Le 10mila lettere che Giulietta riceve ogni anno, ci salveranno dall'amore virtuale?

Un club fondato a inizi anni 90, un sistema di sostenibilità umana per cuori infranti (o no), un ritorno alla calligrafia come cura. Il caso di una leggenda, Romeo & Giulietta.

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Manuela Ravasio

Veleno e amarone, chewing-gum e lettere di carta di riso. Shakespeare e Leonardo DiCaprio. Massacriamo le donne per mano, per tastiera e per Whatsapp. Ma in un angolo di mondo, a Verona, c’è un piccolo ufficio dove giungono lettere indirizzate a Giulietta, per non farla morire mai. La Giulietta sotto il cui balcone milioni di adolescenti hanno limonato e segnato sulla Smemoranda orario, giorno “in cui lui mi ha guardato e” è una fiaba che porta con sé altri luoghi mitici. I piccoli luoghi artigianali hanno creato il mito di un’Italia da percorrere in estate parlando accenti stranieri: tra le tappe vi è anche questo ufficio artigianale che è una gemma da custodire con cura. È il Club di Giulietta associazione no profit che riceve, smista, legge le miriadi di lettere, 10 mila l'anno circa, spedite da tutto il mondo e indirizzate alla coraggiosa Capuleti che si è unita in amore e morte al suo Romeo. Ora, superati gli ultimi folgori del mondo di Baz Luhrmhann e la sua Claire Danes che rincorre Leo, quel che resta è una leggenda, un mito, a cui le persone credono in modo differente. Incontro Giovanna Tamassia, capelli biondi, postura e stile che riassume l’eleganza veronese, nella casa di Giulietta, pellegrinaggio dove un muro di lucchetti rossi e rosa guarda il balcone più simbolico di sempre. Siamo all’inaugurazione dell’esperienza che Airbnb ha creato con il comune di Verona per regalare una notte nella casa-museo convertita a suite per San Valentino (che si conclude con un tour di letture nel club). Il padre di Giovanna Tamassia tra il 1993 e 1994 fondò il club di Giulietta come hobby, rendendolo un'istituzione del romanticismo epistolare: e ancora oggi Giovanna dedica tempo ed energie in quell’ufficio dove i faldoni riportano ordinati le date e le lettere ricevute, dove si possono tirare le somme dello stato dell’amore oggi. Al grande tavolo di legno vi è una volontaria peruviana, in visita tra Bordeaux e Verona per motivi di studio: sta leggendo e rispondendo a una lettera che arriva dal Cile. Prima di lei qui sono passati molti altri volontari che prendono la scatola contenente la lingua che gli è consona, aprono, leggono tormenti d’amore, e rispondono regalando attenzioni, tempo e supporto.

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“Molti nuovi innamorati che scrivono sono brasiliani, c’è stato un boom, ed è spesso legato ai cambi dei flussi turistici. Prima erano i russi, ma anche i giapponesi inviano molte lettere curate nei minimi dettagli - e mi mostra una busta in carta di riso decorata a mano - ma i più romantici rimangono gli statunitensi: sono decisamente i più affezionati al mito di Giulietta grazie anche a film come Letters to Juliet (del 2010 ndr)”. Giovanna laureata in lingue, accoglie le studentesse, i volontari stranieri, i turisti di passaggio per qualche long weekend che hanno letto su riviste e social del club di Giulietta e vogliono passare per rispondere alle lettere d’amore di sconosciuti. Il club si fonda, per ora perché necessiterebbe di un supporto maggiore, su una rete di solidarietà umana che passa dalla lingua all’empatia, dal tempo di sedersi, capire e interpretare anche richieste d’aiuto scritte a mano, in mezzo a molte lettere inviate ma scritte a pc. “Mettere su carta la propria storia - prosegue Giovanna - senza sapere chi aprirà davvero quella lettera ti permette di scrivere più che altro a te stesso. La scrittura è come una terapia: ma se non fosse scritto per una Giulietta immaginaria forse il testo sarebbe diverso…”. Giulietta è l’alibi, la confidente a cui affidiamo i nostri tormenti “perché è una donna che, nell’immaginario shakespeariano ha avuto forza, ha agito e il cui finale è drammaticamente attuale”.

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Questo ufficio postale d’amore mi ricorda Rovaniemi, dove neanche quel dedalo di negozi di souvenir può offuscare il corridoio delle lettere indirizzate a Babbo Natale che, costume e posa sicura, spilla 30 euro per una foto insieme. Davanti a cassette e cassette con lettere appena arrivate è chiaro che, in attesa delle spunte blu, crediamo ancora alle lettere che inviamo, con trepida attesa per le risposte che una Giulietta (sconosciuta) ci invierà. Un mal di pancia misto a energia in vena che ricorda la Jo March di Greta Gerwig quando, troppo tardi, scrive la lettera a Laurie e la chiude nella casetta di legno nel bosco (spoiler conosciuto da tutti: corre a riprendersela appena in tempo). Ci sono storie che vengono spedite per far sì che un happy ending venga letto da qualcuno che, magari, sta rispondendo alle vicende d’amore altrui per curarsi dalle proprie ferite: “ogni anno ne premiamo alcune (la premiazione avviene nella casa di Giulietta il 15 di febbraio ndr) , altre entrano nella storia di questo club. Una di queste è la lettera di Annika, svedese, oggi 45enne che scrive dal Sudafrica dove si è trasferita quando era una giornalista che raccontava l’apartheid. In quegli anni conosce un uomo più grande, di colore, incarcerato insieme a Mandela. In carcere viene torturato con elettroshock, per questo i due devono abbandonare l’idea di avere figli. Invece alla fine la lettera da romanzo chiude con una frase stupenda 'ci siamo sposati abbiamo, due figli e viviamo in un Sudafrica libero'”.

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