Un vibratore smart candidato a un premio tech è ancora un tema scomodo?

Il vibratore di Lioness traccia gli orgasmi ed è in lizza al CES 2020: la sex tech si allontana dal sessismo a colpi di orgasmi?

Close Up Of Vibrator
Megan Madden / Refinery29 for Getty ImagesGetty Images

Vengo anch’io, pensaci tu. Buon 2020 anticipato dalle statistiche di orgasmi mancati e piacere zero, che calano vertiginosamente in previsione del nuovo anno. Faremo l'amore meglio con noi stesse, e sempre di più. Con i migliori vibratori smart che la sex tech sviluppa grazie a innovative start up a trazione femminile (chi meglio di una donna conosce il corpo di una donna?), anche il self pleasure sta diventando un gioco da geek e appassionati di design. Forme creative, cruise control, batterie ricaricabili a lunghissima durata, biodegradabilità garantita, possibilità di utilizzo sott’acqua: come funzionano i vibratori del futuro è una meraviglia per occhi, pelle e incrocio delle gambe, in ogni situazione. Tanto che Forbes preconizzava già nel 2017 tutta quella sex toys technology incentrata sul controllo a distanza, via telecomando prima e app/smartphone poi, con un termine perfetto: teledildonics.


Le innovazioni nella tecnologia dei vibratori stanno facendo la gioia delle clienti, ma soddisfano pure le menti dei nerd programmers. Il vibratore smart di Lioness è un classico rabbit dildo, il vibratore a forma di coniglio, che però si è fatto 4.0: in silicone anallergico di un tenue grigio chiaro, è pensato per stimolare la clitoride grazie al particolare nasino flessibile che si adatta ad ogni vagina senza problemi. Si gestisce via app da smartphone per regolare le intensità e le velocità di azione, e col post orgasmic chill si può ammirare il tracking del proprio piacere in ogni suo dettaglio, rilevato dai tre sensori di movimento, temperatura e pressione. La visual map dell'orgasmo, favolosamente a disposizione. C’è anche la possibilità di spuntare le variabili (ciclo, alcol, cibo, umore e via specificando) che possono influire positivamente o negativamente sulle curve del desiderio e sugli orgasmi, così da conoscere davvero quello che ci piace. Tutti i dati raccolti sulla app, rassicurano dall’azienda nelle FAQs, restano rigorosamente anonimi e non associabili alla specifica persona nemmeno con un hackeraggio e un data breach di quelli gravissimi. I nostri orgasmi sono al sicuro.

Al CES 2020 il vibratore smart di Lioness è candidato al premio Last Standing Gadget accanto ad altri oggetti che con il piacere femminile hanno ben poco a che fare. Ma è di per sé un evento: la notizia è stata riportata dal Las Vegas Review Journal e confermata dalle dichiarazioni di Liz Klinger, fondatrice della startup nata nel 2016. “Siamo molto felici di poter fare questo lancio al CES, che ha invitato le aziende di sex tech a partecipare per la prima volta. Conosciamo bene le politiche della CTA nel corso degli anni, abbiamo avuto i nostri problemi a partecipare alla fiera e ne abbiamo parlato qualche anno fa” ha specificato la Klinger. Un cambio di marcia alta che per il CES 2020 era doveroso, specialmente dopo le polemiche dell’edizione 2019 che avevano riguardato proprio l’eccesso di pruderie degli organizzatori nei confronti del vibratore robot Osé Robotic Massager dell’azienda Lora DiCarlo, prima premiato come innovazione dell’anno, poi privato del titolo in base al regolamento della Consumer Technology Association che organizza la manifestazione di Las Vegas. "I prodotti che verranno ritenuti immorali, osceni, indecenti, profani e non corrispondenti all’immagine della CTA saranno squalificati" si leggeva nel regolamento del CES. Ciò non aveva impedito la partecipazione di startup che presentavano simulazioni di sesso in realtà virtuale o l’ammissione di una bambola gonfiabile male oriented nell’edizione 2018, ma il balletto sull’assegnazione del meritatissimo premio aveva di fatto scatenato una sollevazione collettiva genderless contro le politiche bigotte della CTA, paradossalmente retrograde e conservatrici per i paladini dell'innovazione tecnologica.

Digressione dovuta: molti studi del passato hanno dimostrato come il sesso sia stato uno dei maggiori motori per lo sviluppo di tecnologie pop diventate di dominio pubblico. Fu l’industria porno degli anni 70 a codificare il formato VHS a discapito del diretto concorrente Betamax, perché le videocassette potevano contenere il triplo della durata dei filmati, fino a 3 ore contro 60 minuti. E siccome la storia è ciclica, 20 anni fu sempre il porno a stabilire la vittoria del BluRay, diventato uno standard di alta definizione per i film a luci rosse al posto dell’HD DVD. Per i nuovi vibratori 4.0, nati grazie a sinergie vincenti tra ricerca e audacia (che sono mossi comunque dalla stessa pulsione di curiosità, a pensarci bene), non c’è la necessità di stabilire uno standard, bensì la volontà di garantire al più alto numero possibile di donne una sempre maggiore consapevolezza del proprio corpo. Dritti ad oggi, la modifica o semplice reinterpretazione molto più elastica del regolamento, segna un grande punto a favore per la tecnologia applicata alle sex companies a base femminile. La timida ma risoluta apertura ai sex toys per le donne della più grande e importante fiera tech al mondo è decisamente un piccolo passo per l’uomo, che cerca di superare il terrore dell’ignoranza del piacere femminile. Forse perché nel caso del vibratore via smartphone può giocarci e divertirsi anche lui? Poco male. Ok, sarà anche un passo piccolo per l’uomo, ancora più gigantesco per l’umanità.

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