I nostri ricordi in Super 8 diventano opere d'arte

La mostra virtuale Private Lives Public Spaces al MoMA di New York raccoglie i filmini privati realizzate dalla gente comune e racconta come era l'America del '900. Le immagini dei social media resisteranno così tanto?

home movies moma
Wheeler Winston Dixon Collection. Courtesy the Museum of Modern Art.

Ci sono le feste di compleanno e le gite allo zoo, le domeniche davanti al barbecue e quelle in riva al fiume. C’è la più bella ragazza del liceo e il migliore amico che oggi è tanto ma tanto cambiato. Il neonato ancora nella culla e il nonno che non c’è più. E ci sono i soggiorni, le cucine, i bagni dalle mattonelle spesso improponibili eppure rassicuranti. C’è soprattutto l’America del XX secolo raccolta negli oltre seicento rullini della collezione del MoMA di New York. Si tratta di filmini privati, girati in larga parte da gente comune nell’arco degli ultimi novant’anni. Tutti insieme raccontano questo grande Paese, più di quanto possano fare i libri di storia, i tg e i documentari su Discovery Channel.

6th Avenue–Subway–Post. Charles L. Turner. USA. 1942-44.
Shaw, Brittany

Questo gigantesco bagaglio di memoria è protagonista assoluto della mostra virtuale (e non solo) Private Lives Public Spaces (fino all'1 luglio), un vero gioiello che tutti possono ammirare, anche chi non vive nella Grande Mela, perché è disponibile online sul sito del museo d’arte contemporanea di Manhattan. Le pellicole sono spesso mosse, sfocate, a volte addirittura bruciate ma conservano più di qualunque altra cosa le atmosfere, gli stati d’animo e persino gli odori del tempo in cui sono stati realizzati. Non c’é Instagram o TikTok che tenga.

Beyond Genre. Edit deAk. USA. 1977-86.

“La casa negli ultimi mesi è tornata ad essere il centro delle nostre vite”, ha raccontato Ron Magliozzi, il curatore del cinema del museo. “Il Coronavirus ha reso particolarmente rilevanti le storie delle famiglie, quelle dei nostri quartieri". E così in tempi di pandemia ha l’effetto di un balsamo riscoprire come eravamo, anzi, come erano i nostri genitori, i nostri zii e i nostri nonni quando il mondo era più ingenuo e più genuino.

Home movies. Pierce family. USA. 1958-63.
Shaw, Brittany

L’esposizione virtuale è suddivisa in tre capitoli: Celebrità, Esperienza del luogo e Famiglia. Magliozzi ha fatto di tutto per convincere persone comuni che era arrivato il momento di tirar fuori dalla soffitta i rullini impolverati per trasformarli in opere da museo. E ci è riuscito.
Non lasciatevi ingannare però dalle atmosfere da tinello, dall’arrosto con le patate inquadrato in primo piano o dalla nonna che ha appena infornato la torta di mele. Il materiale raccolto al MoMA è anche uno dei più grandi archivi senza censure del secolo scorso.

Home movies. Jarret family. USA. 1958-67.

I filmati domestici infatti non mostrano solo il way of life a stelle e strisce, le feste da ballo in salotto o i cocktail in giardino; raccontano involontariamente tutti i pregiudizi e le ingiustizie del recente Novecento (in parte ancora vivi oggi), spesso viste proprio attraverso gli occhi di chi ne è stato vittima. Nell’incredibile mole di immagini in movimento si scopre così il cartello “accesso riservato solo ai bianchi” sullo sfondo di una stazione ferroviaria, oppure il seno di una ragazza inquadrato con insistenza da un anonimo guardone senza che lei ne fosse consapevole. “Si scorgono aspetti che non sarebbero mai apparsi in nessun film hollywoodiano dell’epoca”, racconta Magliozzi.

Home movies. Jarret family. USA. 1958-67.
Shaw, Brittany

Un capitolo a parte poi se lo ritagliano anche le celebrities: i Super 8 di attori, musicisti, artisti sono una delle chicche della mostra. Perché ne svelano il loro lato privato, quello forse più fragile. Fra i video assolutamente da non perdere c’è quello del compositore Aaron Copland, mentore del grande Leonard Bernstein, che in inverno cammina per le vie infangate ​ di Manhattan dalla sua residenza nell'Empire Hotel, vicino al Lincoln Center, fino a Bickfords, in Lexington Avenue. C’è Salvador Dalí che si diverte a giocare con un gattino e un rastrello sulla terrazza della sua villa a Port Lligat, in Costa Brava. Ci sono Douglas Fairbanks e Mary Pickford che si divertono in soggiorno. E Charlie Chaplin che saltella da un angolo all’altro di casa con una grossa palla sottobraccio, anticipando in qualche modo quella che sarebbe stata, anni dopo, la scena cult del Grande dittatore.

Spanish People at Pickfair. Douglas Fairbanks and Mary Pickford. Cinematography by Henry Sharp. USA. 1929.
Shaw, Brittany

Questi home movies appiattiscono le distanze e ci accompagnano in una dimensione che appartiene a tutti. Impossibile però non pensare al paradosso della nostra epoca, quella in cui registriamo, fotografiamo, riprendiamo qualunque cosa in modo ossessivo, senza poi realmente possederne alcuna. Sembra che gli storici non ci dormano la notte: i continui turnover delle piattaforme digitali dei social rischiano di spazzare via tutti i nostri ricordi multimediali. La mostra del MoMA diventa dunque un monito: internet non basta. Se vogliamo che i nostri nipotini un giorno riconoscano il loro nonno o la loro bisnonna in piazza Duomo o sul lungomare di Mergellina, bisogna trovare il modo per custodire i nostri video, che sono pezzi della nostra esistenza. Perché, come diceva Proust “la realtà non si forma che nella memoria”.

Father & Kid NYC. Unidentified filmmaker. USA. c. 1940s.

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