Chi si occupa dei cani e gatti orfani delle vittime di Coronavirus?

Alla preoccupazione per gli umani si aggiunge quella per i loro animali rimasti senza padrone: ecco come aiutarli e come chiederli in adozione.

Quando un animale vive con una persona che risulta positiva al Coronavirus, la sua vita cambia inevitabilmente come quella di tutta la famiglia. Ci sono quelli che vengono spostati nelle case dei parenti e attendono con pazienza il ritorno del proprio amico umano – ormai parlare di padrone suona decisamente stonato – il quale, se è anziano, forse non tornerà più. Quelli che invece vivono con persone sole si ritrovano catapultati in mondi nuovi, che li disorientano. La maggior parte dei “pelosi” (come li chiamano i volontari) che vediamo nelle condivisioni dei social finiscono spesso nel Nord Italia, in particolare in Lombardia che è sempre stata generosa nell'accoglienza di animali abbandonati nel resto d'Italia, e dove in questo momento molti adottanti sono pazienti positivi. Cosa accade a questi cani e gatti, mentre i loro amici lottano per la vita?

“Quando una persona che vive da sola risulta positiva, e sta così male da dover essere ricoverata, del suo cane o del suo gatto se ne deve prendere cura il comune come se fosse un randagio raccolto in strada”, spiega Marco Marelli, il presidente dell’Enpa della sezione provinciale Como che in questi giorni è subissato di lavoro: “Il cane viene recuperato e portato al rifugio di competenza convenzionato col comune in cui risiede il padrone. Se il padrone non ce la fa, l’animale diventa adottabile. Se invece il padrone guarisce, lo riprende con sé una volta dimesso”. L'iter è lo stesso per i gatti. A Monza ci sono un gattile e una colonia felina che in questi giorni sono aumentati di numero: “Ma in mezzo a tanti problemi che stiamo vivendo c’è anche quello dei volontari che non possono, o non vogliono per precauzione, giustamente, uscire di casa ad accudire questi gatti”, continua Luciana Piva, volontaria Enpa a Monza, che opera sia nel gattile che nella colonia felina locale, “Chi di noi ha il tesserino di volontario non ha problemi a muoversi, e comunque noi all’Enpa abbiamo un’autodichiarazione in cui specifichiamo che stiamo portando cibo alle colonie feline, atto che rientra nei motivi di necessità nel decreto alla voce della sopravvivenza degli animali. Quando qualche volontario è stato fermato non ha avuto problemi. In questo frangente soffriamo il crollo delle donazioni di cibo perché veniva portate di persona”.

Ai cani riamasti orfani dei padroni malati, in alcune aree si aggiungono quelli abbandonati da chi teme di trovarsi in difficoltà economiche in futuro o teme che gli animali possano fare da veicolo al Covid 19. I volontari del Nord, quelli che vengono chiamati da chi li prende in giro canari e gattari, sono in prima linea. Barbara Flori lavoro su sue fronti. Uno è il canile di Mariano Comense, dove opera con Amici del randagio: “Noi abbiamo i permessi per andare a fare volontariato - domenica ho il mio turno - per accudirli, nutrirli e pulire i box; le passeggiate sono sospese perché non si possono convocare i volontari nel weekend a portare a spasso i cani creando assembramento, però li liberiamo all’interno del canile nei giorni feriali, per ora ce la stiamo cavando”. L’altro fronte su cui si muove Barbara Flori è l’associazione Como scodinzola: “qui facciamo anche la raccolta pappe per il rifugio di Benevento, stocchiamo tutto ciò che abbiamo raccolto con le donazioni e spediamo i bancali: ora è tutto sospeso”.


“E poi sono ferme le adozioni" prosegue Barbara Flori, "abbiamo cani in stallo casalingo gratuito che non possono partire per raggiungere le famiglie che li hanno scelti. La catastrofe è per i cani che abbiamo in pensione, perché le stiamo pagando. Le richieste arrivano anche in questi giorni ma non possiamo fare i preaffidi, ovvero il controllo nelle case degli aspiranti adottanti per valutare se sono in grado di gestire il cane. Se dovessero fermarmi per strada mentre vado nelle case altrui giustamente mi multerebbero, e poi non me la sento di rischiare la mia salute. Queste pensioni le paghiamo col contributo adozione che ci versano gli adottanti per aiutarci con le spese sostenute, perché i cani li consegniamo già vaccinati, trattati contro pulci e vermi, se adulti anche sterilizzati. Quello che versa l’adottante rientra in circolo per pagare i trattamenti al cane successivo. Al momento, invece, riceviamo solo i 10 euro al mese degli adottanti a distanza, persone che non possono tenere un cane per cui aiutano quelli nei rifugi. In questi giorni molte persone su Facebook oltre ad aver già donato per gli ospedali e la protezione civile, ci chiedono come dare una mano anche a questi animali: anche Como scodinzola accetta donazioni sia in denaro che in cibo per cani, che suggerisco di ordinare online direttamente da aziende che non hanno interrotto le spedizioni, e farlo arrivare nei rifugi. Il cibo deve essere di tipo generico, poi se qualcuno vuole fare un fioretto, ci sono anche quelli speciali gastrointestinal e renal per animali con patologie, che sono più costosi. Ci trovate sul nostro sito. Fate attenzione, però, a donare solo ad associazioni e strutture fidate”, raccomanda Barbara Flori.

