L'amore è classista, lo dice la scienza, ce lo imporrà un'app

Sbarca in Italia l'app che combina i partner in base alla classe sociale: ma se fosse quello che facciamo già da secoli?

L’amore è classista? Esiste il dating classista? Un’app di dating ci indurrà (o aiuterà) a confermare questo stile di amare? Chi va oltre i suggest di Netflix è probabilmente incappato nella serie The Politician con Gwyneth Paltrow, madre elicottero di un figlio adottivo che aspira a diventare presidente degli Stati Uniti il quale, mentre è in lista d’attesa per entrare ad Harvard, usa la candidatura alla presidenza del consiglio studentesco come prova generale del più alto obiettivo. Nel minestrone ben cotto di cinismo che è la sceneggiatura di questa serie, colpisce nelle prime puntate (soprattutto noi italiani) il pragmatismo con cui il ragazzo è la sua fidanzata sembrano non provare nulla di appassionato l’uno per l’altra, eppure si dicono “ti amo”. La sensazione immediata è che la loro relazione poggi su un solo gruppo di fattori: il ceto sociale a cui appartengono, economicamente alto e istruito. Un amore classista, insomma.

Negli Stati Uniti, scegliere il partner a tavolino, nelle classi più alte, non è niente di scandaloso. Ma a pensarci bene, nei romanzi ottocenteschi non è raro leggere la protagonista dire al pretendente (seria) che si è innamorata di lui dopo aver visto i suoi possedimenti. In Italia, eccedere in praticità nei rapporti di coppia sembra essere tutt’altro che romantico. Eppure, è appena sbarcato anche da noi - tra i tanti siti e app di appuntamenti a cui ha dato via Meetic anni fa - il mix sito e app dedicato a chi cerca un’anima gemella con un requisito essenziale: un livello socioculturale o socioeconomico pari o superiore al proprio. “Ti amo ma solo se sai hai letto Baricco, se hai gusto nel vestire, azzecchi i congiuntivi e, se possibile, guadagni quanto o più di me”. Secondo la campagna di lancio del sito (academic-singles.it) questo è il mantra-tipo delle persone a cui Academic Singles si rivolge. Nato nel 2017 questa app si è diffusa in oltre 40 Paesi, e oggi, in tutto il mondo supera i cinque milioni, di cui più di un milione in Europa. All’iscrizione si compila un questionario con le propensioni/attitudini alla carriera e al successo, l’interesse per le discipline scientifiche o umanistiche, la professione e l'istruzione. Si segnala anche il proprio reddito, ma questo dato rimane criptato agli altri utenti e viene utilizzato solo dal sistema per associare persone simili tra di loro.

E la spontaneità? Il batticuore? Il vero amore? Cosa ne avrebbe pensato di tutto questo Liz Taylor, che sposò un muratore (ma anche qualche milionario, però)? Secondo il portavoce europeo della piattaforma, Kevin Pineau, Il successo di un sito di dating classista si fonda su un’evidenza sociologica sempre più diffusa: le persone si accoppiano più spesso e più volentieri se appartengono allo stesso gruppo, se fanno entrambe in qualche modo parte di un branco. Più delle affinità caratteriali insomma, per un numero sempre più elevato di persone conta indossare una medesima divisa, anche solo professionale, frequentare gli stessi circoli, parlare lo stesso linguaggio”. Questo fattore cresce soprattutto dopo una certa età quando, in visita per la prima volta a casa della nuova fiamma, spesso di guardano i libri che ha sullo scaffale. A confermarlo sono i dati dell’indagine SWG: lo status nella scelta del partner è decisivo per il 64% dei single italiani. Forse, dovremmo essere più sinceri con noi stessi.

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