“noio vulevan savuar”), sono da stampare e incorniciare.

# 2 Amici miei, 1975. La saga autentico capolavoro della goliardia tutta toscana, diretta da Mario Monicelli, racconta di un gruppo di amici maturi che vivono per combinare scherzi terribili. Un cast eccezionale Ugo Tognazzi (Raffaello Mascetti); Gastone Moschin (Rambaldo Melandri); Philippe Noiret (Giorgio Perozzi); Duilio Del Prete, poi Renzo Montagnani che si sono passati il ruolo di Guido Necchi; Adolfo Celi (il professor Alfeo Sassaroli). E tante espressioni adottate nel lessico comune, “come se fosse antani”.

# 3 Fantozzi, 1975. È il capolavoro del compianto Paolo Villaggio che attraverso una saga solo apparentemente leggera, descrive ed esaspera le caratteristiche dell’italiano medio pieno di soggezioni verso le figure apicali, con una grande autoironia che i posteri gli riconosceranno sempre di più. Alcune scene, dopo quasi 45 anni, fanno ancora sbellicare.

# 4 Febbre da cavallo, 1976. Diretto da Steno, con Enrico Montesano e Gigi Proietti, è il cult dei cult, incompreso al tempo al botteghino, rivaluto in home video e riscoperto sul circuito delle tv locali, racconta la storia di tre giocatori incalliti delle corse dei cavalli Mandrake, Pomata e Felice (Francesco de Rosa) e dei loro espedienti per trovare i soldi per le scommesse. Con una magistrale interpretazione di Mario Carotenuto nel ruolo del conte de Marchi.

# 5 Il marchese del Grillo, 1981. Rispettivamente diretto e interpretato da due mostri sacri, Mario Monicelli con Alberto Sordi, è un capolavoro di cinismo ambientato nella Roma di inizio ‘800. Uno dei personaggi meglio riusciti di Sordi.

# 6 Bianco, rosso e Verdone, 1981. Negli anni 80 Carlo Verdone era la rivelazione del cinema italiano. Insieme ad Un sacco bello, questo è il film che ha lanciato l’attore romano come erede di Sordi, grazie a personaggi come Furio, Pasquale Ametrano, Mimmo, il coatto Enzo, nati al cabaret e in tv. Verdone riprenderà alcuni di questi personaggi in Viaggi di Nozze e Grande Grosso e Verdone.

# 7 Non ci resta che piangere, 1984. Roberto Benigni e Massimo Troisi insieme, e un soggetto geniale. Il risultato è un una sorta di “a spasso nel tempo” o “ritorno al futuro” con i due amici che si trovano dal presente nel Medioevo, per l’esattezza; “quasi nel 1500”. Anche da qui escono tormentoni ancora in uso (“bisogna provare provare provare” di una giovanissima Amanda Sandrelli). E anche un omaggio alla famosa lettera di Totò e Peppino, di cui sopra.

# 8 Yuppies, 1986. Con questo film che insieme a Vacanze di Natale, sempre di Carlo Vanzina, vede nel cast Christian De Sica, Jerry Calà, Ezio Greggio e Massimo Boldi, prende il via l’era del cinepanettone. Bocciato dalla critica cinematografica, riscosse invece un grande successo di pubblico. Racconta di 4 amici della rampante gioventù milanese che cercano la scalata al successo combinandone di tutti i colori.

# 9 Johnny Stecchino, 1991. È la prima pellicola da “solista" al cinema di Roberto Benigni, reduce dal successo di Non ci resta che piangere, con Troisi, e de Il piccolo Diavolo con Walter Matthau. Il passo successivo sarà l’Oscar con La Vita è bella. Benigni si sdoppia in due personaggi, un boss latitante e il suo sosia. Ma esprime anche un’irresistibile denuncia dei mali italiani con battute entrate anche queste nel linguaggio collettivo,come: “Palermo ha un problema, è il traffico”.

# 10. Tre uomini e una gamba, 1997. Per chiudere la lista, il film d’eccellenza di Aldo, Giovanni e Giacomo (insieme anche a Chiedimi se sono felice) che ha rappresentato la nuova frontiera della comicità italiana alla fine degli anni 90. Il trio siculo-milanese fa il sold out ai botteghini inserendo nel film anche alcuni sketch, celebri al cabaret, in teatro e in tv, come intermezzi di una storia surreale che si sviluppa lungo un viaggio per accompagnare uno sposo al suo matrimonio, con nel bagagli una gamba di legno preziosa. La battuta rimasta nella storia, fra Giacomo e Marina Massironi: “E così domani ti sposi?”, “Sì, ma niente di serio”.

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