L'enigmatico mondo di Carlo Mollino è alla Collezione Maramotti

Dal 4 ottobre fino a maggio Reggio Emilia ospita la mostra Mollino/Insides, dove la splendida casa museo dell'architetto torinese è rivisitata da un pittore, da una fotografa e dallo stesso artista.

carlo mollino maramotti
Courtesy Museo Casa Mollino, Torino

Chi l’ha visitata non se la scorda più e chi invece ancora non lo ha fatto, sogna di farlo. Perché la Casa museo di Carlo Mollino a Torino è un piccolo gioiello sulle rive del Po. In via Napione, il grande architetto non ci ha mai vissuto eppure ha concepito questo luogo come specchio della sua visione del mondo. Qui c'è tutto il suo immaginario: mobili, sedie, tavoli, chaise-longue, sculture, foto e una miriade di oggetti griffati dall’estroso designer torinese. Un tipo tanto versatile quanto geniale. Mollino nei 68 anni in cui ha vissuto è stato scrittore, architetto e fotografo ma anche sciatore, automobilista e pilota di aerei. Nato nei primi del Novecento è stato l’autore, tra le altre, della ristrutturazione del Teatro Regio e della realizzazione dell'Auditorium Rai e della Camera di Commercio della città sabauda.

Carlo Mollino, Senza titolo, 1956-62
Courtesy Museo Casa Mollino, Torino

All' enigmatica dimora “molliniana” è dedicata la supermostra Mollino/Insides allestita alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia dal 4 ottobre al 16 maggio. Un’esposizione che si ramifica in più mostre grazie alle interpretazioni della casa museo offerta da due artisti: una pittorica, attraverso i lavori di Enoc Perez e una decisamente fotografica, grazie agli scatti di Brigitte Schindler. A fare da corollari alle due visioni ci sono poi anche i ritratti femminili anni ’50 e ’60 realizzati dallo stesso Mollino e considerati ormai un classico della storia della fotografia.

Il nostro viaggio inizia dai dipinti di Perez, artista portoricano con base a New York. Dagli anni Novanta il pittore 53enne è stato ossessionato dalle architetture iconiche del XX secolo (una di queste è Casa Malaparte di cui la Collezione emiliana possiede un dittico) e su come queste siano diventate parte integrante dell’immaginario collettivo e metafore di fascino e bellezza. Casa Mollino non poteva mancare all’appello. Enoc l’ha visitata nel settembre 2019, si è immerso nei suoi odori e nei suoi ambienti, creando una serie di tele formato extralarge dove il rigore delle linee architettoniche si mescola alla pittura e alle sfumature di colore, conferendo alla ricerca un’atmosfera rarefatta, quasi onirica.

Enoc Perez, 2 via Giovanni Francesco Napione, 2019
Enoc Perez

Anche Brigitte Schindler si è lasciata ispirare dagli interni e dalle prospettive inedite della dimora. Dal suo studio meticoloso ne è nata una serie di foto inedite in cui emergono il mistero sospeso degli ambienti e il sottile legame tra gli oggetti che Mollino sceglieva personalmente. Per sostenere il racconto visivo, la fotografa tedesca 48enne ha giocato con specchi e riflessi grazie a cui il complesso universo del designer viene alla luce.

Brigitte Schindler, La persistenza della memoria, 2019
Brigitte Schindler

Il punto finale di questo sorprendente tour è rappresentato dalle polaroid firmate dallo stesso architetto torinese. Una serie di scatti che abbracciano oltre un ventennio: dai primi lavori di ispirazione surrealista alle polaroid di nudi degli anni Sessanta. Il corpo sensualissimo femminile è sempre il tema ricorrente. Mollino faceva tutto: sceglieva i soggetti, allestiva le location, cercava oggetti, vestiti, accessori, sviluppava gli scatti dentro la camera oscura. E nel frattempo glorificava la bellezza delle sue modelle, esaltandone l’iconografia. Tutto all'interno del mondo che si costruiva non era mai figlio del caso. Ogni vaso, ogni quadro, ogni poltrona, ogni scenografia: tutto era un simbolo e un attivatore di rimandi spesso complessi da decifrare.

Carlo Mollino, Senza titolo, 1962-73, polaroid
Courtesy Museo Casa Mollino, Torino

Ma perché Mollino creava tutto questo? Per sconfiggere la morte e restare per sempre. “Mollino - dicono infatti alla Collezione Maramotti - lavora con la materia della “parentesi necessaria” che è la nostra vita, studia ed esplora la bellezza della natura (umana e non) per indagare il senso profondo dell’esistenza attuale e preparare la sua prosecuzione ultraterrena”. E la mostra di Reggio Emilia è l’esempio lampante di come il suo obbiettivo sia stato raggiunto alla grande.

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