«Sono stata da una denaroterapeuta e ho capito dove sbaglio»

Parlare di denaro non è volgare: 8 spunti di una consulente patrimoniale per trasformare i soldi da fonte d'ansia a motore di serenità.

soldi
Jan Hakan DahlstromGetty Images

«Che il denaro sia una notevole fonte d'ansia nel mondo contemporaneo non è affatto raro. Lo è per la maggior parte dei clienti quando arrivano da me», mette subito in chiaro Monica Gardella, consulente patrimoniale, educatrice finanziaria e, per sua definizione, denaroterapeuta.
«Ed è fonte di stress o angoscia per persone diversissime tra di loro. Il più giovane dei miei clienti ha 14 anni, il più vecchio 94. Nel mezzo si trovano le esperienze di vita e professionali più variegate. Tutti ora sono ben felici di fare la loro parte per prendere decisioni finanziarie con maggiore consapevolezza».

Fin dall’inizio della sua carriera Monica Gardella ha deciso di unire all'attività di consulenza quella di educatrice finanziaria, organizzando seminari e cercando di stimolare le persone a imparare e a fare di più su tutela, pianificazione e gestione dei propri risparmi. Il mondo dei servizi finanziari e bancari è certamente complesso, spesso sfrutta con una comunicazione parecchio opaca, come afferma Gardella, e questo ha contribuito, insieme a tanti fatti di cronaca e crisi bancarie, ad allontanare gli italiani, sempre più diffidenti nei confronti di questo settore. Ma comunque sempre più preoccupati di gestire il denaro senza sentirsi pienamente in grado di prendere decisioni giuste e oculate. «E purtroppo parliamo soprattutto delle donne», conferma Gardella, che ha cercato di dare qualche spunto di riflessione per imparare a «tutelare il nostro patrimonio più importante: la serenità».

Quando mi serve un consulente? «La consulenza patrimoniale e la pianificazione finanziaria sono efficaci quando il denaro e il patrimonio diventano da fattori di stress a motori di serenità, emancipazione, progettualità. Lo scopo basilare è tornare ad avere fiducia nelle proprie capacità di prendere buone decisioni finanziarie. Per alcune scelte serve farsi supportare da un professionista», spiega Gardella. Il preconcetto è che il consulente affianchi solo persone benestanti desiderose di investire per arricchirsi ulteriormente, ma non è così. Riguarda scelte che compiamo tutti prima o poi, come l'acquisto di una casa, la pensione integrativa, gli investimenti professionali, lo studio dei figli, il momento di ricevere o trasmettere un patrimonio in eredità: «Investire i soldi è l'ultimo step da prendere in considerazione. Se qualcuno si reca dal consulente con tot mila euro disponibili, non vanno tutti investiti. Innanzitutto si fa un'analisi della situazione e il consulente deve capire di quanto denaro ha bisogno il cliente per la messa in sicurezza dell’economia famigliare. Bisogna avere una visione d'insieme, analizzare la dichiarazione dei redditi, i movimenti del conto, le entrate e le uscite fisse o saltuarie, gli impegni finanziari, gli eventuali imprevisti a cui far fronte e gli strumenti necessari per essere coperti almeno dai grandi rischi. E solo alla fine si pensa a investire».

Nota a margine, per genitori. Se poi parliamo di genitori, «la cui principale preoccupazione è il futuro dei figli», spiega Gardella, «il mio suggerimento è di coinvolgerli anche molto presto. Come insegniamo a lavarsi i denti e le mani, impariamo a parlare loro di denaro con chiarezza. Noi viviamo in un mondo diverso da quello che i nostri figli vedranno in futuro. E siamo stati cresciuti da genitori che a loro volta hanno avuto un'esperienza diversa. Una volta la pensione non era un problema, non lo era curarsi con la sanità pubblica, la scuola pubblica garantiva ovunque una formazione di eccellenza, il mattone era una sicurezza e quindi si comprava casa per i figli: questo set mentale è ancora predominante ma è anacronistico. Un giovane italiano medio oggi ha altre esigenze per il futuro e affronterà altri ostacoli. I giovani, per esempio, sanno di avere il problema della pensione, ma spesso anche in famiglia nessuno ha le competenze per guidarli verso una soluzione adeguata. Il problema sembra lontano e troppo grande e non viene affrontato. Ma conviene sempre pensarci prima che dopo».

Come scegliere un consulente. «Si fa spesso differenza tra un consulente interno a una banca e uno cosiddetto indipendente, ma l'indipendenza non risiede nel contratto di lavoro bensì nel consiglio e nella consulenza che viene data. La mancanza di competenze può trovarsi ovunque, così come la disonestà o i conflitti di interesse. La fiducia del cliente deve essere diretta al metodo, quindi indagate innanzitutto che metodo usa il consulente prescelto. Io metto per iscritto che cosa farò insieme al cliente, una vera checklist da verificare nei tempi concordati. Fidarsi va bene, ma parliamo di fiducia e non di fede: la fede non ha riscontri, è cieca. Informatevi chiedendo il curriculum, guardate le specializzazioni e le testimonianze di altri clienti. Mettete per iscritto cosa farete insieme e con quali tempistiche sarà fatto. Pretendete chiarezza. Questo non significa ricevere un prospetto informativo di 50 pagine. Chiarezza significa argomentare le scelte e accertarsi che il cliente abbia compreso fino in fondo, quindi bisogna dedicarci del tempo e il tempo di un professionista costa». Nel suo caso il metodo è quello che Gardella ha chiamato denaroterapia: «Io intendo il termine come un vero e proprio percorso, il cui successo non può prescindere dalla collaborazione del cliente. Non è come prendere una pastiglia che fa effetto e tutto passa. L'educazione finanziaria deve avere come obiettivo quello di trasmettere competenze che vanno a modificare i miei comportamenti e mi permettono di essere più consapevole nelle scelte».

