Essere una madre surrogata in lockdown

Una testimonianza delicata dall’Ucraina, dove il Covid-19 ha lasciato genitori surrogati isolati e neonati abbandonati.

surrogata madre
Savka Jankovic / EyeEmGetty Images

A 37 settimane di gravidanza Arina (il nome è stato modificato per proteggere la privacy del soggetto) non esce quasi mai dal suo appartamento a Kiev. A causa della pandemia che ha colpito tutto il mondo una madre surrogata di 28 anni non può prendere la metropolitana o andare in centro in tram. Per passare il tempo fa un po' di ginnastica, prepara del porridge e guarda la tv in un appartamento con tre camere che condivide con altre due madri surrogate. "Segregata" al 25mo piano, in un appartamento con tappezzerie bianche di fronte a un'altra fila di appartamenti grigi, Arina esce solo per fare brevi passeggiate nel quartiere o per comprarsi un gelato al supermercato.

Madre di due bambine, la donna non vede le proprie figlie dall'inizio di marzo. Due mesi prima della data presunta del parto, Lotus, la compagnia di maternità surrogata registrata in Israele che ha abbinato Arina con una coppia straniera, voleva che il medico designato seguisse da vicino la gravidanza. Proprio mentre il Coronavirus si diffondeva in tutta Europa, Arina ha lasciato le figlie di 4 e 7 anni a casa con il compagno a Melitopol, 640 km a sud-est della capitale, e ha preso un treno notturno che in 12 ore l'ha portata a Pozniaky sul fiume Dnepr. Scrive racconti per le sue bambine anche se non parla spesso con loro. È triste stare lontani per così tanto tempo. Ora negli ultimi giorni della sua gravidanza, si sente intrappolata, confinata nel piccolo mondo del suo appartamento, e senza energie. "Vorrei provare emozioni positive, ma non riesco", afferma.

Le statistiche non sono ancora ufficiali, ma secondo un rappresentante del Medical and Reproductive Law Center di Kiev nel 2019 centinaia di bambini sono nati in Ucraina ogni mese grazie ad agenzie di maternità surrogata. Ora mentre il Paese entra nel terzo mese di restrizioni legate al Covid-19 e rimane in lockdown, ci sono probabilmente ancora centinaia di bambini in arrivo da madri surrogate. I genitori in Francia, Australia, Cina, Spagna, Stati Uniti e Israele stanno cercando di andare in Ucraina o sono bloccati nel Paese con i loro neonati.

Da quando i Paesi asiatici hanno vietato la maternità surrogata nel 2015 a causa dello sfruttamento da parte di coppie straniere e gli abusi da parte delle agenzie, l'industria ucraina ha prosperato. La maggior parte dei Paesi dell'Unione Europea vieta la maternità surrogata sebbene la leggi siamo diverse da Paese a Paese. In Germania e in Francia, per esempio, la maternità surrogata è vista come un oltraggio alla dignità delle donne. La maternità surrogata è diventata popolare in Ucraina, sia per le donne straniere che vogliono figli propri a un costo inferiore rispetto agli Stati Uniti, sia per le donne locali attratte dal guadagno che ne possono ricavare che è più del triplo rispetto a uno stipendio medio in Ucraina. Arina guadagnava circa 300 dollari al mese lavorando in un call center e vendendo i suoi vestiti online; una volta che il bambino sarà nato riceverà 15mila dollari dai genitori, una quantità di denaro di cui ha bisogno per sostenere la sua famiglia ora più che mai. Secondo la Camera di Commercio e Industria ucraina il lockdown in questo Paese ha fatto perdere il lavoro a oltre un milione di ucraini. Quei soldi le permetteranno di comprare una casa per la sua famiglia e di raggiungere la stabilità economica.

Dodici giorni dopo che Arina si è trasferita temporaneamente a Kiev, l'Ucraina ha chiuso i confini agli stranieri. La madre francese del bambino non è sicura che riuscirà a vedere suo figlio quando tra pochi giorni nascerà. La Lotus non ha ancora risposto alle sue ripetute richieste su quali siano le procedure in atto per i genitori a distanza nel momento in cui nascerà il loro bambino. Intanto, un'altra agenzia di maternità surrogata con sede in Ucraina BioTexCom, una delle più grandi del Paese, ha messo in contatto Marie Claire con tate che attualmente si prendono cura di 62 bambini presso l'Hotel Venice nella periferia di Kiev. BioTexCom possiede e gestisce l'hotel dal 2016. Qui, le tate assunte da BioTexCom come Olha Kuts vegliano su genitori e bambini e insegnano loro come fare il bagnetto, preparare il biberon e cambiare i pannolini. Prima della pandemia, i genitori trascorrevano il tempo con i loro neonati in albergo, a volte lasciandoli con le tate per brevi soggiorni. Ora, in base ai nuovi protocolli legati al Coronavirus il lavoro di Kuts ha assunto una nuova, estenuante, dimensione. Non lascia l'albergo, mangia e dorme lì tra lunghe ore trascorse a prendersi cura dei bambini i cui genitori sono lontani.

