Luci e ombre, mecenatismo e passione, i segreti di Caravaggio in mostra

Il Seicento napoletano, i chiaroscuri icona di un secolo (e oltre), la retrospettiva preziosa sui Caravaggisti in scena al Museo di Palazzo Pretorio.

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Dopo Caravaggio - Il Seicento napoletano nelle collezioni di Palazzo Pretorio e della Fondazione De Vito. È il titolo della mostra dei tesori ritrovati, organizzata dal Comune di Prato con la Fondazione De Vito al Museo di Palazzo Pretorio, a cura di Nadia Bastogi e Rita Iacopino. Ma la vera bellezza comincia prima. A farci entrare nell’atmosfera ci pensa già Prato in sé, perché ad accoglierci davanti al Palazzo c’è la splendida Piazza del Comune. La collezione permanente del Museo è una garanzia: il salone del terzo piano offre una vista mozzafiato sulla città. Dopo Caravaggio è un gioiellino. Appena si entra, ci si sente immersi in un mondo un po’ magico: le pareti bronzo/arancio e la luce soffusa ma puntata sulle grandi tele scure catturano l’attenzione fin dal primo istante.

Qualche info: la mostra è visitabile fino al 13 aprile 2020, 10 euro intero e 8 euro il biglietto ridotto, dalle 10:30 alle 18:30 tutti i giorni eccetto martedì non festivo. Disponibile anche il catalogo (25 euro, Claudio Martini Editore). Trovano spazio nella mostra sui Caravaggisti 19 opere rimaste nell’ombra per decenni e che ora riprendono la visibilità che meritano. Sono storie di mecenatismo e di passione per un linguaggio pittorico di contrasti di luci e ombre, basato su tematiche di matrice religiosa ma con spunti di riflessione che vanno ben oltre. Il percorso espositivo, diviso in quattro sezioni, è giocato sull’intreccio fra cronologia e iconografia, permettendo così l’individuazione di legami tematici tra le opere. Si comincia con il Naturalismo napoletano seicentesco di Caracciolo detto il Battistello, rinnovato poi con la presenza in città dello spagnolo Ribera. Seguendo il percorso si incontrano Ricca, Finoglio, Vaccaro, Stanzone e poi ancora Preti (di cui sono presenti ben quattro dipinti). Il termine dell’esposizione è segnato da Malinconico (con il Buon Samaritano) ascrivibile ad un Realismo espressivo traghettato ormai pienamente nel Barocco di inizio Settecento.

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C’è molto di Caravaggio, ma reinterpretato. La forte gestualità messa in risalto dallo sfondo scuro in Noli me tangere (ovvero "non mi toccare") del Battistello evidenzia in realtà il “non gesto”, il mancato contatto fisico fra Cristo e Maria Maddalena: c’è incomprensibilità fra l’uomo, Cristo, che orami non appartiene più al mondo terrestre, e la donna. Incomprensibilità che tocca anche lo spettatore contemporaneo nonostante la distanza non breve di 400 anni. La capacità di trasmettere messaggi senza tempo è prerogativa dell’artista. E in questa mostra ci sono grandi artisti, che sono anche grandi comunicatori. Un importante nucleo tematico si apre con il Sant'Antonio abate di Ribera, che fa proprio il realismo caravaggesco portandolo al massimo dell'espressività. L’Abate, con il suo sfondo nero pece, è una tela d'impatto. Il contrasto fra decadimento fisico del corpo e sguardo vivissimo è tipico degli Apostoli, Filosofi e Profeti riberiani e più in generale della Napoli del Seicento. Anche Fracanzaro con Uomo con cartiglio (Profeta?) rappresenta una figura attempata e nuda, qui intenta a riflettere su un foglio di carta altrettanto nudo senza scritte. Al contrario, in Vecchio in meditazione con un cartiglio del cosiddetto Maestro dell'Annuncio ai Pastori (forse Juan Dò?), il foglio in questione riporta un’importante riflessione sul tema mors omnia solvit.

Altri pezzi esposti del misterioso Maestro sono Uomo in meditazione davanti a uno specchio e Giovane che odora una rosa. Il primo non solo richiama il "filosofo socratico del conosci te stesso" ma anche l'iconografia della “vista” nella serie dei Cinque sensi, serie a cui si rifà anche il Giovane rappresentando l'“olfatto”. Diversamente dagli altri ritratti del Maestro che solitamente sfuggono il rapporto di sguardi con lo spettatore, qui un'occhiata di profonda intensità sentimentale arriva diretta. Il riferimento più esplicito all'amore viene dal bocciolo di rosa: la rosa come simbolo della passione è un messaggio senza tempo. Eccoci arrivati alla sezione sulle protagoniste femminili. Sono per lo più legate ad episodi testamentari (Cristo e la Samaritana - De Bellis e la sensualissima tela Loth e le figlie - Fracanzano) o Sante martiri rappresentate come vere eroine. Perché tutte le donne un po’ lo sono. Meravigliosa è la Sant’Agata di Vaccaro, ma scioccante la tortura che le fu inflitta: la mutilazione dei seni. Il cruento gesto non è rappresentato, mentre la successiva ferita è visibile ma delicatissima. Un accenno di rosso sangue sotto la camicia bianca è come accarezzato dalla mano morbida della Santa. Questa è la storia di una donna privata di femminilità e dignità, ma che comunque non perde mai la sua fragile dolcezza. Tema attualissimo, perché noi donne non dobbiamo dimenticarci di quanto siamo (siamo state e saremo!) forti, nonostante tutto. Dunque, tante belle storie e tante ancora da vivere attraverso la narrazione visiva che questa mostra propone. Ma nessun altro spoiler! Altri segreti sono ancora da scoprire. E non solo per quanto riguarda Dopo Caravaggio. Non resta che fare un viaggio a Prato per farsi trasportare da questo luogo ricchissimo di sorprese.

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