Il post Covid dei cuccioli, abbandonati a 8 mesi perché non servono più

L'allarme lanciato dalle volontarie dei canili per l'incremento dei randagi, i cani adottati solo per uscire di casa.

cuccioli
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In estate l’abbandono degli animali sembra un malcostume inevitabile. Quest’anno pare avere delle modalità (e delle vittime) diverse. Sembra un milione di anni fa, invece era solo il 29 aprile quando Usa Today pubblicava uno dei primi articoli in cui si rendeva noto che la minaccia del Covid stava svuotando i canili e i rifugi. Il motivo principale era la sensazione spiazzante che assaliva le persone alla prospettiva di rimanere soli in casa per chissà quanto tempo, la consapevolezza che fosse il momento buono di mettere in atto quella decisione tanto rimandata di arricchire la propria vita con la presenza di un pet. L’altra – ahimè – meno nobile, era il fattore “passeggiata del cane” che in tutto il mondo consentiva di uscire di casa tre volte al giorno durante il lockdown. Dal “liberi tutti”, la differenze fra queste due dinamiche si è evidenziata con un inevitabile fattore in tutto il mondo: tante restituzioni ai canili. O abbandoni crudeli, che è reato, è bene ribadirlo, per non affrontare le ire dei volontari nei canili che avevano dato l’ok per le adozioni.


“Noi non ci siamo cascate”, racconta Barbara Flori che opera nel canile di Mariano Comense, con Amici del randagio, “soprattutto perché durante il lockdown non era consentito ricevere aspiranti adottanti nei canili e noi volontari non potevamo recarci nelle loro case a fare i preaffidi, le valutazioni necessarie dell’adottante prima di dare l’okay. Ma non tutti hanno rispettato le regole e in alcune zone si cominciano a vedere le conseguenze…”, ossia cani disorientati che vagano dopo aver creduto di avere finalmente una famiglia. Anche al canile di Nocera Inferiore sono riusciti a schivare i falsi adottanti: “Per come li inquisisco io prima di dare l’okay, i miei adottanti avrebbero una paura folle di riportarmi indietro un cane”, scherza Gianna Senatore che opera lì e che allo scattare del lockdown aveva otto cani da mandare nel Nord Italia in famiglie selezionate.

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Purtroppo, c’è chi si è lasciato allettare dalle promesse di adottanti poco sinceri, spiega Gianna: “quando si decide di fare seriamente il volontario in un canile bisogna seguire il principio del Sapientino, il vecchio gioco in cui la luce si accende quando c’è il giusto abbinamento. Può capitare anche a me di sopravvalutare un adottante, ma quando prendi seriamente la faccenda ti capita una volta su trecento, quelli come me sanno quanto siano pericolose le adozioni con un secondo fine; io inorridisco, ad esempio, a sentire le proposte di certi comuni di offrire premi da 500 euro a cane a chi adotta, un invito che potrebbero attirare persone interessate solo a intascare una cifra interessante, visto che si prevede l’adozione fino a cinque cani a persona”. Molte di queste adozioni a vuoto sono partite dai preaffidi fatti via Skype. Purtroppo, nel successo generale di videoconferenze, party a distanza e lezioni di pilates o yoga online, il metodo in questo caso non ha funzionato e per la dinamica dello stress post traumatico, appena finito il blocco c'è stata una richiesta spropositata di adozioni con esiti pessimi: “molti cani con preaffido positivo, fatto da volontarie esperte e accreditate, me compresa, sono tornati indietro dopo 24 ore”, spiega la volontaria Alice D’Amico, che opera anche con Progetto Wonderdogs, un'associazione che si prende cura di cani diversamente abili.


“Confermo che la percentuale di recuperi, in questo periodo dell’anno, è sempre alta”, spiega Diana Russo dell’Associazione Oasi di Brenda di Rieti, che racconta anche di quelli che portava il cane dal veterinario a fare rinnovi di vaccinazioni ignorate per anni, solo perché la presenza del cane in auto giustificava la violazione del lockdown. “Ma quest’anno con gli abbandoni c’è un’anomalia: di solito si tratta di cani adulti o cucciolotti appena svezzati, frutto di cucciolate indesiderate; questa volta l’età media dei recuperati è di otto mesi. I conti sono presto fatti: si tratta di cuccioli presi non si sa da chi, non si sa come durante il lockdown per giustificare le passeggiate, soprattutto nel mese di marzo. Io non ci sono cascata, mentre gli adottanti seri già selezionati attendevano con pazienza che finisse l’emergenza per ricevere il loro cane, questi inganni si riconoscevano subito dal tipo di post su Facebook: Cerco urgentemente cucciolo, non posso aspettare. I privati con cucciolate in casa, purtroppo, hanno abboccato. Ora quei cagnolini sono cresciuti, l’emergenza è finita, qualcuno avanza la scusa della crisi economica, che non possono permetterseli. In realtà, non gli servono più”. E vengono gettati via, come le pantofole che abbiamo portato per tre mesi, e che ora ci danno la nausea solo a guardarle.

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