"I bambini sono qui tutto il giorno", dice Kuts, 34 anni, membro di una squadra di infermiere che si occupano di più di due dozzine di bambini nati da genitori francesi, tedeschi, cinesi, spagnoli, rumeni e di altri Paesi. Quando le tate finiscono il loro turno sono completamente isolate dal mondo esterno. Dopo i turni notturni, a Kuts, che lavora con questa azienda da due anni e mezzo, viene concesso un pisolino di tre ore. Poi deve tornare al lavoro. "C'è troppo lavoro da fare", le dice il suo capo. Non è chiaro se fosse controllata da un agente della compagnia mentre parlava con Marie Claire. La società ha pubblicato foto promozionali sul proprio sito, pubblicizzando persino di avere ridotto la tariffa per l'assistenza all'infanzia da 50 a 25 euro. In una foto, sette infermiere posano dietro 14 presepi trasparenti in plastica allineati su tre file con bambini avvolti in copertine verde lime, blu e rosa. In un'altra un'infermiera sorridente tiene in braccio due bambini. In ogni immagine, le infermiere indossano maschere e guanti blu.

Sophie Parkinson, la madre 30enne del bambino che Arina porta in grembo, ha cercato, come molti altri genitori lontani, informazioni su ciò che accade ai bambini nati tramite maternità surrogata durante il lockdown. Ha scoperto le foto scattate da BioTexCom, ma non riesce a guardarle. Ha sentito dire che c'è anche un video che riprende le tate mentre cullano i neonati per farli addormentare. Parkinson aveva accettato la propria sterilità dopo avere provato per anni ad avere un bambino. “Non voglio vedere i neonati che aspettano nei lettini che i loro genitori li prendano in braccio", dice al telefono da Cormeilles, cittadina della Normandia.

Ha volato da Brisbane (Australia) in Francia, dove ha dei parenti, cercando di arrivare a Kiev in tempo. Ma tutto è accaduto troppo in fretta: l'Ucraina ha chiuso i confini. Le sue giornate sono piene di telefonate ed e-mail per trovare un modo per arrivare in Ucraina in tempo per la nascita. “Sto cercando di contattare le ambasciate francesi, l'ambasciata ucraina in Francia, il governo francese, altri genitori francesi in modo da capire cosa possiamo fare per ottenere l'autorizzazione per arrivare a Kiev", afferma. "A causa del Coronavirus decine di famiglie sono nella stessa situazione", dice Natalie Gamble, avvocato della fertilità presso NGA Law, a Marie Claire: "Tra poche settimane potrebbero esserci neonati i cui genitori non saranno in grado di arrivare in Ucraina a causa delle restrizioni di viaggio".

Arina è rimasta in contatto con Parkinson, dicendole che ha bisogno di aiuto per partorire e non può farlo da sola. Le due donne si scrivono quotidianamente via Viber. Lotus consente il contatto tra surrogati e genitori, anche se molte agenzie non lo permettono. “Tutti hanno molta paura. L'incertezza influisce negativamente sul nostro stato emotivo", afferma Parkinson. "Stiamo cercando di evitare che il bambino venga curato da una tata per settimane o mesi".

BioTexCom dipinge un quadro roseo, ma secondo Sergii Antonov, direttore e fondatore del Centro di medicina e di diritto riproduttivo di Kiev, molte agenzie di maternità surrogata non godono di una grande reputazione nel Paese. Mentre alcune agenzie operano in buone condizioni sia per le madri sia per i genitori surrogati, alcune, come BioTexCom, per esempio, sono coinvolte in numerosi scandali. È una delle agenzie di maternità surrogata più famose. In un'intervista pubblicata sul sito di BioTexCom, il proprietario, Albert Tochilovsky, ha persino ammesso di essere stato "accusato di traffico di migliaia di bambini ucraini all'estero" (Tochilovsky afferma che "i bambini hanno una parentela genetica con i loro genitori stranieri").

