Dude With Sign su Instagram è il supereroe delle nostre proteste inutili

Un ragazzo, un cartello tenuto alto sopra la testa per stigmatizzare le assurdità del contemporaneo, e un account diventato virale.

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Courtesy photo / Dudewithsign.com

Il Nuovo Testamento dell'umanità 4.0 è sui social. Lo firma Dude With Sign su Instagram, che di divino ha l'esasperazione per le assurdità dello sharing compulsivo e l'ironia di saperle stigmatizzare viralmente. Nell'anno 19 dell'era meme Dude With Sign è esploso prendendo in prestito l'urgenza di denuncia in chiave pop. La modalità che Greta Thunberg ha reso iconica coi suoi scioperi per il clima, il dude l'ha dissacrata per puntare il dito contro i piccoli fastidi che coinvolgono intere community. Il primo post contro il "reply-all" negli uffici è di ottobre 2019. Un lamento contro un grande mistero irrisolto dell'industria gastronomica (le patatine in busta piena per metà), un altro che prende di mira i vizi hipster del salutismo a carissimo prezzo ("Pagare 15 dollari per un'insalata dovrebbe essere illegale"), uno contro gli errori di spelling di Starbucks ("i nomi non sono così difficili da scrivere").

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@corporateamerica

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Sic transit gloria mundi. Le silenti proteste dello sconosciuto che predilige l'immobilità in mezzo alla folla per additare i first world problems della società contemporanea hanno lentamente conquistato tutti. Il botto mondiale si è avuto con il cartello contro le Spotify Wrapped con gli ascolti dell'anno in conclusione, pressoché postate da chiunque sentisse la necessità di condividere quale musica avesse condito i suoi ultimi undici mesi e mezzo. Da lì la scalata di Dude With Sign è diventata un caso. Ad oggi il conteggio è di 2,9 milioni di seguaci, la spunta blu, lo status di legend.

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Ma chi è Dude With Sign? Spulciando tra i commenti del suo feed, lo abbiamo trovato: si chiama Seth Jacob Phillips, è di origine texana (di Hawley) e ha studiato alla Midwestern University, ma vive a New York. Capelli medi e mossi screziati di biondo da surfista, alto e asciutto con look casual/impeccabile, Seth @Dudewithsign ha un'aria alla Matthew McConaughey (con cui peraltro condivide il Texas di nascita) ma tiene separate le due carriere. Da uno dei suoi post personali si può intuire che forse lavora anche come stand up comedian; su Facebook il profilo riporta che collabora a What Do You Meme mentre l'account della sua fama segnala di essere "by Fuckjerry". Aperta parentesi doverosa: il sito e profilo (oggi privato) di Fuckjerry è parte della galassia di Jerry Media, uno studio di marketing e comunicazione fondato nel 2011 da Elliot Tebele, parecchio controverso per aver "rubato" meme e post ironici in giro senza citare fonti, almeno fino a febbraio scorso quando il fondatore ha promesso una maggiore correttezza nei confronti del followers, e per essere stato coinvolto nello scandalo promozionale del Fyre Festival, il più disastroso evento mai organizzato da privati (raccontato anche in due documentari su Netflix e Hulu) di cui Jerry Media curava la comunicazione su Instagram.

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I was telling jokes in an attic last night

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Al di là dei legami sottotraccia della sua "creazione", @dudewithsign ha un grande pregio: una puntuale osservazione dei mali frivoli della società. Molta della fama sul profilo dei sign su Instagram è dovuta al volto del Dude schermato costantemente da un paio di occhiali da sole, sempre quelli, e alla serietà con cui sorregge i vari cartelli di volta in volta. Il suo nome ora è noto ma a quanto pare non lo sta sfruttando per nulla di lucrativo, almeno al momento. Nelle Stories in evidenza su Instagram Dude With Sign ha tenuto quelle di un'iniziativa casuale (ha donato di persona pezzi da 20 dollari a newyorkesi sconosciuti, senza motivo, con l'augurio di buon Natale e il cartello "te li sei meritati") e ha sfruttato lo swipe per indicare dove donare per aiutare la ricostruzione post incendi in Australia. Il caso dell'anno 20 dell'era social, poco ma sicuro, con tanto di meta-avvertimento: "Smettetela di condividere i miei post nelle vostre stories". Ma forse è troppo tardi.

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