Ma in questo periodo, con le dovute cautele, si può adottare? Non è molto chiaro, ma ai margini del decreto qualcuno riesce a far sì che il ritiro di un cane o un gatto al rifugio, rispettando le cautele che si adottano al supermercato o in farmacia, riesca. “Il gattile di Monza ha ovviamente chiuso i suoi orari di visita per le scelte”, spiega Luciana Piva di Monza, “ma su appuntamento in alcuni casi consegna i gatti, ma solo una persona per volta e con le stesse cautele dei supermercati, sempre che i volontari siano disponibili”. E cosa succede nel Centrosud, dove il contagio è decisamente più basso? “Non abbiamo ancora avuto grossi problemi”, tranquillizza Gianna Senatore, volontaria al Canile di Nocera Inferiore, “per ora non c’è stato portato nessun cane appartenuto a qualcuno ricoverato o deceduto. Qui c’è un altro problema legato al focolaio del Nord: sono ferme le adozioni per ovvi motivi”.

“Mandavamo molti cani nel Nord Italia”, prosegue Gianna Senatore, “il giorno prima dell’inizio del lockdown avevo 8 cani in partenza per altrettante famiglie che li attendono e che ora mi scrivono dispiaciute ‘fosse già con noi, il nostro cane ci avrebbe aiutato a vivere meglio questo periodo’. Mi dispiace perché non liberando le gabbie da quelli adottati non riusciamo ad accogliere altri randagi; però voglio complimentarmi con la gente della mia zona, il salernitano, perché nonostante le bufale sugli animali che contagiano il virus qui da noi non c’è stato un abbandono in più, anzi, chi ha potuto muoversi perché è del circondario e ha convinto i controlli che l’adozione rientra nelle misure per la sopravvivenza degli animali compresa nel decreto, è venuto ad adottare più cani di prima. Non per avere la scusa di farli passeggiare, molti erano persone che si erano chiuse nel dolore della morte del cane precedente e non voleva più averne, e che invece in questi giorni ha cambiato idea. Stiamo dando anche una mano ai canili di periferia meno fortunati di noi passandogli cibo perché i loro benefattori non possono uscire di casa, se qualcuno vuole aiutare può commissionare le spedizioni dai siti che vendono articoli per animali e mandarli presso il Canile di Nocera; poi a smistarlo fra gli altri canili ci pensiamo noi. E a chi dice che noi volontari dei canili pensiamo solo agli animali, rispondo che con i fondi del canile abbiamo appena donato 1.800 euro di mascherine all’Ospedale Umberto I di Nocera inferiore”.

Rimane solo un dubbio da chiarire: gli animali rimasti orfani, che diventano adottabili, essendo stati a contatto con persone positive devono essere tenuti in quarantena? “Non c’è nessun pericolo di contagio dagli animali domestici, conferma Marco Marelli dell’Enpa di Como, “ma l’operatore che va a recuperarlo deve osservare delle precauzioni, entrando nella casa contaminata e maneggiando il cane che comunque, come un oggetto, può avere il virus posato sul pelo; l’oggetto più a rischio può essere il suo guinzaglio, che è stato tenuto in mano dal padrone contagiato e può diventare un veicolo; per questo motivo trasportiamo l’animale con mezzi autorizzati dalla Asl, lavabili e sanabili, non si possono usare le auto private, e il cane viene messo sotto osservazione ma non in attesa che si ammali, cosa che non accade, ma perché non venga carezzato a mani nude dal personale per un giorno o due, mentre il suo guinzaglio viene subito disinfettato. Tutto qui: le stesse precauzioni che stiamo adottando per maneggiare il carrello della spesa, che ha usato già qualcun altro: guanti, mascherine e lavaggi”.

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