"Non esiste quel tipo di regolamentazione esterna per assicurarsi che le cose vengano fatte correttamente, il che rende in tempi di incertezza come il Coronavirus questo processo ancora più traballante", aggiunge Gamble. Inoltre, non ci sono leggi ucraine che proteggono i diritti di un surrogato, dice Antonov, solo il contratto. "I contratti non garantiscono sempre l'equilibrio degli interessi di tutte le parti", afferma.

Come Arina, Olena, che non vuole rendere noto il suo cognome, è arrivata a Kiev due mesi prima della data presunta del parto, come raccomandato da BioTexCom. Ha partorito a marzo. Ad aprile, quando l'abbiamo intervistata, i genitori spagnoli del bambino che ha dato alla luce non erano ancora riusciti a incontrare il loro figlio. Nell'attesa una tata di BioTexCom si è presa cura di lui. L'ultima volta che abbiamo parlato con Olena, non era ancora stata pagata. La 34enne ha scelto di rimanere a Kiev, a più di 160 km dalla sua famiglia, pagando di tasca propria un appartamento nell'attesa di ricevere il pagamento. Olena, messa in contatto con Marie Claire tramite BioTexCom, non ha espresso nessuna preoccupazione riguardo a quando potrebbe ricevere il pagamento, dicendo: "Mi fido completamente della clinica. Se hanno detto che sarà così, sarà così".

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Sophie Parkinson e suo marito sono i genitori del bambino che Arina sta portando in grembo. Parkinson ha paura che non riuscirà ad arrivare in Ucraina in tempo per la nascita del bambino.
Courtesy

Un'altra coppia spagnola, Gema García, 45 anni, e José Antonio Sánchez, 39 anni, sono arrivati in Ucraina per la nascita del loro bambino una settimana prima della chiusura dei confini. García ha cercato per sette anni di rimanere incinta, una volta partorendo prematuramente a 20 settimane un bambino che non è sopravvissuto. L'adozione è complicata, la maternità surrogata sembrava l'opzione migliore. Hanno iniziato le procedure nel 2018 con una società chiamata SurroBaby. Nessuno dei due avrebbe potuto immaginare che due anni dopo sarebbero stati seduti in un appartamento in affitto a Kiev con un nuovo bambino, impauriti di lasciare la loro casa temporanea.

"Siamo in un Paese straniero, non parliamo la lingua", afferma Garcia. "Questa è una crisi sanitaria mondiale. Non possiamo lasciare la casa qui a Kiev. Abbiamo paura che possa succedere qualcosa a noi o a nostra figlia". Le recenti modifiche alle leggi sulla maternità surrogata in Spagna hanno reso le procedure ancora più difficili. "I genitori devono ottenere la cittadinanza ucraina per i neonati prima di tornare in Spagna", afferma Sanchez. Mentre parlava ha girato la fotocamera del telefono per mostrare la bambina che dormiva nella culla accanto a lui. Due mesi dopo la nascita della figlia, dopo che gli è stato detto che i centri di servizio passaporti stavano lavorando in modo limitato e che i nuovi genitori non sarebbero stati in grado di ottenere un passaporto per il loro bambino, la coppia ha finalmente ricevuto il documento ed è tornata in Spagna all'inizio di maggio. "Non vedevamo l'ora di potere tornare a casa con nostra figlia", dice il padre sollevato.

Le ultime settimane prima del parto di Arina, la surrogata si preoccupava di come i protocolli pandemici avrebbero influenzato il piano di nascita e cosa sarebbe potuto avvenire dopo. Durante la sua ultima gravidanza, la parte più difficile delle ultime settimane è stata la sfida di scendere giù dal letto con il pancione in espansione. Con questa gravidanza, il Coronavirus l'ha lasciata in un costante stato di angoscia, non solo per se stessa. Non voglio che il bambino rimanga da solo nella clinica di maternità per molto tempo", dice Arina. "Mi preoccupo per lui, non è colpa sua".

Daniela Prugger e Oksana Parafeniuk sono giornalisti di Kiev (Ucraina) che collaborano con The Fuller Project, organizzazione giornalistica senza scopo di lucro che si occupa di questioni globali che riguardano le donne. Anche Khushbu Shah ha contribuito alla realizzazione di questo articolo.

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