Non dite mai «faccia lei». È una frase che Gardella non vuole mai sentirsi dire: «Una volta un cliente importante me l'ha detto e ho risposto: "D'accordo, io con questi tot mila euro andrei in viaggio in giro per il mondo per sei mesi". Ha capito che era lui protagonista delle scelte che andavano prese e non io, e che doveva metterci tempo e testa. "Faccia lei" è una frase che deresponsabilizza il cliente e lo convince di non poter capire o di non avere l’intelligenza e le competenze necessarie per prendere delle buone decisioni».

Il consulente si paga, non c'è da meravigliarsi. «Uno dei primi temi da indagare è la chiarezza con la quale il consulente espone la propria remunerazione. Il mercato ha illuso per anni le persone che la consulenza fosse gratis, non c'è percezione del fatto che è un servizio e che quindi deve essere previsto un pagamento. Ognuno poi valuterà personalmente quanto valore dare alla consulenza. Se lo percepite come un servizio costoso, allora non avete ritrovato valore nel servizio ricevuto. Per questo anche la questione di cosa sia la "consulenza" è stata certificata, non è un termine aleatorio. Esistono degli standard internazionali ISO dal 2008 (UNI ISO 22222 per la consulenza, UNI ISO 11402 per l’educazione finanziaria) che definiscono le caratteristiche, i processi, i requisiti etici di una consulenza di qualità. Un consulente può decidere di certificarsi secondo questi standard».

Le donne ne hanno particolarmente bisogno, perché…. «Le donne vivono un diffuso senso di inadeguatezza su questi temi. Per abitudine e cultura, non se ne occupano. Delegano al padre, al marito, in una divisione dei ruoli per cui loro si occupano di economia domestica, ma non si preoccupano dei temi finanziari, ovvero di come tutelare le risorse o accrescerle. Eppure sono proprio quelle più esposte ai rischi nel corso della loro vita: si assentano di più dal lavoro, per accudire i figli o i genitori anziani, lavorano in generale meno anni e guadagnano di meno. A volte accettano di smettere di lavorare durante il matrimonio senza pensare all’eventualità di un divorzio né a chiedere che nel periodo di inattività siano utilizzate delle risorse famigliari per pagare i contributi. Vivono più a lungo e avranno quindi bisogno di più reddito. Negli ultimi anni di vita, poi, difficilmente si è in buona salute, quindi avranno spese di cura e accudimento. Spesso sopravvivono ai mariti ed ereditano patrimoni più o meno consistenti che non sono in grado di gestire e rischiano di cadere preda di approfittatori. Siamo esperte di budget e pianificazione domestica, possiamo diventare esperte della gestione delle nostre finanze personali. Mettere in sicurezza la propria situazione deve diventare prioritario per una donna, di qualsiasi estrazione sociale».

Parlare di soldi non è volgare. Fare soldi non è immorale. «Da una parte esiste l'idea distorta che la pianificazione finanziaria sia qualcosa di freddo e lontano dalle nostre vite ed emozioni. Dall'altra non vogliamo mai parlare di denaro apertamente, perché ci sembra volgare. Soprattutto per le donne, la cui immagine mediamente viene associata a quella di un'oca giuliva che spende soldi non suoi in sessioni di shopping che le fanno da ansiolitico. Le donne pensano di saperne molto poco di finanza e questa insicurezza le blocca nel passaggio all'azione. Le spese possono essere un momento di gratificazione e non un ansiolitico, non si deve tornare a casa con i sacchetti pieni ma il cuore lacrimante. Così come nemmeno fare soldi è immorale, perché significa mettere in sicurezza la propria economia personale e famigliare».

Non bisogna subire l'incertezza, ma pianificarla. «Non puoi dominare il mondo intero, ma puoi dominare il tuo mondo», dice Gardella. «Viviamo un senso di impotenza rispetto a questa crisi causata dal Covid, perché non riusciamo ad avere sotto controllo tutto, ma spesso siamo paralizzati perché cerchiamo il controllo sulle cose sbagliate e non agiamo su quelle che invece sono in nostro potere. L'incertezza è parte della vita ed è quella che fa avvenire i cambiamenti. Gli anni 80 e 90 e la grande disponibilità di denaro e accesso al credito hanno illuso le persone che tutto si potesse controllare, che le cose andassero sempre avanti uguali come prima. La crisi del Covid è importante, ma ci siamo dimenticati la crisi del 2008? Il mondo era in bilico e si è temuto il fallimento dei sistemi bancari nel loro complesso. L'incertezza non può bloccarci, va gestita. Per questo non serve rimandare le scelte, perché i fatti della vita continueranno ad accadere, si possono prevedere e programmare oppure subire. Ma perché subire quando si può pianificare? Tanti studi internazionali hanno dimostrato che la ricchezza delle persone nel tempo non è determinata principalmente dal reddito, ma da come imparano a pianificare il proprio risparmio. Si può distruggere un patrimonio con le scelte sbagliate, così come si può costruirne uno e trasferirlo alle generazioni future con scelte oculate».

This content is created and maintained by a third party, and imported onto this page to help users provide their email addresses. You may be able to find more information about this and similar content at piano.io
Pubblicità - Continua a leggere di seguito